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Le due gemellastre di Santa Maria Maggiore

Lo skyline del colle Esquilino è dominato da due cupole, simili ma risalenti a momenti diversi. Si tratta della cappella Sistina – voluta da papa Sisto V Peretti (1585-90) – e della cappella Paolina, innalzata per volere di papa Paolo V Borghese (1605-21).

La vicenda prende inizio nella seconda metà del Cinquecento, allorché si avvertì l’urgenza di collegare con maggiore facilità le basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni in Laterano al centro della Capitale. Infatti, la loro fruizione – prima dimenticata in favore di un potenziamento del complesso di San Pietro, immagine per antonomasia della Ecclesia Triumphans – stava tornando ad assumere adesso un’importanza strategica per il culto, soprattutto a motivo del dilagare della riforma protestante. Occorreva investire sulla costruzione di una idea di unitarietà che, oltre a mostrare la magnificenza del sovrano e la forza della Chiesa, rendesse anche evidente il legame con le origini della religione: una legittimazione circostanziale ora più che mai necessaria.

Sisto V fu tra i primi a comprendere l’importanza di questa operazione di marketing: una ristrutturazione urbanistica che non solo avrebbe rilanciato il ruolo guida del Papato quale erede di una tradizione risalente all’epoca di Costantino e – ancora prima – a Cristo ma che, allo stesso tempo, avrebbe consentito una ripresa edilizia a lui stesso proficua, poiché possessore di una vigna nelle vicinanze e vari terreni limitrofi. E perno della sua attività di recupero divenne proprio la costruzione di una cappella papale nell’antichissima basilica liberiana: una scelta che, nella sua apparente umiltà, individuava il fulcro di una moderna centralità urbana e stabiliva una nuova gerarchia dell’abitato locale. Punto finale di arrivo della via Felice – all’altro capo conclusa dalla chiesa della Trinità dei Monti – l’antica fabbrica paleocristiana acquistava quindi adesso nuove valenze simbolico-spaziali che obbligavano a una innovativa riflessione sulla sua figuratio. In tal senso, se da una parte si procedette all’elevazione di un obelisco sul suo retro – intendendolo quale fuoco prospettico dell’asse di connessione con il tessuto abitato – dall’altra si nobilitò l’edificio di culto verso nord-est proprio attraverso questa cappella funeraria dalla forte accentuazione monumentale: un ampliamento in forme magnifiche sottolineato anche dalla verticalizzazione impressa dalla cupola. Al suo interno, il sovrano e il suo protettore – papa Pio V Ghisleri (1566-72) avrebbero riposato per l’eternità, nel cuore della nuova espansione cittadina e omaggiati dall’antico Oratorio del Presepe, realizzato nel XIII secolo da Arnolfo di Cambio (1240-1310) e qui trasportato da Domenico Fontana (1543-1607) in blocco dall’abside della Basilica

Probabilmente, molti altri progetti aveva in mente il regnante ma il suo breve governo non gli permise di ultimarli tutti. Ciò nondimeno, con riguardo alla politica urbanistica e – in particolare – a Santa Maria Maggiore, il suo successore di non molti anni dopo Paolo V intese dare prosecuzione alle intenzioni del predecessore e approvò la costruzione di una cappella perfettamente simmetrica alla prima, che il Santo Padre commissionò nel 1605 all’architetto Flaminio Ponzio (1560-1613). Vincolato perciò dalla pianta a croce greca dell’ambiente diametralmente opposto, il professionista dovette attestarsi sulle medesime cadenze di quella ma – ciononostante – non si limitò a una mera copia; altresì, completata la struttura attorno al 1611, diede inizio ad una intensa campagna decorativa che, in marmi colorati e pietre preziose, venne terminata all’incirca nel 1616 eguagliando in grazia e sontuosità la rivale ma differenziandosi da quella quanto a impaginato e soluzioni di addobbo. La direzione delle pitture venne affidata al Cavalier d’Arpino (1568-1640) che realizzò i pennacchi della cupola e la lunetta sopra l’altare. Ludovico Cigoli (1559-13) collaborò al completamento della cupola mentre Guido Reni (1575-1642) fu l’autore principale delle singole figure di santi.

Fu un momento unico. Il raddoppio e la ripesa dell’ornamento diedero avvio a un gusto nuovo che, in breve, confluì nel Barocco definendone alcune caratteristiche poi mantenutesi nel corso del tempo; tant’è che ancora nel Settecento Ferdinando Fuga (1699-1782) non tardò ad avvalersi dell’ingegnosità della ripetizione speculare per risolvere la mancata simmetria della facciata: un’astuzia che, moltiplicando il palazzetto fatto erigere dallo stesso Paolo V in un secondo involucro volto solo a ospitare una scala, poneva le basi per una rimodulazione dell’intero prospetto e la definizione di un affaccio triadico dai forti accenti plastici; una composizione rigida ma allo stesso tempo anche naturale che, impostata sulla razionalità di struttura e la funzionalità di disposizione, connetteva il monumento al tessuto edilizio circostante e completava l’assetto cominciato più di un secolo prima da Sisto V tanto nel segno tanto della continuità quanto del rispetto.

 

Bibliografia essenziale

F. Bellini, L’organismo cupolato della cappella Sistina in Santa Maria Maggiore, in G. Curcio, N. Navone, S. Villari, Studi su Domenico Fontana, 1543-1607, Mendrisio Academy Press/Silavana Editoriale, Mendrisio 2011, pp. 105-126.

H. Gamrath, Roma sancta renovata: studi sull’urbanistica di Roma nella seconda metà del sec. XVI con particolare riferimento al pontificato di Sisto V (1585-1590), Bretschneider, Roma 1987.

S. F. Ostrow, L’arte dei papi. La politica delle immagini nella Roma della Controriforma, Carocci, Roma 2002.

About Iacopo Benincampi

Sono un architetto e dottore di ricerca in storia dell'architettura moderna con la passione per il Barocco. Attualmente, sono caporedattore di Polinice, collaboro con l'Open House di Roma e faccio ricerca d'archivio. Qui rifletto su qualche questione ed esprimo personali opinioni, senza pretese.

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