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SALENTO, CARAVAGGIO E CARAVAGGESCHI AL CASTELLO DI OTRANTO

Il Salento è da anni meta vacanziera estiva tra le più gettonate. E chi anche quest’anno non rinuncerà alle spiagge bianchissime, al mare cristallino e alla musica fino all’alba, non dovrà farsi scappare anche una perla di bellezza e cultura nella città più orientale d’Italia.

Dall’11 giugno al 24 settembre, infatti, Otranto ospita la mostra “Caravaggio e i Caravaggeschi nell’Italia meridionale” all’interno del Castello Aragonese.

L’esposizione raccoglie le opere provenienti dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, storico dell’arte tra i primi ad aver dedicato i suoi studi al Merisi e ai suoi seguaci in un periodo, agli inizi del ‘900, in cui il pittore era ancora tra i meno conosciuti e valorizzati tra gli esponenti dell’arte italiana.

Longhi fu non solo studioso ma anche collezionista  e la sua raccolta ora esposta ruota intorno ad un’opera dal valore e splendore unico quale è “Ragazzo morso da un ramarro”.

L’opera celeberrima realizzata in due versioni (l’altra è custodita alla National Gallery di Londra) risulta un esempio perfetto di come la luce sia elemento fondamentale dei quadri di Caravaggio. Proprio attraverso il sapiente uso della luce l’artista riesce a rendere tutto il pathos del momento rappresentato, lo spavento e il dolore provocati dal morso inaspettato del ramarro. È il ragazzo protagonista ad essere violentemente colpito dalla luce che investe volto, spalla e braccio. Sempre attraverso il sapiente uso della luce Caravaggio ottiene altre rese eccezionali, come la trasparenza dell’acqua contenuta nella brocca, la quale a sua volta riflette l’immagine della finestra. Oltre alla magistrale rappresentazione psicologica del ragazzo, il Merisi realizza anche una raffigurazione molto realistica della natura morta in primo piano, la quale però pur nel suo realismo non manca di molteplici riferimenti simbolici.

Insieme a questo indiscusso capolavoro, nella mostra di Otranto sono esposti i dipinti dei principali seguaci di Caravaggio attivi nel meridione. Tra questi, le cinque tele raffiguranti gli Apostoli, del giovane Jusepe de Ribera e la Deposizione di Cristo di Battistello Caracciolo, il principale caravaggesco napoletano. Oltre a loro, un ruolo eminente dell’esposizione è dedicato a Mattia Preti, l’artista che più di ogni altro contribuisce a mantenere per tutto il Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca.

La mostra poi è stata allestita all’interno del Castello Aragonese, da sempre roccaforte difensiva della città di Otranto. Nel corso dei secoli fu danneggiato e riparato ripetute volte finché la struttura non fu ampliata in occasione del famoso attacco saraceno del 1480. Da un’attenta osservazione delle mura si evince come esse appartengano ad epoche diverse: sono sopravvissuti grandi massi di pietre risalenti all’epoca romana, piccoli massi di epoca greca e pietre lavorate con tecniche spagnole, il tutto ancora visibile non solo sulle mura ma perfino sul castello. Passeggiando tra le maestose mura è possibile apprezzare diversi particolari architettonici come le torri Alfonsina, Duchessa e Ippolita, il bastione detto Punta di Diamante, e la Sala Triangolare realizzata con tecniche difensive innovative che ne fanno uno degli esempi più importanti per l’architettura militare dell’epoca.

Sembra ci siano curiosità storiche e culturali sufficienti per farsi catturare dalle fresche sale del Castello tra una tintarella e una discoteca in riva al mare: anche quest’anno tutti in Salento!

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martina coppola
Nella vita mi occupo di altro, perciò guardo all'Arte con la fiducia di chi spera che il mondo sarà salvato dalla Bellezza.

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