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Combustioni. Dicò e il potere del fuoco

DICÒ-no che sia tra gli artisti più innovativi e dirompenti della scena artistica italiana e internazionale. Un percorso veloce quello di Enrico Di Nicolantonio, classe 1964, in arte Dicò, che da grafico pubblicitario è arrivato ad esporre le sue opere al Vittoriano di Roma. La sua prima volta in un museo. “Non smettete mai di sognare” dice sempre ai ragazzi, perché per lui è stato così, infatti questo momento lo aveva sognato, finchè non è diventato realtà.

Combustioni è il titolo della mostra e non solo, è anche il processo tramite il quale Dicò plasma le sue opere e le rende uniche, irripetibili grazie alla plasticità scultorea che le contraddistingue. 40 quelle esposte al Complesso del Vittoriano- Ala Brasini a Roma, dall’8 giugno al 9 luglio, che compongono la sua retrospettiva. Marylin, la Gioconda, Gandhi, Gesù, Kate Moss, Bansky, Kennedy. Immagini iconiche, molte inedite, che cambiano natura grazie alla tecnica della combustione, la plastica brucia, si scioglie e cola sui volti dei personaggi scelti dall’artista, rimodellandoli, dandogli nuova forma. Dicò definisce il suo lavoro “pittoscultura”, è sempre una fusione, un insieme di elementi, come il neon, che grazie a un incredibile potere comunicativo esalta forme e simboli e le scritte, che rendono ogni opera tridimensionale.

Il fuoco è protagonista e l’artista ha imparato ad ascoltarlo, perché alla fine “decide sempre lui”, è come un ballo quello che fanno insieme, finchè non sente quel rumore, come se il fuoco lo avvertisse che è arrivato il momento di fermarsi perché ha raggiunto l’effetto desiderato. Un’arte di sofferenze e gioie, che si purifica tra le fiamme. Sofferenza e dolore, come per molti altri artisti, sono stati il motore della sua creatività. Dicò è riuscito a trasformare quel senso di angoscia e smarrimento dei momenti difficili della sua vita, nella chiave per riscattarsi, reinventarsi e ricominciare a gioire, rimanendo sempre lui ma con occhi diversi. Un po’ come i suoi soggetti, volti cult del passato che trovano, grazie al tocco di Dicò, nuova via per esprimersi, per parlarci ancora.

Il suo stile, definito “diversamente pop” è il risultato delle influenze di Andy Warhol e Alberto Burri, un equilibrio di contaminazioni che lo rendono personalissimo e immediatamente riconoscibile. L’originalità sta nell’uso di materiali diversi e insoliti. Con maestria Dicò riesce a combinare insieme resine, lastre di plexiglass, materiali industriali, sovrapposizioni di elementi ma anche la classica pennellata. La forza delle sue opere sta nel messaggio.

L’artista romano è estremamente attuale e dedica molti dei suoi lavori alla contemporaneità e agli eventi, purtroppo drammatici, con i quali ci stiamo abituando a convivere, come gli attentati terroristici o il fenomeno del femminicidio. Alla città di Amatrice, colpita dal terremoto che l’ha quasi rasa al suolo, ha voluto donare un Gesù in croce per la nuova chiesa. Dicò è amato in patria e non solo. In effetti non poteva non essere così vista la sua formazione tra Roma e gli Stati Uniti e la sua passione per il cinema americano. Oltreoceano le star di Hollywood stravedono per lui. Le ha conquistate realizzando una lunga serie di ritratti: Dustin Hoffman, Javier Bardem, Morgan Freeman, Penelope Cruz, Keanu Reeves, solo per citarne alcuni.

Silvester Stallone, da appassionato di arte e da amante delle opere di Dicò, tanto da averne selezionata una per la sua collezione personale, ha espresso il desiderio di allestire una mostra con l’artista romani in Europa e in America. Alle celebrities da e dalle celebrities riceve, come la frase che lui stesso ricorda con grande emozione: “ricorda, solo il perdono uccide la rabbia”. A dirglielo era stato Morgan Freeman, rapito e coinvolto davanti a una sua esposizione. Dicò quella frase, quel consiglio, quella verità l’ha trasformata nel suo cavallo di battaglia e da allora la imprime sulle sue opere. Opere che sono come figli, che lascia in ogni parte del mondo, “è difficile staccarmene ma so che sono lì e parlano per me”.

E parlano davvero i figli di Dicò, tanto da lasciare noi che li guardiamo senza fiato.

 

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