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La sede centrale dell'Olivetti: il Palazzo Uffici a Ivrea

Looking Forward. Olivetti: 110 anni di immaginazione

La mostra, ospitata a Roma nelle sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, celebra i 110 dalla fondazione di Olivetti

Il 2018 è un anno di importanti ricorrenze e celebrazioni per il design italiano: dopo gli appuntamenti che si sono susseguiti in occasione del centenario della nascita di Ettore Sottsass,  la Galleria Nazionale di Roma dedica ora una mostra a Olivetti, la prima fabbrica italiana di macchine da scrivere.

La storia di Olivetti comincia nel 1908, quando Camillo Olivetti rivolge alla moglie «mille baci affettuosi» in una lettera redatta con il prototipo della macchina da scrivere M1, la prima della storia Olivetti, che entrerà in produzione l’anno successivo.
La sede della società viene insediata a Ivrea, in un edificio riconosciuto dagli eporediesi come “la fabbrica in mattoni rossi”, un edificio già progettato nel 1896 per ospitare una precedente attività industriale dell’ingegnere. Nascono così le officine ICO, dall’acronimo del fondatore Ing. Camillo Olivetti, che nell’arco di sessant’anni, tra il 1896 e il 1958, vennero progressivamente estese fino a raggiungere, su un fronte strada lineare, quasi un chilometro.

Nel 1932 Adriano Olivetti, figlio di Camillo, diviene direttore della Società e, quando si trasferisce a Milano con la moglie Paola Levi, si avvicina all’architettura, all’urbanistica, alla psicologia e alla sociologia. Con l’incontro con gli architetti Luigi Figini e Gino Pollini comincia una nuova fase dell’azienda all’insegna dello sviluppo e della modernizzazione della produzione. I nuovi corpi di fabbrica realizzati a Ivrea a partire dal 1934, sono costruiti con uno stile decisamente innovativo che armonizza la funzionalità delle attività della fabbrica con la bellezza dell’architettura: spazi compatibili con le esigenze economiche e produttive e al contempo pensati a misura d’uomo, che tengono in considerazione le necessità dei lavoratori e delle loro famiglie.

Si tratta di luoghi che rispecchiano in pieno la filosofia del cosiddetto Industriale illuminato che, in merito alla propria società, dichiarava: “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, de mocrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.”

 

Durante la dirigenza di Adriano Olivetti la gamma dei prodotti offerta è continuamente ampliata e la capacità produttiva della fabbrica ampliata per far fronte alle esigenze del mercato nazionale e internazionale, creando prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per la bellezza del design, la qualità tecnologica e l’eccellenza funzionale.

Proprio negli anni sessante l’azienda conosce la massima espansione sui mercati internazionali e nel 1950 un manifesto pubblicitario per la Lettera 22 recitava “Ogni sgorbio è uno sgarbo. Nessuno è un buon giudice della propria calligrafia. Quel che per uno è chiarissimo può essere un rebus per altri. Chiarezza è cortesia. Una Lettera scritta a mano fa perdere tempo e pazienza. Una lettera dattiloscritta parla sempre chiaro. Scrivete a macchina.” Nel 1959 la Lettera 22 viene giudicata da una giuria di designer a livello internazionale il primo tra i cento migliori prodotti degli ultimi cento anni e, contemporaneamente,  l’azienda introduce per la prima volta sul mercato – e sulle scrivanie degli uffici – oltre che le macchine da scrivere, anche macchine utensili, calcolatrici e computer.

La mostra, offre l’occasione di effettuare un tuffo fra macchine da scrivere, video, poster e grafiche che testimoniano la gloriosa storia di un’azienda che ha saputo interpretare e rispondere alle tendenze culturali internazionali,  offrendo oggetti del quotidiano in armonico equilibrio fra estetica e funzionalità. Il percorso, è articolato in due sezioni: la prima, Raccolta visiva, ricostruisce l’immagine della modernità adottata dall’azienda, un’avanguardista ricerca di corporate image e identity condotta in tempi non sospetti; la seconda, Disegnare la vita, è una raccolta di scatti fotografici, manifesti pubblicitari e parole che hanno espresso la poetica di un’estetica proiettata al futuro.

 

About Elisa Russo

Elisa Russo
Lettrice e architetto, sono appassionata di arte, design ed architettura, e della loro comunicazione. Credo fermamente nelle parole di Leo Longanesi: “Un'idea imprecisa ha sempre un avvenire.”

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