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Iraq Libano al voto 2018

Il Medio Oriente va al voto in Iraq e Libano

Il Medio Oriente va al voto in Iraq e Libano. Nel giro di sei settimane il Medio Oriente potrebbe ritrovarsi con nuovi protagonisti. Due Paesi fondamentali per la stabilità dell’area sono chiamati alle urne. Una primavera che potrebbe riservare sorprese, proprio mentre si cerca di trovare un equilibrio nell’incertezza post “primavere arabe”, guerre e Islamic State.

LIBANO. Dopo un lungo tempo e una missione di pace seguita alla II Guerra Libanese Israeliana il Paese dei cedri tornerà al voto. Un appuntamento di anno in anno rinviato anche a causa della guerra in Siria. E’ bene ricordare come in Libano da decenni i poteri debbano essere spartiti tra le diverse confessioni religiose. Eppure, la nuova legge elettorale, approvata nel 2017, ha introdotto l’importante novità del passaggio da un sistema proporzionale puro al posto del maggioritario. In molti in Occidente temono le divisioni nel fronte cristiano e sunnita che porterebbero l’allato di Teheran “Hezbollah” a incidere ancor più fortemente sul futuro assetto di Beirut e dell’intera regione 

IRAQ – Le elezioni parlamentari del 2018 in Iraq, che incarnano simultaneamente la continuità e il cambiamento, si svolgeranno in un’atmosfera particolarmente frammentaria. Le elezioni si svolgono all’ombra della devastazione lasciata dal conflitto con l’ISIS e le gravi divisioni all’interno del partito sciita governante. Di conseguenza, il voto del 12 maggio sarà una cartina di tornasole per l’atmosfera del paese, sulla scia di alcuni tumultuosi anni.

Con poche eccezioni, le coalizioni elettorali sono dominate dagli stessi attori che hanno presieduto la scena politica dalle elezioni del 2006. Mentre i volti rimangono gli stessi, ci sono cambiamenti significativi nelle configurazioni delle coalizioni – il più sorprendente dei quali è la frammentazione della forza più dominante nella scena politica: il gruppo sciita. In pratica dei protagonisti, insieme ai Curdi, della vittoria sull’Islamic State.

L’uomo da battere è il premier Haydar al-Abadi, uscito dal partito di maggioranza Dawla. La sua lista è laica, nazionalista e confessionalmente trasversale, pur ancorata a una forte presenza sciita. Residuali invece le speranze di vittoria o affermazione delle liste Curde o Sunnite, le quali oltre a rappresentare delle minoranze etniche soffrono le forti divisioni al loro interno. Da questa tornata elettorale quasi sicuramente uscirà un governo di grande coalizione, che accolga più anime. Sì, perché l’Iraq ha bisogno di una connessioni e di una forte unità d’intenti tra le diverse identità che lo compongono.

E allora che il voto, che della democrazia è anima e linfa, trionfi. Isis permettendo.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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