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Il programma SAAL, l’architettura della rivoluzione

(…) Nel sistema abitativo tradizionale, tutto é pronto quando arrivano gli inquilini.
Con il programma SAAL, l’inquilino arriva prima che qualunque decisione venga presa (…).
Nuno Portas

Nato dalla rivoluzione del 25 Aprile del 1974 in Portogallo, il programma SAAL (Servizo Ambulatorio di Appoggio Locale), scateno’ uno dei piu’ eccitanti processi dell’architettura del XX secolo. Fu un esperienza pioniera nel contesto europeo che propose la creazione di vere e proprie “brigate” comandate da architetti che, in collaborazione con la popolazione, avevano come obiettivo quello di affrontare le necessità abitative delle comunità piu’ povere di tutto il territorio portoghese.

E’ necessario ricordare  che durante l’Estado Novo, la dittatura salazarista, le politiche abitative pubbliche  furono usate come strumento di controllo sociale e come mezzo di diffusione dei valori autoritari e repressivi del regime. In una prima fase si opto’ per la costruzione di unità unifamiliari, visto che le abitazioni collettive erano considerate come focolai dello sviluppo di movimenti sovversivi o rivoluzionari. In un secondo momento, si passo’ a prendere in considerazione la costruzione di edifici collettivi localizzati nelle periferie delle città (zone di norma lontane dai centri economici e culturali e mal servite dal trasporto pubblico). Questi quartieri-dormitorio, i cosidetti bairros de lata (quartieri di latta) erano soggetti ad un insieme di regole che violavano sommariamente le libertà individuali e gli elementari diritti alla privacy, spesso strettamente controllati dalla temutissima PIDE.

Da una profonda ricerca sociale delle condizioni di vita in questi quartieri, alla creazione di precise commissioni di cittadini, dal progetto architetotnico allo studio collettivo dei processi di esproprio, queste brigate reinventarono la pratica dell’architettura, progettando con gli abitanti stessi e non per gli abitanti.  Un lavoro imponente di ricerca che anticipo’ questo processo fu la pubblicazione del testo Arquitectura Popular em Portugal (arrivato nel 2003 alla quarta edizione), considerato un  testo sacro dalla generazione post-rivoluzione dei garofani e al  quale parteciparono tutti gli architetti piu’ imporanti dell’epoca, tra i quali Fernando Tàvora, Keil do Amaral e Nuno Teotonio Pereira.

Parliamo di case
del sagace esercizio di un potere
cosi’ solido e silenzioso come solo fu
nel tempo più antico.
Herberto Helder

Attivo fino all’ottobre del 1976, il programma SAAL concluse nei suoi ventisei mesi di esistenza circa 170 progetti che coinvolsero piu’ di 40.000 famiglie da Nord a Sud, includendo i distretti di Aveiro, Castelo Branco, Coimbra, Évora, Faro, Lisboa, Santarém, Setúbal e Porto. A piu’ di quarant’anni dall’inizio del SAAL, la sua importanza continua a definire la maglia spaziale e sociale delle città e dei quartieri interessati dal programma e invita ancora oggi ad una riflessione sui processi collettivi di trasformazione sociale.

Il quartiere di Bouça (Porto), progettato dall’architetto Alvaro Siza – 1975

In quest’epoca di transizione democratica, coincidendo con un’epoca di profonda trasformazione nelle strutture del potere, le relazioni di contaminazione tra i processi rivendicativi , le strutture rappresentative e le organizzazioni autonome precipitarono vertiginosamente. In questo vortice – in buona parte creato dalle tensioni di una società che tentava con innumerevoli contraddizioni e a differenti ritmi di prendere il treno del suo tempo – si giocavano questioni basilari di organizzazione societaria, come il modello politico, il modello economico, la nascita di diritti fondamentali dello stato sociale; ma il piano dove si giocava la partita piu’ importante era nella questione della mobilità sociale: come vincere l’esclusione endemica proveniente dai bairros de lata, dove regnavano l’insalubrità e la mancanza di condizioni minime di dignità e dove l’analfabetismo era superiore al 25% ?
Come poteva una società gestire collettivamente la carenza di abitazioni, stimata nel 1970 in circa 500.000 appartamenti?
Queste erano le questioni centrali in quel particolare contesto storico. Contesto nel quale si svilupparono, in tutto il paese, un significativo numero di operazioni talmente stimolanti da far ripensare la relazione della popolazione con il diritto alla città, di lefebvriana memoria. Gli architetti che coordinavano le brigate di intervento furono mossi da una totale volontà di partecipazione politica insieme ad una disponibilità quasi completa, sia per la mancanza di un vero e proprio mercato della costruzione, sia in conseguenza di alcune preoccupazioni che si concentrarono intorno la pratica dell’archietttura, della sua autonomia disciplinare e della responsabilità sociale dell’architetto.

Malgrado tutte le contraddizioni e tutti gli insuccessi che il SAAL e le sue brigate si portarono dietro, ancora oggi rappresenta l’architettura della rivoluzione, partecipativa, contraddittoria, aperta, in qualche caso rigorosa, demagocica in altri. Per molte comunità il SAAL rappresento’ un importante passo verso un alloggio degno.
Come scritto nel Livro branco do SAAL (Il libro bianco del SAAL) , pubblicato nel 1976, il processo si gioco’ “ città per città, isolato per isolato, casa per casa, stanza per stanza”. Nei ricordi di chi c’era, persona per persona.

About Bernardo Grilli

Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi.

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