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Quando a emigrare eravamo noi.

La storia della nostra emigrazione è spesso ignorata, come se fosse un motivo di vergogna. Eppure dimenticare la propria storia equivale a negare almeno una parte della propria identità nazionale, della propria cultura. Riscoprire può essere un esercizio utile e persino piacevole. Scoprire che nel mondo oggi vive come minimo una sessantina di milioni di italiani e discendenti di italiani, perché decisero di emigrare, a quali condizioni di vita volevano sfuggire. Ricordare quei lucchesi che per primi cominciarono a coltivare i vigneti in California, i genovesi che si stabilirono nel quartiere della Boca a Buenos Aires, le migliaia di persone emigrate in Australia.

Emigrare è un bene, è diffondere la nostra cultura, il nostro modo di vedere il mondo, e lo strumento cinematografico è sempre il migliore, il più efficace. Registi italiani si stanno affermando più che mai a livello internazionale. Non è certo un segreto che negli ultimi anni alcuni tra i migliori film italiani sono stati realizzati da registi in giro per il mondo. Qui non si tratta di mitizzare il luogo comune della fuga di cervelli quanto di testimoniare come un certo allontanamento dagli attuali standard produttivi. Sorrentino ha girato una serie tv in lingua inglese e più film all’estero, Gabriele Muccino ben quattro, Francia e Inghilterra hanno co-prodotto “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone, “Ella e John” di Virzì, Sollima è quasi pronto a far uscire “Soldado”, il sequel del capolavoro “Sicario”, Sara Colangelo ha appena vinto Miglior Regia al Sundance Film Festival con “The Kindergarden Teacher”.

 

I prodotti di qualità italiana ci sono, e non pochi. “Gomorra” distribuito in 50 paesi, “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese è una situazione che potrebbe accadere ovunque nel mondo, “Jeeg Robot” ha dato morale a molti giovani ad investire nei loro progetti, “Il ragazzo invisibile” e il suo sequel sono al pari di un fumetto americano, “Addio fottuti musi verdi” è un prodotto frutto della generazione emergente. Anche YouTube e Vimeo, oggi unici mezzi di visibilità per i cortometraggi e le web series, raccolgono ottimi talenti e sono un ottimo trampolino di lancio. E se questi prodotti vengono esportati ben venga.

Il problema di oggi è vedere emigrare in Portogallo, in Sud America o alle Canarie, per trovare migliori condizioni di vita, per sfuggire, e non per produrre o coltivare. Bisognerebbe invece incentivare chi emigra per lavoro, soprattutto se in aziende di caratura mondiale. Come si può biasimare un neo laureato nell’accettare un’offerta da parte della NASA, o del CERN, una borsa di ricerca scientifica in Germania, un esperienza lavorativa a Londra, perché questi sono i primi a voler tornare, se messi nelle condizioni. Difficile per un italiano non desiderare di invecchiare nel nostro bel paese, figuriamoci per chi ha vissuto all’estero.

Grazie ad agevolazioni fiscali per le produzioni straniere in Italia abbiamo visto 007  in “Spectre”  sfrecciare per il centro e sulle sponde del Tevere, il super cast di “Ocean Thirteen”, “Zoolander 2”, “The man of UNCLE”, Woody Allen, Ridley Scott… Insommaci sono produzioni estere che lavorano in Italia. Registi italiani si affermano all’estero. Prodotti italiani apprezzati nel mondo. Perché è così difficile vedere un regista straniero lavorare per una produzione italiana?

About Enzo Musumeci Greco

Enzo Musumeci Greco
Giovane regista nato a Roma nel 1990, diplomato al liceo linguistico si è iscritto alla Sapienza di Roma in Scienze dello spettacolo. Dopo alcune esperienze dirette con il set e senza aver terminato gli studi nel 2013 viene ammesso all'EFC (Eureopean Film College) in Danimarca dove consegue il diploma in Regia, Cinematografia e Montaggio. Dalla Danimarca direttamente in Ghana a lavorare sul set internazionale di Beast Of No Nations. Molte esperienze lavorative in Italia e all'estero, lavora come assistente alla regia, macchinista e videomaker. Nel 2016 all'EICTV (Escuela Internacional de Cine y TV) di Cuba frequenta un corso di regia incentrato sul metodo Meisner con Stephen Bayly. Ha diretto eventi live, mostre d'arte e lavorato in giurie per vari festival cinematografici. Ha lavorato anche con Paolo Sorrentino, Vittorio Storaro, Umberto Contarello, Pino Quartullo, Stefano Reali e Cary Fukunaga. Nel Maggio del 2017 ha fondato la "And So? Productions", società di produzione e distribuzione cinematografica.

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