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Responsabilità sociale d’impresa. L’esempio di Ferrovie dello Stato

LA TRIANGOLAZIONE DEL WELFARE: Istituzioni, Profit e No profit

Per lungo tempo la coscienza collettiva ha considerato le imprese come dei biechi roditori alla rincorsa costante della produzione, in nome del più spietato profitto.

Questo ritratto gretto ed egoista è iniziato a cambiare proprio in prossimità della crisi economica di cui siamo protagonisti da un decennio che ha costretto a tagli ingenti proprio nelle risorse del Welfare.

A farne le spese, un po’ tutti, noi cittadini, noi società e inevitabilmente non solo la “testa” dello Stato ma chi provvede ad erogare i servizi , gli enti locali. Schiacciati nell’incudine dei tagli delle spese, la mancanza di risorse e la crescita inversamente proporzionale della domanda dettata dal disagio sociale diffuso, hanno reso sempre più inevitabile la necessità di aprire il palcoscenico a nuovi attori.

È proprio in questo contesto che il dibattito pubblico e le esperienze locali si stanno orientando sempre più a triangolare la strategia d’azione in ambito sociale attraverso la collaborazione proficua tra pubblico, privato e terzo settore. Il modus operandi è molto spesso quello di mettere in campo competenze intersettoriali insieme a  risorse pubbliche, private e finanziamenti internazionali, per offrire una risposta condivisa e coerente ai bisogni sociali.

LA BEST PRACTICE DI FERROVIE DELLO STATO

In questo contesto si inserisce l’impegno del Gruppo Ferrovie dello Stato che si è dotata, dal 2001, di una divisione Corporate social responsability che offre risposte concrete al fenomeno dell’emarginazione e del disagio sociale nei pressi delle aree ferroviarie. Tra i fiori all’occhiello delle attività FS vi è la messa a disposizione di spazi, in comodato d’uso gratuito, ad associazioni del terzo settore e a istituzioni locali che hanno dato vita a 17 Help Center, nei pressi delle principali stazioni ferroviarie.  Un totale di quasi 3000 m2 che danno sostanza a oltre 480 mila interventi. Solo a Roma sono stati attivati oltre 30 mila interventi per combattere degrado e disagio sociale.

L’aumento significativo rispetto agli anni passati è dovuto principalmente dall’intensificarsi del flusso migratorio che, come è risaputo, tende ad agglomerarsi presso le stazioni ferroviarie in quanto strumento di movimento. Secondo Carlotta Ventura, dirigente delle Relazioni esterne del Gruppo FS, gran parte dei flussi degli ultimi anni sono passati per le stazioni ferroviarie, 130 mila sono passati solo presso la Stazione di Milano Centrale.

In questo contesto le stazioni di confine, Milano, Ventimiglia e Bolzano risultano le più frequentate, in quanto porta d’accesso al Nord Europa e porta di rientro per i c.d. “Dubliners” ovvero coloro che, dopo aver fatto richiesta di protezione internazionale in un altro paese europeo, sono stati rimandati nel paese di primo approdo, secondo la legislazione vigente di Dublino. Di tutta risposta FS ha rafforzato i propri servizi, nel 2014 durante il sovraffollamento a Milano, ha reso messo a disposizione un presidio medico per tutti i migranti.

L’impegno di FS sul tema migratorio non risale però alle ultime ondate migratorie ma si salda  già nel 2002 quando l’Ex Ferrotel di Roma fu destinato al Centro Astalli, servizio dei gesuiti per i rifugiati, pionieri dei servizi per i rifugiati sul territorio.

Il modello è stato perfezionato con il progetto dell’hub di Via Sammartinia Milano, dal valore di 1 milione di euro, gestito dalla Fondazione Progetto Arca, che usufruisce di oltre 1500 mq per rafforzare la sicurezza nel quartiere.

Per i progetti per il futuro FS è tornata a Roma che negli ultimi anni ha mostrato una grande emergenza abitativa in risposta alla quale è stato messo a disposizione il Ferrotel della stazione Tiburtina, come centro di assistenza e prima accoglienza con annesso un presidio sanitario, che sarà inaugurato nel primo semestre del prossimo anno. Molti dei progetti pilota di FS sono oggi inseriti nel Piano industriale 2017 – 2026, tra cui il riuso delle stazione, le greenways, gli Help Center come parte integrante a tutti gli effetti della strategia d’impresa.

La recente fusione con ANAS, che crea un colosso che vanterà più di 80 mila dipendenti, potrebbe essere un volano per l’espansione verso nuovi orizzonti di iniziative di responsabilità sociale. Assumendo il ruolo di capofila delle imprese italiane del settore, ANAS FS, potrebbe mutare il ritratto d’impresa da bieco roditore fedele al Dio profitto verso un ritratto banalmente più umano di questo profitto.

 

 

 

 

About ana sbutega

ana sbutega
Laureata in Lingue e poi in relazioni internazionali, sempre mille lavoretti qua e là, da hostess, baby sitter a ONG, Nazioni Unite e ora il mondo delle costruzioni in affari internazionali. Nata in Montenegro, fuggita dal conflitto in Italia poi dalla noia a Madrid, Mosca, un po’ Buenos Aires, Los Angeles, Serbia, poi di nuovo Roma e poi chi vivrà vedrà. Ho una mamma ortodossa, un papà cattolico, un cognato israeliano ed ebreo, una cognata coreana e tre cittadinanze. Se mi chiedi “di dove sei”? Non so rispondere, inizio a sudare e mi viene la stramaledetta fronte lucida. Anche per questo mi occupo di questioni di geopolitica internazionale, analisi di politiche identitarie e immigrazione.

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