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La Macedonia presto cambierà nome

Sembra il capriccio di una ragazza eppure la Macedonia a breve cambierà il proprio nome. Non  lo farà ne’ per un capriccio, ne’per una reale volontà del Paese. Il territorio dell’attuale Repubblica di Macedonia ha fatto parte, durante i secoli, di numerosi Stati e imperi antichi. La Peonia, l’antica Macedonia, l’Impero romano e l’Impero bizantino; nel VI-VII secolo d.C. arrivarono i primi Slavi e in seguito si formarono gli Stati medioevali di Bulgaria e di Serbia. Nel XV secolo la regione venne conquistata dall’Impero ottomano.

In seguito alle due guerre balcaniche nel 1912 e nel 1913 e la dissoluzione dell’Impero ottomano, diventò parte della Serbia e fu riconosciuta come Јужна Србија (Južna Srbija, “Serbia meridionale”). Dopo la Prima guerra mondiale la Serbia si unì al neo-formato Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni.

Infine dopo l’occupazione dell’Asse e la spartizione tra Bulgaria e Italia, la popolazione con l’appoggio alla resistenza Titina legò il suo nome a quello della Jugoslavia, fino al 1991. Da allora riprese la sua autonoma e si auto-determinò, ma nell’essenza del suo nome si sono celati molti dei suoi problemi di apertura e nuovo corso post-socialista.

ietro a quello che sembra un capriccio, sta montando, invece, un caso politico e diplomatico tra due Paesi, la Macedonia e la Grecia. Quest’ultima, infatti, sostiene che lo Stato Macedone utilizzi il proprio nome in maniera indebita, non avendone il diritto di possederlo, e che al contrario questo si debba invece riferire esclusivamente a una delle sue regioni.

Per suddetto motivo i governi di Atene hanno sempre posto sullo Stato antagonista un veto che ha sempre bloccato l’apertura macedone verso l’Europa e la Nato.

Come riporta l’Osservatorio per i Balcani e il Caucaso la questione è geopoliticamente rilevante, infatti:

L’appoggio di UE e USA non è privo di considerazioni squisitamente geopolitiche. La nuova fase di instabilità generale nei Balcani, di cui la Macedonia ha costituito negli ultimi anni il focolaio più pericoloso – con uno scontro politico che ha rischiato più volte di riaprire le tensioni etniche tra maggioranza macedone e minoranza albanese – ha creato le condizioni per un nuovo attivismo della Russia di Putin nella regione.

Nella partita macedone, Mosca ha preso le parti di Gruevski, accusando Unione Europea e Stati Uniti di ingerenza indebita negli affari della piccola repubblica ex-jugoslava.

 

Ciò ha portato recentemente il Governo a proporre di  cambiare il nome della nazione dalle due confessioni religiose. Il  ministro degli Esteri macedone Nikola Dimitrov, nella giornata di ieri è stato ad Atene per discutere della questione. Infatti, fin dalla dissoluzione della Jugoslavia, la Grecia rifiuta il nome “Macedonia” ritenuto una potenziale rivendicazione territoriale verso la sua regione settentrionale che porta lo stesso nome, qualcosa che in passato è stato accettato dall’Occidente per appoggiare rivolte etniche. Allo stesso tempo il paese ellenico  accusa Skopje di appropriazione indebita di simboli ed eredità storica che considera suo appannaggio esclusivo. Su queste basi, negli anni scorsi Atene ha bloccato l’ingresso della Macedonia nell’Ue, nonostante Skopje abbia ottenuto lo status di candidato ufficiale fin dal 2005, per poi boicottare il suo ingresso nella Nato nel 2008.

Per cercare una base popolare il cambio di nome sarà sottoposto a un referendum, con il governo che proporrà il nome di “Alta Macedonia“.

Per l’attuale Macedonia più che un cambio di nome appare esser un cambio di campo e di prospettiva nella storia.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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