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Norham Castle, Sunrise c.1845, oil on canvas http://www.tate.org.uk/art/work/N01981

William Turner: una vita verso la leggerezza

Dall’architettura, per il paesaggio, all’atmosfera

 

Joseph Mallord William Turner nasce a Londra nel 1775, cresce a Maiden Lane, nel quartiere di Covent Garden, strada dove il padre lavora in una piccola bottega come barbiere. Incoraggiato proprio da quest’ultimo,  l’adolescente William, all’età di quattordici anni si iscrive e viene ammesso alla Royal Academy School. Qui conosce il maestro Thomas Malton, che lo introduce al disegno topografico ed architettonico.

Il lavoro costante al fianco degli architetti regala al pittore una stagione segnata dall’amore per il ritmo della linea e del chiaroscurale, ancora scandito in un registro ricco di dettaglio. Tale ricerca è ben leggibile nei lecture diagrams preparati per le lezioni tenute alla Royal, quando successivamente diviene professore associato di disegno prospettico.

Joseph Mallord William Turner: a sx Interior of a Prison, Lecture Diagram 65 circa 1810, http://www.tate.org.uk/art/work/D17090; a dx Interior of a Prison, Lecture Diagram 66 circa 1810, http://www.tate.org.uk/art/work/D17091

Non appena, però,  il giovane artista inizia la sua serie di viaggi nella campagna inglese, i confini di peso e dettaglio vanno a sfumarsi. È attraverso l’eterogeneità multiforme, sinuosa, indistinta del paesaggio  che Turner comincia a liberare il disegno dalla pesantezza della struttura, per arrivare alla leggerezza dell’impressione, dell’atmosfera [*]. La verticale e l’orizzontale, il tono chiaro/medio/scuro divengono una costruzione celata, latente e vitale del colore. Il giallo cromo che sveglia il sole. Il blu che cela il rosso, a onor del necessario rapporto armonico fra colori caldi e freddi.

Passo dopo passo la ricerca artistica di Turner si sublima in un’incessante danza tra la struttura pesante e materica dell’olio e la leggerezza umida ed indeterminata dell’acquerello, a tal punto che è spesso difficile in alcune opere riconoscerne la natura.

Norham Castle Sunrise c.1845, Oil on canvas, Joseph Mallord William Turner http://www.tate.org.uk/art/work/N01981

In mostra al Chiostro del Bramante dal 22 Marzo al 26 Agosto vi è: Turner Opere della Tate”, a cura di David Blayney Brown. Come specifica lo stesso curatore nelle spiegazioni d’ingresso, le opere esposte in mostra raccontano un aspetto intimo e sperimentale del Maestro inglese. Viene offerta al pubblico la collezione personale, conservata dal pittore nel proprio studio, composta di numerosi bozzetti, acquerelli, una serie di olii selezionati ed opere lasciate incompiute. Quegli studi di base da cui sono nate le grandi tele conosciute ai più: appunti di viaggio, frammenti mnemonici, attimi atmosferici sospesi nel tempo a fissare suggestioni intime, su cui il pittore, non più en plen air, ma ritirato nel suo atelier, tornava ripetute volte nel cercare quella o quell’altra emozione.

Indistinctness is my forte / L’indeterminatezza è il mio forte  [1]

In questa indeterminatezza del segno, espressamente emotivo e privo delle ambizioni di fama della opera gloriosa, si svela al mondo l’atmosfera, una risonanza diretta nel sentito dello spettatore.

Ma cos’è l’atmosfera?

Sulla questione numerosi pensatori, fra artisti, filosofi ed architetti continuano a confrontarsi. Non intesa nel suo termine scientifico, l’atmosfera è sicuramente ascrivibile ad un fenomeno spaziale e per questo motivo interessante a chi di spazio (vissuto) si occupa.

Atmosphere is – something indefinite and difficult to express [2]. / L’ atmosfera è qualcosa di indefinito e difficile da esprimere.

Un’indeterminata qualità diffusa spazialmente, che sfuma la storica dualità ontologica fra soggetto e oggetto: le sensazioni percepite dell’individuo non sono prettamente soggettive e personali, bensì si relazionano e subiscono l’influenza di un qualcosa che viene emanato dalle cose stesse e per tale motivo è in parte oggettivo.

La scienza svela che l’uomo nasce per essere in relazione con un Altro da sé a tal punto che tutto il sistema sensoriale percettivo umano è plasmato al meglio per esperire le cose che lo circondano. Così Goehte scriveva:

If the eye were not sun-like, the sun’s light it would not see.

E ancora 

 Colour is a law of nature in relation to the sense of sight  [3]  

Per Goethe il colore scaturisce dalla luce e non l’inverso sostenuto da Newton. Il nostro occhio è stato creato per percepire luce e colore e per questo si può dire che anch’esso è in parte fatto di luce (sun-like). Così quel che è dato esterno, risulta in verità esser anche dato interno, scatenando differenti emozioni nell’animo, che Goethe provò a sistematizzare su diagrammi cromatici.
Non ci si può dunque sorprendere se il Maestro della luce londinese studiò approfonditamente la teoria del colore del pensatore tedesco, usandola come bussola delle proprie sperimentazioni cromatico-atmosferiche.

A sx Lecture Wheel J.W. Goethe, a dx Lecture Diagram 01, M.W. Turner, http://www.tate.org.uk/art/artworks/turner-lecture-diagram-colour-circle-no-1-d17149

È forse banale, ma necessario, sottolineare come l’indeterminatezza travolgente del lavoro cromatico-chiaroscurale di Turner abbia influenzato con cento anni di anticipo gran parte dei Maestri del Novecento e contemporanei, germinando dall’Impressionismo fin nell’Informale. Monet scopre il lavoro del pittore inglese durante la sua fuga londinese dalla guerra franco prussiana agli inizi del 1870. Seguono Rothko, Twombly, Turrel ed Eliasson e sono solo alcuni, questi nomi elencati in mostra al Chiostro. Si può, ulteriormente, notare come i due contemporanei riportati possano rientrare in una corrente di artisti che lavora dichiaratamente sul dato atmosferico. Turrel ed Eliasson producono opere spaziali che nulla contengono di dato narrativo, si concentrano, invece, sull’aspetto percettivo ed esperienziale che risuona nel nostro agire prima ancora che il dato riflessivo entri in gioco.

Sun Setting over a Lake c.1840 Joseph Mallord William Turner   http://www.tate.org.uk/art/work/N04665

Sin dagli esordi Turner ha nutrito l’indefinito, il patico. L’emozione velata nella visione d’insieme immersiva e vaga. Così, nelle sue pitture di paesaggio si nasconde il dato miracoloso della natura umana, nata così minuscola e caduca alla superiorità del cosmo, ma anche capace di meravigliarsi e riempirsi della sua  immensa ed estatica magnificenza.

[*] Il presente scritto riporta brevi estratti delle spiegazioni in aula del pittore Vincenzo Scolamiero, professore dell’Accademia delle Belle Arti di Roma.

[1] Cit. in Wikipedia: Walter Thornbury. The Life of J.M.W. Turner,: … Founded on Letters and Papers Furnished by His Friends and Fellow Academicians. By Walter Thornbury. In Two Volumes, Volume 2

[2] Gernot Böhme, Atmospheric Architectures , The Aesthetics of Felt Spaces, (trad.) Tina Engels-Schwarzpaul, Bloomsbury Publishing, Londra, 2017

[3] In Atmospheric Architectures cit. Goethe, J. W. v., & Eastlake, C. L. (1840). Goethe’s theory of colours; with notes by Charles Lock Eastlake (C. L. Eastlake, Trans.). London: John Murray.

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Isabella Zaccagnini
L'Architettura è uno strumento atto a semplificare la vita dell'uomo. Essendo la vita una realtà complessa, come ogni complessità, per essere semplificata, è necessario il tentativo di spiegarla. In tale direzione va la ricerca personale svolta con PoliLinea.

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