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Ex manager di WeWork vuole rivoluzionare il modo in cui vivono le persone

La solitudine è tra i più grandi problemi di questa generazione. Questa è un’epoca forgiata dai social media, dai falsi miti e dalle ore passate da soli a fissare uno schermo o ad interagire con altri attraverso uno smartphone o computer. E più è grande la città, più soli sono i suoi abitanti.

A scontrarsi a viso aperto con il problema ci ha pensato un giovane italiano. Si chiama Patrizio Ambrosetti, ha 31 anni, nato e cresciuto a Roma, ha studiato a New York, e si è inventato – insieme ai suoi partner – un sistema totalmente originale per rivoluzionare il modo in cui le persone vivono nelle grandi città. Quando arrivi in luoghi come New York, San Francisco o Londra, per motivi di lavoro o per staccare la spina o per studiare, hai sempre il solito problema quando torni a casa fine giornata: e ora cosa faccio? Sentirsi soli è inevitabile se non conosci nessuno, all’inizio è dura. Se hai problema con la lingua, lo è ancora di più. A mettere il dito nella piaga ci pensano i prezzi degli affitti di queste città che sono altissimi, duemila dollari di media al mese per una micragnosa stanza a Manhattan. Sei costretto quindi a isolarti ancor di più, giungendo in periferia. Ambrosetti – a seguito della sua precedente esperienza lavorativa presso WeWork, la nota multinazionale americana famosa per aver inventato i co-working space – ha creato Vivahouse, un nuovo concetto abitativo grazie al quale tornare a casa dopo il lavoro o dopo l’università non è mai stato così bello.

In poche parole, Vivahouse è un progetto che prevede stanze singole immerse all’interno di un palazzo con ampi spazi comuni, nei posti più centrali della città e – cosa importantissima – a prezzi abbordabili. La società prende dei magazzini o palazzi abbandonati e usati come uffici e, senza toccare le mura, li trasforma in una sorta di “ostello lussuoso”, dove fuori dalla porta della tua stanza, dentro il palazzo, c’è un bar, una sala cinema, una sala giochi, una sala lounge, ed anche degli eventi organizzati come classi di yoga, di cucina e via dicendo. È un albergo a prezzi bassissimi mascherato da social network che puoi vivere però in prima persona piuttosto che attraverso un computer, per un pubblico chiaramente giovane e giovanile, viaggiatore, ed internazionale. Un sogno per chi arriva in una grande città e cerca disperatamente di crearsi una vita da zero.

Nella sua esperienza in WeWork Ambrosetti, che ricopriva il ruolo di Head of Expansion e doveva viaggiare da città in città, da albergo in albergo, soffriva di stress e solitudine, e ne parlava spesso con i suoi colleghi delle difficoltà nel vivere in quel modo.

L’idea di Vivahouse venne qualche anno dopo, dal desiderio di voler aggregare giovani insieme e di creare community, interazioni, network, all’interno del palazzo in cui si vive, con prezzi di affitto estremamente competitivi considerando quanto care siano le metropoli occidentali. La terza via, l’evoluzione inevitabile dopo alberghi ed Airbnb.

Gli spazi e le stanze di Vivahouse sono disegnati da pluri-premiati designer e architetti, con un gusto e uno stile particolare che rispecchia l’identità della città. Lussuosi bagni sono condivisi tra i membri, e vengono riforniti con prodotti biologici come shampoo, bagnoschiuma, profumi ecc.

Ogni palazzo ha il suo community team, il Wifi e le pulizie sono compresi, e si può sostare alcune notti come alcuni mesi.

Per agevolare ancor di più l’interazione tra i “condomini” Ambrosetti e i suoi soci hanno pensato ad un social network interno di Vivahouse, dove i membri potranno creare il loro profilo, incontrare altri membri della community che vivono nello stesso palazzo o in altri palazzi, partecipare ad eventi e creare gruppi. L’obiettivo, quindi, appare chiaro: incontrarsi, interagire, dando vita ad opportunità lavorative oppure sentimentali.

Patrizio è COO di Vivahouse, e si occupa principalmente di sviluppare la crescita e l’espansione globale. Un primo palazzo verrà lanciato quest’inverno a Londra, poi seguiranno New York, Parigi, Hong Kong e San Francisco.

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