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Erwin Blumenfeld per l’inaugurazione dell’Howtan Space Roma

Il 14 febbraio 2018 inaugura a Roma Howtan Space, nuovo spazio capitolino, nato dall’immaginazione dell’artista iraniano Howtan Re.

In occasione della sua apertura verrà presentata la personale di Erwin Blumenfeld con scatti inediti dell’artista  Courtesy Fondazione Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate, Courtesy Art+Commerce NYC.

 

“ Il mio destino, un costante muoversi da camera oscura a camera oscura.” E.Blumenfeld

Ubicato a due passi dall’area sacra di Largo Argentina, spalanca le sue porte alle atmosfere surreali ed eleganti create da uno dei più grandi fotografi del 900, Erwin Blumenfeld, sopravvissuto a due Guerre Mondiali, alla fuga e alle deportazioni nei campi di sterminio.

Scatti inediti, alcuni mai arrivati prima d’ora in Italia, fotografie iconiche diventate fonte di ispirazione per artisti del calibro di Penn, Klein, Roversi, approdano in Via dell’Arco de’ Ginnasi 5, in questo hub, spazio dinamico, degli accadimenti con tanta arte visiva ed eventi culturali in programma.

Howtan Space si permea delle atmosfere oniriche di Blumenfeld, costruite anche grazie all’utilizzo degli specchi e degli schermi, dai giochi di volumi, di luci e prospettive, tratti distintivi del suo straordinario lavoro di contaminazione tra moda e arte e nello specifico il Surrealismo. Per farvi immergere lo spettatore, oltre agli scatti, ad Howtan Space sono proiettate anche le immagini di Beauty in motion la serie di corti girati dallo stesso fotografo tra il 1958 e il 1964.

Grazie ad Yvette George Blumenfeld Deeton, Blumenfeld Estate NYC e Art+Commerce, NYC, che hanno reso possibile l’incontro tra gli scatti di Erwin e lo spazio di Howtan Re, la mostra, curata da Giuliano Matricardi, presenta 10 vintage in b/n scattate tra il 1938 e il 1955 a Parigi e a New York e ottenute dalla manipolazione di acidi. Sono anche esposte 4 edizioni contemporanee edite da Art Commerce; tra questeLisa Fonssagrives on the Eiffel Tower, immagine simbolo di Blumenfeld e del modo in cui intendeva rappresentare la bellezza, il femmineo e una moda in cui l’abito non è mai solo fine a se stesso. La stoffa della gonna gonfiata dal vento, le pieghe che danzano seguendo il movimento fluttuante della modella svedese in equilibrio, sono molto di più di un semplice capo di Lucien Lelang. Tale scatto, realizzato nel marzo del 1939, rappresenta il passaggio da un’era ad un’altra e l’approdo definitivo e antesignano ad una nuova forma di arte e bellezza. In questa immagine, che fu allora censurata e considerata privo di interesse, è contenuto tutto ciò che nella moda arriverà molto, ma molto, più avanti.

Questo lavoro più di tutti, lega indissolubilmente il nome di Erwin Blumenfeld a quello di “Vogue”. Fu il fotografo inglese Cecil Beaton ad interessarsi a questo giovane modernista, ad avvicinarlo e a metterlo in contatto con “Vogue Francia” dando l’avvio ad una collaborazione che durerà una vita. 100 Covers è una delle opere esposte, che mette insieme una dopo l’altra tutte le copertine di “Vogue” che portano la sua firma; sul retro Erwin lascia scritto: “Thank you very much for smoke and mirrors. I barely feel a breeze of all the effort (or hassle). Just wait, soon we‘ll rest (or die) as well. 

L’ossessione di Blumefeld per le donne, i cui corpi nei suoi scatti idolatra e distorce, è palese e presente oltre che nei suoi lavori, in tutta la sua vita. Nel suo Fox leather company, il famoso negozio di abbigliamento di Amsterdam nel quale lavorava da giovanissimo, aveva allestito nel retrobottega una camera oscura dove sviluppare i suoi scatti ai manichini della vetrina.

In una delle pareti di quel suo primo studio amatoriale, insieme a quello della moglie, centinaia di volti, profili e sagome di donne. Muse, amanti, modelle. Sovrapposte l’una all’altra.

“Le ho amate tutte, non una soltanto”. E. Blumenfeld

14 febbraio 2018  18:00 – 23:00  Via dellArco de Ginnasi, 5

About Giangiorgio Macdonald

Giangiorgio Macdonald
Studioso di diritto ma appassionato di arte e di beni comuni, ed in generale di tutto ciò che è cultura ed innovazione sociale, cerco di conciliare tali ambiti che, in realtà, non sono così distanti

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