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Bruno Mars

#GrammyAwards 2018: vincitori, dominio del rap e tanta ipocrisia

La scorsa notte si sono svolti i Grammy Awards. Seguirli è una dell’esperienze più mortificanti e affascinanti per coloro che seguono e lavorano nella musica. Lo show televisivo, presentato da James Corden al Madison Square Garden, prevede una lunghissima maratona pubblicitaria e un red carpet che tanto allude agli Oscar, quanto ne è lontano per fattura degli abiti.

 

L’EDIZIONE 2018 – Leggendo la lista dei vincitori dell’edizione 2018 appare certo come il rock sia ormai escluso dalla musica che incide sul mercato e nei temi di rilevanza politica.  Tant’è che è stato Kendrick Lamar, insieme a Kesha, a incidere sull’agenda setting del movimento musicale statunitense.

 

Kendrick, invece, si è presentato con un medley delle tracce più politiche di DAMN., accompagnato dagli U2 – che si sono esibiti anche da soli, suonando Get Out of Your Own Way davanti alla Statua della Libertà – e dal comico Dave Chappelle.

 

«Questo è un premio speciale perché ha a che fare con il rap», ha detto l’artista di Compton. «Il rap mi ha portato su questo palco e in giro per il mondo, e mi ha fatto capire cosa vuol dire essere un vero artista. All’inizio pensavo ai fan, alle macchine e ai vestiti, ma la cosa più importante è esprimere chi sei davvero, e farlo per la prossima generazione. Questo è quello che mi ha dato l’hip-hop».

 

E’ indubbio che il rap, r’n’b e l’urban nella musica equivalgono a Usa, Cina e Russia in geopolitica.

Ora tornando alla kermesse il sette che è il numero della perfezione, ha incoronato Bruno Mars. Il cantante è riuscito vincitore in tutte le sette categorie nelle quali era candidato. Tra i vari, il cantante dell’Atlantic Records, ha portato a casa anche il titolo per miglior album (“24K Magic”), “Record of the year” e miglior canzone (“That’s What I Like”).

 

L’IPOCRISIA DELLO SHOWBIZ – Seguendo il trend lanciato dal caso molestie e dal movimento #metoo e la polemica contro Trump, anche i Grammy hanno rispettato il copione del moralismo incoerente. Oltre a ricordare che Weinstein è stato un grande sostenitore e finanziatore delle campagne democratiche, intendo evidenziare che non una sola campagna di donazioni a favore dei più fragili del mondo è stata posta in essere dalla sessantesima edizione dei primi

Il movimento #metoo rappresenta la giusta causa di molte donne, soprattuto di quelle che non sono venute a patti con le molestie per lavorare, però, i Grammy rimangono una cerimonia dove le donne sono storicamente sottorappresentate. Basta pensare che solamente il 9,3% dei nominati degli ultimi sei anni è di sesso femminile. Quest’anno solo due donne hanno vinto un premio: Rihanna – che lo condivide con Kendrick Lamar – e Alessia Cara, premiata come Best New Artist.

I VINCITORI DEI GRAMMY 2018 – Ecco l’elenco dei vincitori dei Grammy Awards 2018:

 

Record of the Year: 24K Magic — Bruno Mars

Album of the Year: 24K Magic — Bruno Mars

Song of the Year: That’s What I Like

Best New Artist: Alessia Cara

Best Pop Solo Performance: Shape of You — Ed Sheeran

Best Pop Duo/Group Performance: Feel It Still — Portugal. The Man

Best Pop Vocal Album: ÷ — Ed Sheeran

Best Dance Recording: Tonite — LCD Soundsystem

Best Dance/Electronic Album: 3-D The Catalogue — Kraftwerk

Best Contemporary Instrumental Album: Prototype — Jeff Lorber Fusion

Best Rock Performance: You Want It Darker — Leonard Cohen

Best Metal Performance: Sultan’s Curse — Mastodon

Best Rock Song: Run — Foo Fighters, songwriters

Best Rock Album: A Deeper Understanding — The War on Drugs

Best Alternative Music Album: Sleep Well Beast — The National

Best R&B Performance: That’s What I Like — Bruno Mars

Best Traditional R&B Performance: Redbone — Childish Gambino

Best R&B Song: That’s What I Like — Bruno Mars

Best Urban Contemporary Album: Starboy — The Weeknd

Best R&B Album: 24K Magic — Bruno Mars

Best Rap Performance: HUMBLE. — Kendrick Lamar

Best Rap/Sung Performance: LOYALTY. — Kendrick Lamar featuring Rihanna

Best Rap Song: HUMBLE. — Kendrick Lamar

Best Rap Album: DAMN. — Kendrick Lamar

Best Country Solo Performance: Either Way — Chris Stapleton

Best Country Duo/Group Performance: Better Man — Little Big Town

Best Country Song: Broken Halos — Chris Stapleton

Best Country Album: From a Room: Volume 1 — Chris Stapleton

Best New Age Album: Dancing on Water — Peter Kater

Best Improvised Jazz Solo: Miles Beyond — John McLaughlin

Best Jazz Vocal Album: Dreams and Daggers — Cécile McLorin Salvant

Best Jazz Instrumental Album: Rebirth — Billy Childs

Best Large Jazz Ensemble Album: Bringin’ It — Christian McBride Big Band

Best Latin Jazz Album: Jazz Tango — Pablo Ziegler Trio

Best Gospel Performance/Song: Never Have to Be Alone — CeCe Winans; Dwan Hill & Alvin Love III

Best Contemporary Christian Music Performance/Song: What a Beautiful Name — Hillsong Worship; Ben Fielding & Brooke Ligertwood, songwriters

Best Gospel Album: Let Them Fall in Love — CeCe Winans

Best Contemporary Christian Music Album: Chain Breaker — Zach Williams

Best Roots Gospel Album: Sing It Now: Songs of Faith & Hope — Reba McEntire

Best Latin Pop Album: El Dorado — Shakira

Best Latin Rock, Urban or Alternative Album: Residente — Residente

Best Regional Mexican Music Album (Including Tejano): Arriero Somos Versiones Acústicas — Aida Cuevas

Best Tropical Latin Album: Salsa Big Band — Rubén Blades con Roberto Delgado y Orquesta

Best American Roots Performance: Killer Diller Blues — Alabama Shakes

Best American Roots Song: If We Were Vampires — Jason Isbell and the 400 Unit

 

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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