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Intervista a Marisa Ranieri Panetta, autrice del libro “Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi”

Il 1 ottobre, ore 17,30 presso la sede dell’Associazione SinergieSolidali in Roma, avrà luogo un interessante dibattito su due delle figure femminili più sconvolgenti del passato: Messalina e Lucrezia Borgia. La prima, moglie dell’Imperatore Claudio, la seconda, figlia del Papa spagnolo Alessandro VI, vengono entrambe ricordate per la fama poco virtuosa che attorno ad esse si è andata costruendo nel corso dei secoli, nonostante siano vissute in differenti periodi storici.

Abbiamo avuto modo di rivolgere alcune domande alla saggista, giornalista e archeologa Marisa Ranieri Panetta, che tramite le pagine del libro da lei scritto, “Messalina e la Roma imperiale dei suoi tempi“, riconsidera il personaggio di Messalina affrancandola dalla tradizione letteraria, limitata e sempre ‘a senso unico’, che la voleva imperatrice crudele perversa e avida.

Come nasce il suo intento di rileggere, in chiave revisionista e sempre attraverso le fonti storiche, il personaggio di Messalina?

“E’ da tempo che mi occupo della dinastia giulio-claudia e dei suoi principali personaggi femminili. Ciascuna di loro, descritta dai maggiori storici della sua epoca con evidenti faziosità misogine, lasciava comunque aperto il campo a una ricerca più approfondita. Invece Messalina era rimasta imbrigliata in una tradizione letteraria uniforme che la indica come un concentrato di nefandezze. Nessun dubbio in proposito, dunque, niente da indagare. A spingermi verso una rilettura di questa giovane donna – moglie a quattordici anni, uccisa a ventitre – sono state proprio le pagine dei vari Svetonio, Tacito e Cassio Dione: mettendo a confronto gli stessi episodi, raccontati talvolta con le medesime parole, sono emerse notizie false, contraddizioni, forzature. Più che di revisione, nel senso di un capovolgimento di interpretazione, il mio lavoro ha riguardato la definizione di una figura storica scevra da ogni genere di pregiudizio”.

 

Messalina, dopo la sua morte, fu condannata alla damnatio memoriae. A essere eliminati furono, dunque, le statue, i monumenti e i documenti che la riguardavano. Quanto questo ha condizionato la storiografia successiva nella formazione, attorno a questa donna, di una fama a lei sfavorevole e unidirezionale?

“In modo determinante. A seguito di una condanna del genere chiunque poteva riferire e scrivere i giudizi più infamanti senza temere di essere contraddetto. E su Messalina si riversarono le responsabilità di tutte le decisioni ‘negative’ che riguardavano i sette anni in cui fu imperatrice accanto al marito Claudio. La damnatio memoriae non dava possibilità di riscontri diversi: avevano eliminato ogni prova. Mancando le testimonianze materiali, si poteva dire di tutto, e lo scandalo eclatante, provocato da Messalina nell’ultimo anno di vita, offriva il fianco ideale per l’ingiuria gratuita”.

La descrizione della Roma imperiale, nella quale visse Messalina, alle volte sembra diventare la vera protagonista del suo libro. In che modo, allora, parlare del contesto storico e politico di quei tempi l’ha aiutata a rivedere la figura di Messalina?

“E’ molto importante conoscere la realtà sociale e politica dell’epoca in cui ha vissuto un determinato personaggio, perché si possono spiegarne molte azioni, e reazioni. Nel caso di Messalina, è stato quanto mai essenziale descrivere la vita di corte, rintracciare attraverso testimonianze epigrafiche e letterarie abitudini che ci appaiono invece come stravaganze e, soprattutto, comprendere meglio il clima – di sospetti, complotti, delazioni – nel quale si muoveva la più alta aristocrazia romana”.

Messalina e Lucrezia Borgia hanno molto in comune. Seppur vissute in periodi del tutto differenti, entrambe sono diventate famose per la reputazione di femme fatale. Allora una riflessione: alla luce delle rivisitazioni effettuate, da lei, per Messalina, e da Dario Fo per Lucrezia, qual è l’immagine di queste due donne che prevale?

“C’è un fil rouge che lega, nella Storia, le donne vissute nei più grandi privilegi sociali o nelle stanze del potere: una narrazione che ne evidenzia spregiudicatezza, intrighi di Palazzo, ricerca del lusso sfrenato, se non crudeltà. E sempre alla luce della vita privata, delle (supposte) sfrenatezze sessuali: da Giulia, l’unica figlia di Augusto condannata all’esilio perpetuo, a Lucrezia Borgia, per secoli considerata un’avvelenatrice, macchiata di incesto, che invece finì i suoi giorni all’insegna della preghiera e della beneficenza. Non è facile sradicare giudizi negativi consolidati nel tempo, ma è compito della ricerca storica ridisegnare i profili di tante donne ingiustamente esecrate. Messalina e Lucrezia sono divise da decine di secoli eppure ad entrambe furono imposti matrimoni per interessi e ambizioni familiari e ad entrambe va restituita, parziale o integra, una loro dignità”.

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