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Lo Stato liquido e la lotta alla mafia: la storia di Falcone e Borsellino in scena al Teatro Orione

Lo Stato Liquido

Scritto e diretto da Sofia Bolognini – Produzione Young Theatre – Intervallo Teatro.
Con Alessandro Di Giulio, Alberto Albertino, Roberta Azzarone, Eletta Del Castillo, Tony Scarfì.

“Che cosa è lo Stato?”

In un gioco di flashback che incornicia la storia delle stragi dell’estate 1992, viene posta la suddetta domanda da un giovane Paolo Borsellino alla figlia Lucia, Cassandra premonitrice dei tragici eventi. Grazie alla scenografia dei ragazzi del liceo artistico San Giuseppe di Grottaferrata di Roma e il talento degli attori* , il palco si trasforma nella Palermo corrotta, posta sotto scacco da Cosa Nostra; ma come afferma Falcone all’amico e collega Borsellino “il vento sta cambiando”, perché si sta per celebrare il maxi processo. L’impegno dei magistrati antimafia viene rappresentato con cura nei dettagli storici del processo penale più famoso di tutti i tempi: una voce fuori campo ricorda l’ingente numero degli imputati, degli interrogatori, degli avvocati, dei pentiti, per non dimenticare e per insegnare l’impegno antimafia ai ragazzi. Questo spettacolo infatti è pensato per le nuove generazioni e riesce a trattare in maniera “leggera” un tema molto delicato.  Il pool antimafia composto dai magistrati Caponnetto, Falcone e Borsellino sta per arrivare alla verità sui traffici della mafia e per questo i veri servitori dello Stato vengono minacciati più volte dai boss, finché arriva quel 23 maggio. La strage di Capaci, e solo dopo 56 giorni, quella di Via D’Amelio. Lo Stato, da aggregazione di materia, diventa “liquido”, perché non è più solido nelle sue istituzioni, ormai infettate dalla illegalità e dalla mafia che si è insinuata nel tessuto sociale. Tramite gli occhi della figlia Lucia Borsellino, si ripercorrono i giorni precedenti le stragi, quando i due magistrati continuavano il proprio lavoro con impegno e dedizione, pur sapendo che avevano le ore contate. La storia dei servitori del vero Stato è anche vita privata: Falcone e Francesca Morvillo, colleghi e coniugi, si difendono l’un l’altro per rimanere uniti fino alla fine. Molto toccante è il monologo della Morvillo davanti a un Falcone spiazzato dalle sue parole dolci e al contempo forti, per rispondere al marito che voleva allontanarla, al fine di proteggerla da una morte certa. Con le ricerche e l’approfondito studio della regia si è riusciti a delineare la personalità di una donna magistrato su cui purtroppo non si è mai saputo molto dalle cronache, una donna  che ha amato tanto la giustizia, quanto il suo Giovanni. E ancora, un’altra donna è la giovane Lucia, combattuta tra la voglia di una vita normale e la volontà di stare accanto al padre magistrato, Paolo Borsellino. La scelta di affidare il timone della trama alla giovane ragazza è vincente, in quanto la platea è e sarà composta, nei successivi spettacoli, da ragazzi delle scuole superiori. Nel momento della prima strage in cui persero la vita i giudici Falcone e Morvillo e  i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, il pubblico riceve un fascio di luce accecante, proprio come la strategia mafiosa colpì all’epoca la società civile. Da quel momento in poi l’amico Borsellino vuole dedicarsi nella prosecuzione del lavoro investigativo e processuale del collega estirpato dalla lotta alla mafia, ma anche lui sarà ucciso il 19 luglio, mentre si recava a far visita alla madre, insieme ai cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (aveva solamente 24 anni, prima donna a far parte di una scorta e prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quel 19 luglio scosse ancora una volta il Paese e in particolar modo una ragazza che si era affidata al coraggio e alla protezione di Borsellino, Rita Atria, che in seguito si suicidò. Quel 19 luglio qualcuno trafugò l’agenda rossa del giudice dal luogo dell’attentato. Tuttavia  la mafia non ha vinto perché “gli uomini passano ma le loro idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini”, come affermava il giudice Borsellino.

La storia dell’antimafia deve esser ricordata sempre per non dimenticare, non solo in occasione delle commemorazioni delle stragi, e soprattutto deve essere insegnata alle nuove generazioni, affinché lo Stato ritorni alla sua integrità.

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