Home / Internazionale / Siria: si avvicina la tempesta
Siria: tempesta in arrivo

Siria: si avvicina la tempesta

La Siria è prossima a una tempesta portata da venti occidentali. Il presunto attacco chimico di Douma ha cambiato la policy degli Stati occidentali, ricreando livelli di scontro con il governo siriano e i suoi alleati che non si raggiungevano dal segretariato di Stato di Hillary Clinton, durante l’amministrazione Obama.

LA POSIZIONE AMERICANA – Con la sfrenata voglia di un attacco militare da parte francese e il sostegno di Gran Bretagna, l’amministrazione Trump è incerta se scatenare una tempesta di missili sugli obiettivi delle truppe siriane fedeli a Bashar Al-Assad. Il problema ora per il Pentagono e i suoi alleati risiede nel non intaccare in nessun modo siti o obiettivi russi. Qualora dovesse esserci il minimo errore si rischierebbe di arrivare a un’escalation di difficile risoluzione. Al Pentagono si attende solo l’ordine di Donald Trump, che intanto ha avvertito Mosca con una sorta di dichiarazione di guerra via Twitter: “La Russia si prepari, i nostri missili stanno arrivando, belli, nuovi e ‘intelligenti’!“. Immediata la risposta: “I missili li usino contro i terroristi”.  Poi insinua che il vero intento Usa sia bombardare per “cancellare le tracce” di quanto realmente accaduto a Douma.

In serata la Casa Bianca ha chiarito che il presidente Donald Trump non ha stabilito un calendario per l’azione in risposta a un presunto attacco chimico in Siria, nonostante la sua nota su Twitter. La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha detto che Trump aveva una serie di opzioni, non solo militari, che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo e sta valutando come rispondere.

 http://<iframe width=’480′ height=’290′ scrolling=’no’ src=’https://www.washingtonpost.com/video/c/embed/1cb11fdc-3cce-11e8-955b-7d2e19b79966′ frameborder=’0′ webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe>

E’ certo che in ogni caso gli statunitensi dovranno ormai praticare un’opzione militare la cui portata farà comprendere il ruolo e il livello di scontro che sono pronti e intenzionati a sostenere nella difficile partita siriana.

LA POSIZIONE DELL’EX CAPO CIA – Nel dibattito di questi giorni è intervenuto stamane (ora italiana ) sulle tensioni  tra Usa e Mosca Mike Pompeo dichiarando che “la politica soft verso la Russia è finita”.

Il segretario di Stato Usa: “Abbiamo imposto sanzioni dure ed espulso più diplomatici russi e agenti segreti dagli Usa che in ogni altra epoca sin dalla guerra fredda”. “La strategia per la sicurezza nazionale di Trump, giustamente, ha identificato la Russia come un pericolo per il nostro Paese”.

“La lista delle azioni di questa amministrazione per aumentare il costo per Vladimir Putin – osserva il capo della Cia uscente – è lunga. Stiamo ricostruendo il nostro già forte esercito e rifinanziando il nostro deterrente nucleare. Abbiamo imposto sanzioni dure ed espulso più diplomatici russi e agenti segreti dagli Usa che in ogni altra epoca sin dalla guerra fredda”.

FRANCIA E GRAN BRETAGNA – Le regine del Vecchio Mondo sono partecipi a un rinnovato dinamismo, soprattutto francese che dal 2011 con i bombardamenti in Libia è tornata a volersi imporre, con un sostegno incondizionato a Washington. Noto però come siano gli Stati Uniti d’America a guidare in maniera più coerente e ragionata la coalizione rispetto la propensione all’utilizzo delle armi da parte anglo-francese. Dirigenti dell’amministrazione Trump stanno discutendo con dirigenti di Francia e Gran Bretagna per una possibile risposta militare comune. Lo riferisce l’Ap citando dirigenti americani, secondo cui gli alleati stanno valutando di lanciare un attacco militare entro fine settimana. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la Francia

“annuncerà le sue decisioni nei prossimi giorni. In nessun caso le decisioni che prenderemo avrebbero tendenza a colpire alleati del regime o colpire chicchessia, ma saranno mirate alle capacità chimiche del regime”. Macron dà per scontato che ci sarà un’operazione militare.

“L’uso continuo di armi chimiche non può restare senza risposta” ribadisce la premier britannica Theresa May. “Se il regime americano e i suoi alleati francesi e britannici ritengono che le loro azioni e dichiarazioni fermeranno la lotta terrorismo in Siria si illudono poiché lo Stato siriano continuerà a lottare contro il terrorismo qualunque sia la loro reazione”, è quanto afferma una fonte del ministero degli Esteri siriano. In nottata arriva anche la notizia di un dispiegamento di sottomarini verso la Siria, nel raggio d’azione missilistico. Lo sostiene il Daily Telegraph sottolineando, come anche altri media britannici, che la May sarebbe pronta ad un attacco missilistico congiunto con gli Usa senza passare per il Parlamento.

LA POSIZIONE RUSSA – Se precedentemente il Presidente Trump aveva affermato nella giornata di lunedì una ferma risposta in massimo 48 ore, il quadro degli eventi si è modificato data la presa di posizione della Russia. I membri del Cremlino hanno risposto duramente sia durante la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso lunedì che nelle successive dichiarazioni.

Al momento sono solamente quattro le unità di superficie russe con capacità di combattimento ora presenti nel Mediterraneo: un Cacciatorpediniere classe Khasin “Smetlvy”, due fregate classe Grigorovich (adm. Grigorovich- adm. Essen) e, infine, una corvetta lanciamissili classe Krivak.

La Russia sostiene che l’attacco chimico segnalato in Siria domenica scorsa, in quel di Douma, sarebbe stato organizzato dai cosiddetti “white elmets“, una ONG finanziata dagli Stati Uniti. Ai microfoni di EuroNews, l’ambasciatore della Russia presso l’UE Vladimir Chizov, ha dichiarato: “Gli specialisti militari russi hanno visitato la regione, hanno camminato su quelle strade, sono entrati nelle case, hanno parlato con medici locali e visitato l’unico ospedale funzionante di Douma, compreso il suo seminterrato dove si è riferito che montagne di cadaveri si accumulano. Non c’era un solo cadavere e nemmeno una singola persona è entrata in terapia dopo l’attacco”.

 

LA SITUAZIONE SUL CAMPO – In Siria il regime di Bashar al-Assad ha innalzato la bandiera governativa nella città di Douma, ultima roccaforte ribelle nell‘enclave orientale di Ghouta, conquistando l’intera area. “Un evento importante per la storia della Repubblica araba di Siria si è verificato oggi: la bandiera del governo siriano è stata issata su un edificio nella città di Douma e segna il controllo di questo località e quindi della Ghouta orientale nella sua interezza”, ha detto il generale russo Yevgeny Yevtushenko, citato dalle agenzie russe.  La televisione russa ha mostrato le immagini della bandiera rossa, bianca e nera con due stelle verdi, appesa a un edificio, mentre la folla esultava tra gli edifici danneggiati.

I COMMENTI IN ITALIA – Da registrare come monito le parole di Paolo Magri, presidente dell’Istituto per gli studi di Politica Internazionale, che nell’ambito di Agorà, in onda su Rai 3, in riferimento alle accuse lanciate contro il governo guidato da Bashar al-Assad spiega:

«Nessuno ha prove certe, siamo in una propaganda di guerra e le immagini possono essere montate. Non sappiamo se siano state usate armi chimiche». 

Paolo Magri che ci appare un gigante mentre SkyTg24 e i Telegiornali Rai parlano di responsabilità di Damasco senza un minimo di analisi e di corrispondenza con i documenti ufficiali. Ciò senza che qui non si voglia in alcun modo avallare l’una o l’altra tesi senza che vi sia chiarezza da parte dell’unica istituzione terza ossia le Nazioni Unite, alle quali ancora non è stato permesso di agire sul campo.

Prove o non prove resta certa la paura per un attacco, spinto anche dai media di area progressista, i cui esiti appaiono incerti e potrebbero farci ritrovare a una ” nuova crisi cubana ” nel XXI secolo. Servirebbe attenzione e soprattuto ricordarsi che nel pantano i primi e unici a soffrire sono i Siriani. Una primavera che non è stata araba e che rischia di trasformarsi in inverno.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

Check Also

Realpolitik: un vicolo cieco?

In un articolo di Limes del 21 maggio scorso è stato tradotto un brano che ...