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Il mondo nuovo: sovranisti e mondialisti invece di destra e sinistra

Senza scadere nel becero complottismo del “fanno finta di non accorgersene”, credo che il modo di leggere la politica da parte di alcuni sia completamente sbagliato, e la motivazione non è tanto complicata. Basta vedere chi è che legge la politica, il più delle volte persone appartenenti alla generazione “pre-internet” ovvero “pre-caduta muro di Berlino” ovvero “pre-globalizzazione” ovvero “prima repubblica” ovvero “vecchi”… E non solo anagraficamente parlando.

Quando i 5 Stelle dicono che destra e sinistra sono categorie superate hanno ragione. E io non voto 5 Stelle.

È ovvio che, dietro un movimento o partito politico, deve esistere una ideologia, un pensiero alla base, una cultura intellettuale che funga da traino. Oggi, però, quel pensiero non si racchiude più all’interno di categorie predefinite come destra o sinistra, o peggio ancora fascisti e comunisti. Quanto piace a una certa classe politica ancora dividerci con certe terminologie appartenenti al passato con cui evidentemente non abbiamo ancora fatto i conti – nel bene e nel male – e che continuiamo a voler tramandare alle future generazioni come fossero fedi calcistiche, piuttosto.

Ma la nostra generazione – io sono del 1988 – non è più in grado di portarsi certi scudetti al petto, certe parole o presunti ideali, che oggi veramente non hanno alcun significato se non quello di dividerci ulteriormente. Noi con quella roba non abbiamo nulla a che fare. E mentre noi ci gonfiamo di botte per dei pregiudizi relativi ad un mondo che non esiste più, altri, molto più subdoli di noi, si sfregano le mani e lucrano sulla nostra stupidità e sul nostro ridicolo squadrismo.

Basterebbe smettere di essere ossessionati dal passato e cercare di riflettere, invece, sul presente, cosa che non facciamo mai. Su alcune – ripeto alcune – tematiche attuali come il lavoro, le pensioni, il sociale, la sovranità nazionale o monetaria, la politica estera e persino l’immigrazione, paradossalmente oggi hanno più cose in comune quelli che si definiscono estremisti di “sinistra” con quelli che si definiscono estremisti di “destra”, di quanto ne possano avere con i relativi e rispettivi centri moderati.

Questo perché oggi la politica non è più destra e sinistra, socialisti e liberali, ma piuttosto global e no global, sovranisti e mondialisti, per cui persone appartenenti alle frange radicali di quelle che una volta erano la destra e la sinistra, oggi probabilmente condividono lo stesso palco all’interno del contesto no global. Entrambi sono contro il turbo-capitalismo finanziario e il concetto che il mercato regoli lo stato e non viceversa. Entrambi vogliono la presenza di uno stato forte che vigili sulla ferocia del libero mercato. Entrambi vogliono conservare – assurdo definire conservatore uno di “sinistra” – i valori e le tradizioni del nostro paese per impedire di diventare una mera colonia, e prediligere le piccole e medie imprese italiane. Ed entrambi, probabilmente, vogliono che sia lo stato italiano a battere moneta e regolarla, piuttosto che un ente privato estero.

I global ovvero i mondialisti sono piuttosto le persone che vogliono un mondo unico, sicuramente più tollerante e in certi versi più efficiente, un sistema quasi orwelliano, dove il grande fratello è il pensiero unico e perbenista del politicamente corretto, un mondo in cui i mercati regolano gli stati, e le guerre, in alcune parti del mondo, non si fanno più con le bombe ma con i numeri. L’inevitabile risvolto è l’appiattimento e la semi-distruzione delle culture e tradizioni di ogni singolo paese. Ecco perché studiare e preservare la nostra cultura è fondamentale per non cadere nel nichilismo che porta a quello che Kubrick mostrava in Arancia Meccanica: una generazione che non crede in nulla e vive dei propri istinti senza neanche chiedersi perché lo sta facendo.

Un esempio banale e comprensibile è l’avvento di Starbucks in Italia e tra poco a Roma. Non c’è nulla di male, sia ben chiaro, nel permettere a un fast food di caffè di subentrare nel luogo dove il caffè non è mai stato una bevanda per riempirsi lo stomaco, ma piuttosto una cultura centenaria. Non oso immaginare quanti fremano per avere il frappuccino caramellato di Starbucks o il loro ottimo espresso che sa di morte, o magari quegli ottimi cornetti che sanno di gomma. Il problema è che il nostro Stato, invece di promuovere e far capire alle nuove generazione la cultura del caffè e del saperlo bere buono, non ci insegna un tubo e quindi, da menti vuote quali siamo, ci fa sottostare alla cultura che non ci appartiene del bere veloce e chi se ne frega della qualità. Basta che ci sia caffeina. C’è una ragione ben specifica per cui il caffè va bevuto in una tazzina con fondo a V piuttosto che in un bicchiere di carta. E se volete sapere il motivo, usate Google.

Chiaramente i due assetti – global e no global – devono ancora assestarsi e occorrerà tempo per creare le divisioni al loro interno: estremisti global, moderati global, centristi global e via dicendo anche per l’altra parte.
Qualsiasi sia il pensiero e l’ideologia, accettabile e rispettabile visto che viviamo in una democrazia, bisogna capire che più useremo terminologie che non appartengono più a quest’epoca, più saremo degli haters bigotti che brancolano nel buio, e continueremo a non capire la politica così come non la capiscono gli osservatori appartenenti ad un’epoca diversa da quella in cui viviamo oggi.

Occorre anche dire – per par condicio – che una delle cose positive della globalizzazione, come ha fatto notare un noto imprenditore cinese, è che ha ridotto il numero e la frequenza di guerre militari tra nazioni. Basti pensare che l’Europa è sempre stata in guerra al suo interno, ma con l’avvento dell’Unione Europea questa “moda” è andata scemando sino a scomparire del tutto. Tocchiamo ferro.

Qualsiasi sia il pensiero o l’opinione, sovranista o mondialista, gobal o no global, l’importante è osservare la politica da questo nuovo punto di vista, e smettere di parlare come parlavano i nostri nonni, perché il mondo cambia velocemente, il sistema in cui viviamo oggi non ha mai avuto precedenti nella storia.

Bene o male, a livello di tecnologia ed evoluzione sociale e di pensiero, tra il 1900 e il 1930 qualcosa di simile c’era. Tra il 2017 e il 1980 non c’è nulla se non un po’ di musica e Stranger Things. E se noi a questo mondo non siamo in grado di stargli appresso, continueremo a non comprendere cosa sta accadendo, rimanendo sempre più divisi e litigando per termini e ideologie che non appartengono in alcun modo alla nostra generazione, mentre ci domandiamo come cazzo ha fatto un comico complottista a diventare il leader del partito più votato in Italia, senza mai candidarsi né alla Camera né al Senato.

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