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Finanza islamica: nuovi strumenti di finanza, inclusivi e sostenibili

Finanza islamica: nuovi strumenti di finanza, inclusivi e sostenibili – mercoledì 24 ottobre 2018 dalle ore 15:30 presso la sede della FEBAF – Via San Nicola da Tolentino 72 -Roma.

La finanza islamica di fronte al suo “turning point” decisivo: la sua compatibilità economico-finanziaria con i paesi di Civil Law verrà analizzata durante l’evento Finanza islamica: nuovi strumenti di finanza, inclusivi e sostenibili che, compreso nell’ambito di Diplomacy, il Festival della democrazia, si terrà  mercoledì 24 ottobre 2018 dalle ore 15:30 presso la sede della FEBAF a Roma in Via San Nicola da Tolentino 72.

Un argomento particolarmente attuale, basti pensare a quanto sostenuto da Visto già il 9 aprile del 2013: “finanza islamica, opportunità per l’Italia. Particolarmente interessante anche dal punto di vista dell’emittente italiano è infatti capire le modalità di sviluppo del mercato dei sukuk, i certificati finanziari islamici (l’equivalente delle nostre obbligazioni, comprese quelle pubbliche), che però, poiché la Sharia, la legge religiosa islamica, non consente il pagamento di interessi su un prestito, sono strutturati giuridicamente come titoli di proprietà di un attivo che genera flussi finanziari. «L’opportunità di attrarre capitali stranieri e l’intensità di legami commerciali e finanziari con la sponda Sud del Mediterraneo rende sempre più importante, per il nostro Paese e il suo sistema finanziario, essere preparato alla conoscenza e agli strumenti operativi per interagire con quei sistemi che obbediscono ai principi della finanza islamica» ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nell’introdurre i lavori del seminario. Ma Visco ha indicato anche tre aspetti che attualmente rappresentano un freno per lo sviluppo della finanza islamica nel nostro continente. Il primo è nel campo della politica monetaria ed è connesso al fatto che la struttura dell’Eurosistema si basa su strumenti finanziari fondati sul tasso di interesse. Il secondo elemento, ha spiegato il numero uno della banca centrale italiana, è che le banche europee hanno l’obbligo di garantire uno schema di assicurazione dei depositi, mentre la giurisprudenza islamica non lo permette. L’ultima questione ricordata dal governatore riguarda la corporate governance: da noi il consiglio d’amministrazione di una banca ha la responsabilità unica delle sue decisioni mentre nei paesi islamici c’è anche lo “Sharia board” che verifica la conformità delle scelte economiche alla legge religiosa.”

Da quel momento in poi la situazione non si è evoluta in senso positivo anche e soprattutto della particolare contingenza storica ed a una sorta di pregiudizio insito all’interno della società occidentale. Queste problematiche verranno discusse il prossimo mercoledì 24 ottobre.

PROGRAMMA DELL’EVENTO

Saluti: Rappresentante Febaf

Abd al-Sabur Turrini, Direttore COREIS, membro Shariah Board per la Finanza Islamica

Gabriele Mele, analista di politica internazionale e del medio oriente

Paolo Biancone, Prof. Ord. Business Administration Università di Torino, direttore Ercif, editor European Journal of Islamic Finance

Daniele Frigeri, Direttore CeSPI, Direttore dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti

Alberto Brugnoni, fondatore ASSAIF

Maurizio Bernardo, già Presidente Commissione Finanze Camera dei Deputati

Roberto Ciciani, Direzione V del Dipartimento Tesoro – Prevenzione dell’Utilizzo del Sistema Finanziario per Fini Illegali

Isabella Fontana dirigente Ufficio VIII,  Ministero del Tesoro

About Giangiorgio Macdonald

Studioso di diritto ma appassionato di arte e di beni comuni, ed in generale di tutto ciò che è cultura ed innovazione sociale, cerco di conciliare tali ambiti che, in realtà, non sono così distanti

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