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IL DIALOGO TRA RIFUGIATI E I ROMANI ESISTE. La Best Practice Casa Scalabrini 634

Immigrazione, accoglienza, rifugiati. L’ossessione degli ultimi due anni sta facendo resuscitare ideologie e sentimenti che credevamo sepolti dalla polvere del dimenticatoio. C’è che si fa nostalgico dei vecchi tempi, dove c’era un ordine e un’omogeneità etnico-religiosa che regalava sicurezza e c’è chi si fa serbatoio di memoria, si rimbocca le maniche e apre baracche e burattini.
C’è di certo qualcosa di assolutamente positivo: il tema migrazione ha risvegliato il dibattito pubblico e la partecipazione politico-sociale, nel bene e nel male, della cittadinanza romana assopita da decenni di staticità e circolarità. In fondo la migrazione è proprio questo, movimento.
Tuttavia l’ossessione mediatica dei numeri, delle immagini, gli accostamenti terrorismo-migrazione e la sovrapposizione di decreti su decreti nazionali, sovranazionali creano un groviglio che lascia spazio alla confusione più totale, sorella prediletta della paranoia sociale nella quale schiere di persone si tengono per mano, al riparo da qualcosa che non si sa cosa.
Arriviamo proprio al punto focale. Chi si ripara da cosa o da chi?!
Chi sono questi rifugiati, migranti, immigrati, extracomunitari? È bene notare che la sovrapposizione nell’utilizzo e nell’attribuzione di diverse definizioni, sia in ambito colloquiale che, per lungo tempo, in ambito legislativo, rende più evidente la confusione nell’identificazione del soggetto.
Capire e conoscere questi migranti non è poi così facile, il che, spesso, rende la paranoia un cane che si morde la coda. Entità fluttuanti all’interno di questi centri dai nomi astrusi come SPRAR,CAS, CARA, CPA, entità che si limitano al TG mentre ripassi il sugo all’amatriciana.

Accendi la TV e senti numeri, esci di casa e l’unico contatto che hai con i nuovi arrivati sono al massimo Mohammed, il cugino di Abdul, il proprietario del Fruttarolo sotto casa a Conca D’Oro. Ma dove sono?

La seconda accoglienza, che dovrebbe promuovere l’interazione con il territorio esiste davvero nella nostra Capitale? O forse è stata sepolta da Mafia Capitale?
Per rispondere a questa domanda, insieme ad un grande promotore delle relazioni interculturali nel sistema educativo che ha compreso che per capire la complessità bisogna conoscere, visitare e vedere, Andrea Iacomini, Portavoce UNICEF Italia, siamo andati a visitare una best practice di Roma, Casa Scalabrini 634. Tra gli obiettivi, mostrare a UNICEF Italia, che dopo circa 70 anni è tornata ad operare sul campo a tutela dei minori per la preoccupante situazione dei minori stranieri, che gli esempi positivi esistono e andrebbero fatti conoscere e riprodotti.
Sono venuta a conoscenza di Casa Scalabrini 634 durante una conferenza sui flussi migratori di circa due anni fa. Tra gli ultimi interventi quello di Emanuele Selleri, Direttore esecutivo e cooperante “per davvero” e per natura, che ha subito risvegliato gli animi presentando un progetto illuminato, visionario eppure così concreto.
Casa Scalabrini 634 è un programma dell’ASCS Onlus – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, si trova a Roma in Via Casilina 634 ed è il centro operativo del programma CAI “Comunità Accogliente Inclusiva” promosso dalla Congregazione Scalabriniana che da 130 anni è al servizio di migranti e rifugiati in 32 paesi del mondo.

Con Andrea Iacomini l’abbiamo soprannominata “Il mondo delle meraviglie”, che si nasconde dietro una porta molto piccola e nascosta sulla Casilina, quartiere che presenta numerose difficoltà. Oltrepassata la porta si apre un giardino meraviglioso e una struttura molto grande che sa subito di casa.


E così fu. Ad accoglierci il caloroso Staff: Emanuele Selleri, Direttore Esecutivo, Rita Urbano, Responsabile Area Socio-Legale, Marianna Occhiuto, Responsabile Comunicazione e Raccolta Fondi, Claudio Oroni, Responsabile Area Sensibilizzazione e Cittadinanza Attiva e Fratel Gioacchino Campese, Missionario Scalabriniano e Direttore Generale.

COME NASCE: L’OSSERVAZIONE DEL FENOMENO
Casa Scalabrini 634 nasce nel 2015 come risposta all’appello di Papa Francesco di aprire le strutture della Chiesa ai più bisognosi. Da subito, gli Scalabriniani, in virtù della loro missione individuano i migranti e i rifugiati come risposta, ma per capire cosa offrire decidono di andare sul campo, visitare i diversi centri e i rifugiati stessi.
Ci racconta Emanuele Selleri, capiscono che la criticità più diffusa è il periodo successivo la perdita di diritto a risiedere in un centro del sistema di accoglienza istituzionale. La maggior parte delle persone infatti, avrebbe bisogno di un ulteriore supporto per consolidare il loro processo verso l’autonomia definitiva. Noi giovani possiamo certamente comprendere la difficoltà nel trovare un lavoro stabile e non troppo precario e imbattersi nell’amaro mercato degli affitti romano.
Da questa osservazione nasce il progetto pilota di Casa Scalabrini 634. Si tratta di un programma di semi-autonomia dove risiedono giovani adulti rifugiati e due nuclei familiari, titolari di asilo politico e protezione umanitaria e che hanno già avviato un percorso lavorativo, anche se precario. Nei primi due anni di attività sono stati accolti 100 beneficiari, di cui circa 70 hanno già completato il percorso di autonomia. Non rientra nel sistema istituzionale di accoglienza.
Il programma ha come obiettivo primario la promozione della cultura dell’accoglienza e dell’integrazione tra rifugiati, migranti ma, per nulla scontato, con la comunità locale e il territorio.
La peculiarità di Casa Scalabrini 634 è l’essere una casa aperta dove chiunque voglia può entrare, partecipare ai corsi, mangiare, giocare. Proprio grazie alla loro totale apertura hanno abbattuto, in un quartiere che presenta già le sue peculiarità, la paranoia sociale del pregiudizio, attraverso il contatto e la relazione. I risultati poi, ci sono e questo ci dà speranza.

COSA FANNO: Volere è potere

La qualità e la quantità di attività che è stato capace di organizzare un team di 4 giovani supportato da 40 volontari è davvero impressionante e dà carica. Volere è potere.
Oltre che le numerose feste, le Bruschettate, Carnevali anche le attività e i corsi sono rivolti non solo ai migranti ma a tutta la comunità locale. Grazie a questa totale apertura si sfida paura, pregiudizio ma stimola soprattutto l’interazione e lo scambio; si creano relazioni affettive, punti di riferimento che sono parte essenziale di un percorso verso l’autonomia.
Tra i corsi i “fiori all’occhiello”: il Laboratorio di Sartoria “Taglia e Cuci in tutte le Lingue del Mondo” in collaborazione con l’Associazione Migranti e Banche, il progetto in Agricoltura Sociale “Campi Ri-aperti” in collaborazione con l’Associazione Oasi e la Cooperativa Kairos e il Corso di formazione per autori, tecnici e conduttori di web-radio.

In particolare ci tengo a sottolineare come esempio virtuoso, il laboratorio di cucito, frequentatissimo dai ragazzi della Casa e dal territorio, alla fine del quale è stata attivata una collaborazione con la compagnia teatrale Torpignattori che commissiona i vestiti per lo spettacolo annuale proprio ai ragazzi del laboratorio supportando nuovamente relazione, esperienza e dialogo con il territorio.

PAROLE CHIAVE: INTERAZIONE E RESTITUZIONE

Quanto volte abbiamo sentito: “Tutti che pensano ai migranti e ai poveri italiani?”.
Casa Scalabrini 634 ha pensato anche a quello e come forma di restituzione alla comunità, i ragazzi portano avanti diverse iniziative di cittadinanza attiva tra cui: Ri-diamo: visite alla stazione Tiburtina, in collaborazione con l’Associazione Project Rome, dove un gruppo di volontari rifugiati, migranti e locali consegna i vestiti ai senza tetto italiani, migranti e trascorrono del tempo con loro; con cadenza regolare i ragazzi della Casa si occupano di ridonare il decoro urbano pulendo le strade del quartiere, inoltre si occupano di distribuire beni di necessità alle famiglie che ne abbiano bisogno.
Davvero un posto speciale, dove viene voglia di rimanere anche solo per attingere da questa energia positiva che sprigiona lo staff e i ragazzi che vi risiedono. Una ventata contro l’asfittica paranoia.
Per chiunque voglia disintossicarsi dall’ossessione dei numeri, Casa Scalabrini 634 è aperta a tutti.

IL SITO: www.scalabrini634.it
FB: https://it-it.facebook.com/CasaScalabrini634/