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La dimensione architettonica del ponte: Carrilho da Graça a Covilhã

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimase silenzioso, riflettendo. Poi soggiunse: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.

Il nucleo della città di Covilhã occupa un promontorio nell’estremo sud della Serra da Estrela nel Nord del Portogallo. La particolare topografia del territorio nella quale la città si inserisce non solo ha determinato la forma del suo disegno urbano ma ha obbligato la città ad un determinato sviluppo tecnico ed economico per la sua sopravvivenza. I corsi d’acqua delle valli della Carpinteira e della Goldra, che rispettivamente delimitano il promontorio della città a Nord e a Sud, hanno fornito la forza motrice per l’industrializzazione della tradizionale attività dei lanifici della regione.

Il progetto e la costruzione (2003-2009) di un ponte pedonale e ciclabile sopra la valle della Carpinteira rientrano nel quadro di un piano per “appiattire” l’esperienza del movimento nella città attraverso connessioni verticali e orizzontali, tra il centro e le aree periferiche della città portoghese. Al di sopra delle pareti di granito, solcate dal fiume, dove ancora si incontrano le facciate degli antichi lanifici, il ponte, costruito dallo studio di architettura lisboeta fondato da João Luís Carrilho da Graça, disegna una curva ed una contro-curva, tra la quota determinata dalla piattaforma della piscina municipale e, 220 metri dopo, alla stessa quota nel lato opposto , a 52 metri sopra il corso d’acqua. La non perpendicolarità tra la linea immaginaria che unisce i due punti di arrivo e l’asse della valle ha creato l’opportunità di infrangere uno dei paradigmi euclidei: la linea più breve tra due punti è il segmento che ha i due punti come vertici.

Una linea curva formata da tre rette, che nella sua parte centrale giace perpendicolare all’asse della valle ed alle pareti di granito e che flettendosi alle estremità, orienta le parti finali in direzione dei punti di sbarco, disegnando una serpentina che attraversa con delicatezza e fragilità il territorio. Strutturalmente il ponte é portato da due travi in acciaio di 1,75 metri di altezza, delimitate dai 4,40 metri  di larghezza della base di calpestio, che si appoggiano su quattro pilastri. I due pilastri centrali rivestiti in metallo della stessa larghezza della base di calpestio e gli altri due in cemento, parzialmente rivestiti in granito e di forma circolare e, dunque, svincolati, sia formalemnte che materialmente dalla struttura metallica. L’interno del ponte, dalla pavimentazione ai parapetti, sono rivestiti di legno di Azobè (una pianta tropicale originaria dell’Africa), in contrasto con il risvestimento metallico esterno che dona uniformità al corpo dell’opera.

Questa composizione archittettonica che oscilla tra uniformità e contrasto, disegna un’opera che spicca per leggerezza e semplicità, quasi impercettibile alla vista dalla lunga distanza. Malgrado la singolarità della sua espressione formale e il modo di come trasforma l’immagine della valle della Carpinteira, il disegno del ponte evidenzia il riconoscimento del paesaggio e del contesto circostante. Le linee sinuose ci incitano, non solo ad attraversarlo, per necessità (o desiderio), dove prima non potevamo farlo, ma ci incita anche a percorrere fisicamente, dopo averlo fatto con lo sguardo, il paesaggio che il ponte ci svela.

About Bernardo Grilli

Bernardo Grilli
Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi dove attualmente collabora in qualità di architetto per il Renzo Piano Building Workshop.

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