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La modernità colorata di Roberto Burle Marx

Roberto Burle Marx ha saputo costruire a partire dalla cultura e dalla flora brasiliana un’ impressionante opera nel campo della pittura e del paesaggio. Riconosciuto internazionalmente come uno dei principali paesaggisti moderni, la sua produzione artistica é strettamente connessa con l’avanguardia del XX secolo. A partire da composizioni astratte rivelo’ attraverso l’intensità dei colori il paesaggio naturale e culturale del suo paese e come interprete di questo territorio immenso e variegato costruì  attraverso i suoi giardini una grande sinfonia di immagini del Brasile.

Roberto Burle Marx, che nacque a San Paolo il 4 agosto 1909, dopo aver passato qualche anno a Berlino per studiare musica e pittura, sue prime vocazioni, ritorna in Brasile, a Rio de Janeiro, nel 1930 per terminare gli studi di disegno. Nel 1932, su invito di Lucio Costa, realizza il suo primo giardino e, dopo aver passato qualche anno nello stato nordestino del Pernambuco dove realizzerà un’intensa ricerca nel campo della botanica, arrivando a scoprire piu’ di cinquanta specie vegetali (come la Begonia burle-marxii Brade e l’ Heliconia burle-marxii), nel 1937 torna a Rio de Janeiro continuando i suoi studi nel campo dell’arte e avvicinandosi all’artista carioca Candido Portinari.

Heliconia burle-marxii

Il periodo modernista brasiliano é particolarmente interessante nella misura in cui l’apertura al linguaggio universale della geometria si trova in costante tensione con il bisogno di affermare i valori locali, destinati a favorire l’emergere di una coscienza identitaria nazionale. Si trattava di alimentare lo slancio modernista con le sorgenti ancora vive delle culture sulle quali il brasile si era costituito: quella africana, quella indiana e quella portoghese, senza dimenticare le altre, arrivate negli ultimi decenni attraverso le numerose emigrazioni di origine europea e successivamente giapponese. Burle Marx sente sin dall’inizio che il nuovo giardino brasiliano deve liberarsi dei modelli dominanti inglesi e francesi e questo “rinascimento” doveva, per lui esssere senza dubbio legittimato dalla flora autoctona che lui stesso aveva scoperto. Burle Marx inaugura così una nuova epoca dell’arte del giardino latinoamericano e, in maniera generale, dell’arte contemporanea del giardino, lasciandosi alle spalle la modernità formale di inizio novecento.

Giardino Odette Monteiro

I giardini progettati da Roberto Burle Marx presentano una continuità del giardino come categoria dell’arte, negandosi al vuoto funzionalismo sottolineato dalle aree verdi senza alcun trattamento estetico tipico dei grandi progetti urbani della prima metà del secolo scorso. I suoi giardini si elevano a categoria artistica, per il modo in cui é risucito a tradurre i dati culturali del contesto e a disporre gli elementi nel paesaggio al fine di provocare per mezzo di un artificio, il piacere estetico. In un primo momento il giardino permise una libertà formale non ancora sperimentata sulla tela: mentre nella pittura si tenne all’interno di una tradizione figurativa ben precisa, i suoi giardini svilupparono una composizione più libera e astratta. Questo doppio basculare tra la progettazione paesaggistica e la pittura, non rappresento’ una dualità conflittuale, al contrario, si trasformo’ in una attitudine complementare che si approfondì al punto tale in cui l’identità del giardino si confondeva con quella della pittura e viceversa. La sperimentazione formale e l’interesse sempre maggiore nel comporre a partire dalla flora tropicale, fece in modo che i suoi giardini raggiunsero un rapido successo internazionale. Cio’ che colpisce nelle sue opere é la maniera impressionante con cui manipola le categorie del sensibile: terra e cielo, orizzontale e verticale, interno ed esterno, aperto e chiuso, vegetale e minerale, terra e acqua, chiaro e scuro, coppie di concetti che nel rappresentazione bidimensionale della pianta di progetto si  rivelano sempre come disegni ma che realizzati danno accesso ad una terza e ad una quarta dimensione. La forma per Burle Marx era una forza viva, attiva, che doveva animare il sistema logico della sua grammatica e, per far in modo che questa struttura fosse leggibile, adottava come procedimento la profondità del campo percettivo, lavorando la relazione tra lo sfondo e le figure in primo piano, approfittando della flora locale per ampliare o ridurre il campo visuale, in relazione all’effetto preteso. Accentuava il ritmo dei suoi giardini attraverso i cicli floreali, variazioni di luce e di rumore, movimenti e odori: un repertorio costruttivo per marcare le strutture percettive, dove i percorsi si configurano per successioni di inquadramenti con multipli punti di fuga. I suoi giardini creano spazi geografici che fluiscono organicamente, non esistono punti fissi, il giardino non inizia e non finisce in un luogo definito. Ci si puo’ fermare in quasiasi punto e il giardino continuerà con le sue curve, i suoi colori.

About Bernardo Grilli

Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi.

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