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Gabriele Sandri – Dieci anni dopo

Dieci anni dopo. Dieci anni dopo quell’uggiosa giornata di novembre che si trasformò in lacrime. Dieci anni dopo le vite di una famiglia, degli amici e di un’intera generazione sono cambiate.

Diverse le priorità, le faccende quotidiane, il calcio e la vita. Gabriele Sandri ha lasciato un vuoto enorme tra i suoi cari e tra i suoi amici. Quel giorno una pallottola ne ha distrutto l’esistenza. Ne ha plasmato e cambiato i giorni della sua famiglia.

Quel giorno la pallottola ha distrutto anche una generazione romana e non solo. Per parlarci chiaro: negli stadi esiste un prima e dopo Gabriele. Perché quella pallottola, come da manuale della strategia della tensione, ha messo una croce sull’intero movimento ultras.

Ultras che Gabriele era. Fieramente e senza proclami di quei social che lo hanno ricordato. Social che furono una benedizione quel maledetto giorno, difronte le fake news ( così sembro alla moda dieci anni dopo ) dell’Ansa.

Il solco quel giorno è stato tracciato. E non da folli che hanno partecipato e contribuito all’ultima utopia di libertà nell’Europa occidentale. Ma, da chi inconsapevole o meno ha soffiato su quella pallottola. Che ha strappato un ragazzo ai suoi cari. Un lavoratore che amava sostenere l’attività di famiglia e un dj che rallegrava un’intera generazione.

Una generazione che sognava appena poco prima della crisi economica.

Ora non so se dalla crisi ci siamo mai ripresi.

Sicuramente da quella pallottola no.

Perché insieme a Gabriele, quel maledetto 11 novembre, siamo morti in tanti di una generazione romana.

A Gabriele e la sua famiglia

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