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Avicii

Avicii – Il destino di un’artista

E’ morto il dj e produttore svedese Avicii, pseudonimo di Tim Bergling. Tradizione vuole che nella scelta del nome vi sia il destino di una persona, di un’artista.

Ebbene, Avicii deriva dal riferimento al Avīci:

 無間地獄. Il Naraka Senza Interruzioni. Gli esseri sono arrostiti vivi in un enorme forno per 339.738.624×1010anni. È il luogo di pena per chi compie una delle cinque azioni a retribuzione immediata.

Che nel Buddhismo corrisponde al livello più basso ossia al corrispettivo dell’inferno.

Tim Bergling era all’inferno. Stava all’inferno da molti anni, schiacciato da un successo senza pari nel tempo e figlio di un talento senza precedenti nell’EDM. Il nome gli era stato suggerito dal suo manager perso svedese Ash Pournouri che aveva scoperto il talento di Avicii quando il ragazzo era appena maggiorenne, nel 2008. Lo stesso manager gli suggerì il nome. Anni di successi e di fiamme dell’inferno quello passati insieme tra i due, fino alla separazione nel 2016 dei rispettivi percorsi.

Per capire il talento di Avicii basta ascoltare le sue produzioni. Icona dell’EDM, non ha trovato barriere per la sua musica in ogni parte della terra. Il 2011 l’anno della svolta eppure il suo percorso era iniziato bene prima. Avicii firmò il suo primo contratto discografico nel 2007, a soli 18 anni, con la casa discografica Dejfitts Plays Label. La sua prima canzone che entrò nelle classifiche di diversi paesi fu “Seek Bromance”, nel 2010.Lo stesso anno, chiamato dal re della trance Tiesto, Privilege di Ibiza. Il talento c’era, era stato notato e tre anni dopo cambiò la storia della recente musicale mondiale. E’ nel 2011 quando sulla base di “Something’s Got a Hold on Me” di Etta James lancia “Levels”. Il clamore e il successo raggiunto lo portano in vetta a ogni classifica.

Il 2011 è l’anno della svolta. In quell’anno crea Tom Hangs, un nuovo alter ego, e firma con i fratelli cantanti Shermanology il disco Blessed. A soli 22 anni Avicii è sesto nella Top 100 pubblicata da DJ Mag, la Bibbia dell’elettronica.

Da lì i poi Avicii non si ferma mai. Fino al 2016 quando decide di interrompere ogni rapporto con il suo precedente manager e di incominciare una nuova vita. Perché le fiamme del successo sono in realtà quelle dell’inferno. Un inferno fatto di dipendenze da alcool e da altre droghe. Un inferno che non gli permetteva più di lavorare, gli viene asportata la cistifellea e subisce una pancreatite acuta. Fermandosi incontra la nuova manager Diana Baron. Tornano i suoi podcast. Torna a produrre e si riavvicina alla trance. Poi il 20 aprile scorso la notizia.

 

Quando in una delle mie chat di Whatsapp si è sparsa la notizia mi sono domandato chi fosse per me Avicii?

La risposta è stata semplice “Il dj della mia generazione, dei miei vent’anni”.

D’altronde il ragazzo della periferia est di Stoccolma si era innamorato dell’elettronica, come tutti i nati a fine anni ottanta, grazie ai Daft Punk. Si era fatto conoscere e aveva conosciuto il mondo grazie a MySpace. Aveva ripreso i vinili di jazz e blues rendendoli immortali come oggi si è tornati a fare.

Adieu Tim.

 

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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