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Galleria dell’Accademia Nazionale di San Luca

Due cose mi affascinano particolarmente: il caso e la bellezza discreta. Girovagando senza meta mi sono imbattuta in Palazzo Carpegna e, soffermandomi sulla targa esterna, ho scoperto che bastava chiedere al custode da che parte andare, per scoprire di avere libero accesso alla Galleria dell’Accademia Nazionale di San Luca.

Da dove partire? Forse dalla discreta palazzina rosa fuori e marmorea dentro, situata alle spalle della Fontana di Trevi, appartenuta originariamente alla famiglia Carpegna e ridisegnata da Borromini. A seguito delle varie modifiche apportate nel corso degli anni dai ripetuti passaggi di consegna della struttura, la mano di Borromini si puo’ ancora ammirare nel bellissimo portico al pianterreno.

Dal 1934 e’ sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri, che trae le sue antiche origini dalla cinquecentesca Universita’ delle Arti della Pittura di Roma.

Nel corso del Settecento il prestigio dell’Accademia raggiunse il suo apice, ottenendo il riconoscimento internazionale, testimoniato anche dalla richiesta di aggregazione di altre accademie italiane e straniere.
Grazie anche al ruolo fondamentale svolto dall’attività didattica per l’insegnamento del Disegno e all’istituzione dei Concorsi, l’Accademia rimase a lungo un riferimento internazionale per le Belle Arti. Solo dopo la soppressione delle Scuole, avvenuta nel 1873, l’Accademia avrebbe cominciato a perdere gradualmente la centralità che aveva mantenuto per tre secoli.

Un aspetto rilevante dell’attività dell’Accademia a vantaggio delle arti furono, fin dai primi momenti di vita dell’istituzione, i concorsi. Essi venivano banditi periodicamente utilizzando fondazioni e lasciti di accademici.

Oggi, salendo al terzo piano, e’ possibile ammirare una parte delle collezioni accademiche.

La prima sala, quella della Didattica, ospita una serie di ritratti e autoritratti di pittori, scultori e architetti, una delle più importanti eredità artistiche conservate presso Galleria dell’Accademia Nazionale di San Luca e, nel suo genere, tra le maggiori al mondo.

La Sala dei Paesaggi invece intende testimoniare un’altra vocazione dell’Accademia: quella collezionistica, che si sviluppa sin dagli anni della fondazione e si esplica con due modalità. La prima è rappresentata dai cosiddetti “doni d’ingresso”, che l’istituzione richiede ad ogni artista al momento della cooptazione nel corpo accademico. Si tratta di volta in volta di un’opera ritenuta emblematica dall’autore e in quanto tale sottoposta al vaglio critico dei colleghi, ma anche al giudizio della storia: un indicatore prezioso della cultura e del gusto, individuale e contestuale. Ma il costituirsi nel tempo di un patrimonio artistico imponente per quantità e qualità è il risultato anche di donazioni e lasciti all’Accademia che si vanno moltiplicando soprattutto a partire dal XVIII secolo, da parte di artisti, collezionisti, amatori.

E’ qui che e’ possibile ammirare “Scenografia teatrale”  di Canaletto. Forse un primo studio per una scenografia teatrale, evoca un Campidoglio fantastico, che si scorge attraverso una loggia a quattro archi, inquadrata da colonne corinzie e vivacizzata da elementi dorati e statue. Fulcro della composizione in cima alla scalinata è un monumento equestre che richiama quello di Marcaurelio, inserito sotto un arco trionfale. L’opera potrebbe essere stata eseguita subito dopo il soggiorno romano di Canaletto, poiché esibisce un vero e proprio repertorio di vestigia antiche.

Altra meraviglia e’ la Sala dei Gessi, che ospita la raccolta di gessi originali con sculture, tra gli altri, di Canova, Thorwaldsen, Kessels, Wolff, Tenerani e Zagari, per lo più lasciti o doni di ingresso degli artisti nella prestigiosa istituzione romana.

Bellissimo il Ganimede e l’Aquila di Thorwaldsen. Ganimede, bellissimo figlio di Tròo e di Calliroe, secondo la tradizione mitologica, fu rapito da un’aquila mandata da Zeus, o più probabilmente dallo stesso padre degli dei, tramutatosi in una meravigliosa aquila, per assegnare al giovane la mansione di coppiere alla sua mensa, già riservata alla graziosa Ebe. Cosa questa che suscitò il risentimento di Era che di Ebe era madre .

Ma il motivo vero dell’irritazione della dea poteva più sicuramente essere rapportato al fatto che il singolare rapimento del leggiadro giovane era stato condotto per ben diverso ed inconfessabile scopo.

In ogni caso, Giove non mancò poi di risarcire Tròo, per il torto che gli aveva arrecato, facendogli recapitare da Ermes un vitigno d’oro e due cavalli velocissimi.  L’opera rappresenta il bel Ganimede che porge, servizievole e sottomesso al volere del suo padrone, ancora celato sotto le spoglie dell’aquila che lo ha appena rapito, una coppa ricolma di vino per abbeverarlo, anticipando così il suo destino di coppiere alla mensa degli dei.

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martina coppola
Nella vita mi occupo di altro, perciò guardo all'Arte con la fiducia di chi spera che il mondo sarà salvato dalla Bellezza.

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