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MACRON VUOLE LA LIBIA

Macron vuole la Libia. La guerra per il Mediterraneo con l’Italia

Macron vuole la Libia. Il Paese nordafricano rappresenta la guerra per il Mediterraneo. Vuol sostituirsi all’Italia nel contesto libico, seguendo le orme del progetto di Sarkozy. Scordatevi le frasi sull’Unione Europea premio Nobel per la Pace, sulla fratellanza dei due popoli: in Libia Italia e Francia perseguono lo stesso scopo e sono pronte a tutto per ottenerlo. Attualmente finanziano milizie opposte, intrattengono rapporti privilegiati con tribù differenti e la loro posizione in Libia ricalca geograficamente la distribuzione delle tribù tra Tripolitania e Cirenaica.

Vi è subito da evidenziare che il Presidente Macron, nonostante le sue invettive al Parlamento Europeo sui rischi della fascinazione di Putin, in Libia persegue i suoi obiettivi in sintesi con la Russia. Mentre l’Italia, che ha accettato sanzioni alla Russia economicamente devastanti per alcuni suoi settori produttivi, è rimasta fedele all’alleato statunitense.

Dopo un governo della durata di un lustro guidato da una forza politica filofrancese ossia il Partito Democratico (la crisi libica del 2011 fu uno degli elementi propedeutici alle dimissioni di Berlusconi) il Bel Paese ha perso posizioni nel difficile scacchiere libico.

 

IL VERTICE DI PARIGI –  Il vertice organizzato lo scorso martedì a Parigi da Emmanuel Macron è un’iniziativa sostanzialmente unilaterale che scalza l’Italia dal suo tradizionale ruolo di interlocutore privilegiato e sancisce il ruolo della Francia come il più influente mediatore per la Libia. L’intesa raggiunta tra i più importanti leader libici, peraltro senza una firma ufficiale e senza il consenso di 13 importanti milizie della Tripolitania, è una dichiarazione di intenti che attende la ratifica delle prossime elezioni fissate al 10 dicembre prossimo.

 

AL SARRAJ E HAFTR ALL’ELISEO – Già lo scorso 25 luglio, solo due mesi dopo essersi insediato all’Eliseo, Macron aveva colto di sorpresa il mondo invitando i due leader rivali della Libia nel castello di Celle-Saint-Cloud, alle porte di Parigi. Per la prima volta Fayez al-Sarraj, premier di quel Governo di accordo nazionale (Gnc) sostenuto dalla Comunità Internazionale, e il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, trovarono un accordo. L’esclusione dell’Italia, fino a quel momento protagonista dei negoziati insieme all’Onu, aveva provocato il disappunto di Roma. Roma che però all’epoca viveva attraverso il suo Governo una sostanziale subalternità e senso di prostrazione nei confronti francesi, per ovvi motivi politici interni.

L’invito di Haftar nel luglio 2017 rappresentò lo sdoganamento del generale ribelle e in parte secessionista alleato e uomo forte di Parigi.

Pur cercando assiduamente di portare i due rivali al tavolo dei negoziati, l’Italia ha sempre sostenuto le autorità di Tripoli. Non è peraltro irrilevante il fatto che la maggior parte dei giacimenti dove opera l’Eni si trovi proprio in Tripolitania. Parigi non stava a guardare. Sotto la presidenza di François Hollande, forze speciali francesi si erano già insediate in Cirenaica.

 

PERCHE’ MACRON VUOLE LA LIBIA . Con un abile equilibrismo diplomatico Parigi sosteneva ufficialmente il Gnc, ma al contempo, stava al fianco del suo nemico. Di nascosto. Fino al 20 luglio 2016, quando la morte di tre soldati francesi precipitati con un elicottero nei pressi di Bengasi, dove Haftar stava combattendo contro milizie islamiste, costrinse il ministero francese della Difesa a uscire allo scoperto: la Francia aveva inviato forze speciali in Libia. A fianco di chi, è facile immaginarlo. Il bottino sarebbero i pozzi petroliferi da strappare alla nostra ENI. 

Macron sembra aver rafforzato i rapporti con Haftar, e con il suo alleato, l’Egitto. Cogliendo una straordinaria occasione durante la visita a Parigi del presidente americano Donald Trump, il 13 luglio scorso. «Il presidente Trump ed io condividiamo le stesse intenzioni riguardo alla Libia», aveva ribadito.

Roma ora necessita di ritrovare il suo ruolo primario, magari contando sull’alleato e protettore americano (viste le ultime due settimane) in Libia e nel Mediterraneo. Esulando dal patto Sarkozy-Merkel che voleva in Europa a sud-ovest del Reno l’influenza francese e a nord-est quella tedesca. D’altronde il Mediterraneo o torna a essere Mare Nostrum oppure l’Italia morirà.

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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