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Iran, scommessa atomica

Il prossimo 12 maggio Donald Trump dovrà decidere se rinnovare o meno l’accordo sul nucleare con l’Iran. Lo scorso 29 aprile Emmanuel Macron, Theresa May e Angela Merkel avevano ipotizzato di estendere l’accordo anche alla produzione di missili balistici iraniani. Il presidente sciita Hassan Rohani ha ribattuto poche ore dopo dicendo che il trattato non è negoziabile.

Cosa si giocano l’Iran e i suoi avversari con questo accordo?
La disastrosa invasione dell’Iraq del 2003 e l’intervento in Siria erano stati condotti dagli Stati Uniti per rovesciare i governi di stati canaglia ostili e installare regimi filo-occidentali.
A quindici anni di distanza, il risultato è quello opposto. Gli Stati Uniti sono stati sostanzialmente sconfitti in Iraq, e le formazioni loro alleate vengono soverchiate in Siria. In entrambi i casi, la vincitrice della partita è stata Teheran.
Intervenuto a partire dal 2014 contro l’ISIS, l’Iran ha dispiegato ingenti quantità di uomini e mezzi a sostegno del primo ministro iracheno al-‘Abadi e del presidente siriano al-Assad. Intere brigate di pasdaran sono intervenute in Iraq e la formazione libanese Hezbollah, appoggiata dagli iraniani, sta combattendo al fianco di Assad e dei russi.

In Siria, l’attacco israeliano del 9 aprile e quelli NATO del 14 e 30 aprile sono stati lanciati soprattutto contro caserme e istallazioni gestite da iraniani.

L’Iran sta vincendo questi conflitti e sta allargando in questo modo la propria sfera d’influenza nella regione. I principali avversari dell’Iran nell’area, l’Arabia Saudita e Israele, sono terrorizzati da questi sviluppi. Impantanata in Yemen, l’Arabia Saudita ha tentato una serie di mosse azzardate per fermare l’espansione sciita nell’area.

Dopo aver sostenuto vari gruppi jihadisti nell’area (tra cui lo stesso Stato Islamico), il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman ha anche cercato di far dimettere il primo ministro libanese Saad Hariri lo scorso novembre. Entrambe le manovre sono fallite, e Riyad sta tentando un innaturale riavvicinamento con Israele in funzione anti-iraniana.

Non stupisce quindi che negli Stati Uniti i falchi vogliano contenere questo avversario storico. Tanto più che nell’ottica del Pentagono l’Iran è visto come un cavallo di Troia con il quale Russia e Cina espanderebbero la propria influenza nell’area.

Fin dall’inizio della campagna elettorale, Donald Trump ha lanciato commenti al vetriolo contro l’accordo sul nucleare iraniano, definendolo un atto stupido dell’amministrazione Obama.

L’accordo, però, è stato finora rispettato, e ha impedito all’Iran di costruire la propria prima bomba atomica.

Al di là del giudizio sulle sanzioni in sé (quanto siano efficaci, quanto siano estese, quanto sia giusto far pagare un intero popolo per le scelte del suo governo), il loro aumento spingerà inevitabilmente l’Iran nei mercati di Russia e Cina. E per quanto il danno economico per la teocrazia sciita potrà essere vistoso, i riflessi negativi si avvertiranno anche in Europa e negli USA.

Trump vuole strangolare l’economia iraniana, ma tace sulle eventuali conseguenze di una tale azione. Una repubblica autoritaria potentemente armata, se messa economicamente alle strette, può prendere decisioni avventate. L’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990 è l’esempio più recente.

Ma forse Trump vuole esattamente questo: preme per indurre l’Iran a scatenare un conflitto, per poi contrattaccare con l’aiuto di Israele e Arabia Saudita, in nome della stabilità e della democrazia.
Anche per questo Benjamin Netanyahu ha accusato l’Iran di aver iniziato lo sviluppo di armi nucleari (senza però mostrare prove in tal senso). Mentre il nuovo Segretario Generale ONU, Antonio Guterres, ha rivolto un appello a Trump per evitare questa mossa che innescherebbe una guerra in piena regola.

Se questo è il cinico calcolo di Donald Trump, che forse spera di riguadagnare un consenso interno ai minimi termini, dovrà muoversi in fretta. Una volta fuori dall’accordo, l’Iran potrebbe impiegare meno di un anno per ottenere una propria bomba atomica.

A quel punto ogni escalation sarà un azzardo, e Teheran sarà entrata nel club nucleare proprio grazie agli Stati Uniti.

About Valerio Cianfrocca

Qualcuno ha scritto che per stupire mezz'ora basta un libro di Storia. Aggiungerei che per stupire dieci minuti può bastare un buon articolo. Lo scopo di questa rubrica di geopolitica può essere riassunto così.

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