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Il Recupero della Bellezza – Franca Pisani al MACRO Testaccio

Del museo MACRO Testaccio mi è sempre piaciuta quella sensazione di vivere l’arte contemporanea calpestando suoli che hanno avuto una vita, una storia, un passato completamente diversi. Mi piace l’idea di recupero e riqualificazione di uno spazio pubblico, questo sicuramente, ma ancora di più mi piace il fatto che la memoria dell’ex-mattatoio non sia un qualche concetto polveroso, ma sia invece la vita stessa di un luogo in continua evoluzione.
Ospita sempre esposizioni interessanti, stimolanti, ma questa volta forse più che altre trovo un collegamento concettuale tra il luogo e la mostra in corso “Franca Pisani – Codice Archeologico. Il recupero della bellezza.”
Innanzitutto Franca Pisani recupera un antico supporto, il telero: un’enorme tela di lino priva del supporto ligneo e poggiata direttamente alla parete. Dieci teleri in tutto ci portano alla riscoperta di quattro siti archeologici fondamentali nella storia della civiltà: Hatra, Nimrud, Bamiyan e Palmira.


Hatra, a sud di Mosul è stata recuperata lo scorso aprile dalle forze irachene dopo tre anni di occupazione dello Stato Islamico, che ha raso al suolo alcune aree del sito archeologico. Stessa sorte era toccata a Nimrud, sul Tigri, liberata nel novembre del 2016 e alla Sposa del Deserto, Palmira in Siria.
Bamiyan invece, in Afghanistan, vide i suoi antichissimi Buddha scolpiti nelle montagne e risalenti a più di milleottocento anni fa distrutti dalla cieca furia dei talebani nel 2001.
Lungo tutto l’iter espositivo, l’artista ha scelto di costruire un filo conduttore di bellezza che si traduce in un percorso di archeologia contemporanea scandito da un migliaio di pezzi marmorei provenienti dalle cave del Monte Altissimo di Pietrasanta, le stesse utilizzate cinquecento anni fa da Michelangelo Buonarroti per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze, poi rimasta incompiuta. Su una sorta di pavimento di polvere di marmo, sono sistemati numerosi pezzi dalle forme più strane, che erano destinati al restauro o alla costruzione di famose moschee e minareti, ma anche di chiese e biblioteche.


Questo percorso conduce il visitatore direttamente all’interno di un gruppo di figure installate in fondo al padiglione. L’opera d’arte così concepita mostra un impianto corale, in cui queste strane sculture sono dei “Nomadi”, una sorta di mummie viandanti, che indicano la via in un’oscillazione continua tra passato e futuro, tra memoria archeologia e speranza futura di rinascita.
Un’esposizione forse concettualmente complessa e non intuitiva, ma il percorso è talmente carico di pathos e memoria, di dolore per la bellezza distrutta e di speranza che la bellezza stessa infonde, che il messaggio arriva comunque potente e diretto a toccare le corde di chi guarda le tele e grazie ad esse vede imponenti davanti a sé quelle meraviglie archeologiche e che solo la memoria può ormai custodire in tutto il loro splendore.
C’è tempo fino al 26 novembre per vivere questa esperienza tra i padiglioni del MACRO Testaccio, ma ciò che di più grande può derivare da una mostra come questa e da un’artista come Franca Pisani è la scintilla della curiosità, l’interruttore dei riflettori e dell’attenzione su luoghi lontani e troppo poco conosciuti. Fondamenta della civiltà, della cultura, dell’arte che spesso sono diventati tristemente noi ai più solo quando era troppo tardi per ammirarli. Ma non sarà mai troppo tardi per conoscerli e ricordarli, speriamo.
Il recupero della bellezza del passato, per dare una nuova luce al futuro.

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martina coppola
Nella vita mi occupo di altro, perciò guardo all'Arte con la fiducia di chi spera che il mondo sarà salvato dalla Bellezza.

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