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Sin volver la cara. La passione del flamenco

La passione del Flamenco arriva all’Auditorio Parco della Musica con Sin volver la cara, il nuovo spettacolo della Compagnia Algeciras Flamenco, frutto di collaborazioni che come sempre arricchiscono e stimolano la creazione di una pièce, della performance.

Sin volver la cara nasce dall’esigenza di trattare temi attuali, continua la volontà di dare vita non solo a concerti o composizioni coreografiche, ma a spettacoli teatrali con spunti narrativi mediati dal flamenco. “Senza voltarsi”, lasciandosi alle spalle ciò da cui ci si separa, portandone memoria, iniziare un nuovo percorso e dare vita ad una nuova realtà. Questo è ciò che racconta Sin volver la cara. Attraverso diversi tableaux, vengono descritte le emozioni che immaginiamo pervadano gli Esseri Umani nelle diverse occasioni di separazione: dalla tradizione, dalla madre, dall’amore, dalla propria Terra. La separazione per eccellenza è la Nascita: da questo viaggio e dalla relativa e necessaria separazione dal grembo materno germoglia una diversa esistenza. La Nascita è fonte di dolori, gioie, paure, speranze, inquietudini, aspettative, dubbi, desideri.

sin volver la cara

Il Flamenco fa da comun denominatore all’interno dello spettacolo, in cui convivono contaminandosi anche altre forme di musica, di danza e di espressione. Il flamenco, per sua stessa natura, è il risultato di influenze varie, legate anche alle migrazioni che hanno portato all’incontro di culture diverse, musiche e danze, dall’India (secondo alcuni studiosi di Flamencologia) fino allo stanziarsi dei Gitani in Andalusia, la regione della Spagna considerata la culla del flamenco. Nuovi eventi hanno portato altre influenze: l’influenza araba, la scoperta delle Americhe, lo sviluppo canoro, lo sviluppo della tecnica musicale e della danza, el baile, che ha fatto il suo ingresso in teatro e vi ha trovato nuove ed infinite possibilità, anche attraverso l’incontro con altre forme espressive. La musica non soltanto accompagna, ma fa parte integrante del flamenco. Una storia ricca di separazioni e di ritorni, di viaggi, di ricchezza che appartiene al grande tesoro culturale del Mediterraneo. L’andata ed il ritorno (la ida y vuelta) possono avere tregua solo quando ciascuna cosa trova la propria collocazione, il naturale approdo, dopo tanto vagare, ad una condizione migliore.

Sin volver la cara Sin volver la cara

Sin volver la cara

Ideazione, Coreografie e Regia di FRANCISCA BERTON.

BRUNO MAROCCHINI Electronic music, SERGIO VARCASIA Chitarra, RICCARDO GARCIA RUBI Chitarra, JOSÉ SALGUERO Cante flamenco, PAOLO MONALDI Percussioni, CLAUDIO MERICO Violino, ENRICO GALLO Tamburello, CATERINA LUCIA COSTA Bailaora ospite, FRANCISCA BERTON Solista, CHIARA CANDIDI Teatro e pizzica, FLAVIA LUCHENTI-GIULIA PETTINARI Corpo di ballo, PAOLO DE PASCALE Testi e narrazione.

Costumi di Daniela Catone  – Scultura Toro-Chitarra di Alessandro D’Ercole   – Versi di Luigi De Pascalis

Sin volver la cara

INFO

Dove: AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICAVia Pietro De Coubertin, 30 – Roma

Quando: Mercoledì 23 Maggio 2018 ore 21:00

Prenotazioni: Associazione Culturale Algeciras Flamenco www.algecirasflamenco.com Tel. +39 331 5973316  info@algecirasflamenco.com  algecirasflamenco@gmail.com

 

Il Parco della Musica: nato vecchio?

Ieri sera sono andato all’Auditorium a sentire Stefano Bollani e il suo show di reinterpretazioni di pezzi di Frank Zappa. Ci sono capitato un po’ per caso, nel senso che non avevo (e non ho) un interesse particolare per nessuno dei due figuri di cui sopra, ma il concerto è stato comunque interessante.
La cosa è stata particolarmente soprendente visto il mio scarso gradimento del Parco della Musica e in particolare della cavea, come location per concerti, fattore che in passato mi aveva rovinato più di un evento per cui avevo invece altissime aspettative.

Mi sento un po’ in colpa a detrarre da una delle poche istituzioni e uno dei pochi luoghi romani che si sforza di avvicinarci a degli “standard europei” per le istituzioni culturali, ma anche riconoscendo i meriti e le buone intenzioni delle attività che vengono svolte e degli eventi che vengono organizzati al Parco mi si dovrà perdonare in questa sede il fastidio per l’atmosfera salottiera e borghesotta che lo ha sempre caratterizzato.
Mi sento un po’ in colpa perchè a Roma con la scusa della derisione della fantomatica cricca dei radical chic si fa di tutto per stigmatizzare qualsiasi iniziativa (culturale ma non solo), che presti minimamente il fianco a un crasso umorismo destrorso, figlio molto banalmente di una mentalità reazionaria e che più terra terra non si potrebbe. Non vorrei quindi essere ammucchiato con i simpaticoni che prendono in giro Marino perchè va in bici e parlano della sua amministrazione nei termini in cui si potrebbero descrivere la politica estera del terzo reich, ma diciamo che la mia mai abbastanza apprezzata anima punk non può che provare una certa ripulsa per un luogo che si è ormai conslidato come una specie di scuola serale di arti liberali per professionisti a corto di argomenti di conversazione con gli amici.

Ci sono vari fattori che contribuiscono a fare di un locale o di un complesso più ampio come l’Auditorium un ambiente più o meno adatto all’organizzazione di concerti, e tra questi fattori quello “umano” del pubblico abituale è sicuramente quello più elusivo e difficile da quantificare o modificare. Che il pubblico medio dell’auditorium sia composto da vecchi e adulti è innanzitutto una funzione dei prezzi che non sono proprio popolari, ma se questa è una circostanza comprensibile, più difficile è spiegare la nettissima sensazione che avverto ogni volta che metto piede in quel luogo, di essere circondato da persone capitate lì praticamente per caso.
Senza arrivare agli estremi dei concerti di musica “colta” che vengono abitualmente sfruttati dagli ottuagenari di Roma nord per alleviare eventuali problemi d’insonnia, è veramente raro avvertire tra il pubblico del Parco l’elettricità che separa i concerti buoni da quelli memorabili, e nella maggior parte dei casi sembra di stare in mezzo a persone che non hanno avuto il coraggio di ammettere che in realtà avrebbero preferito pizza e birra.

Probabilmente il mio punto di vista di nerd ossessivo e sfaccendato non può che essere incompatibile con quello di gente che nel bene o nel male tira avanti la propria carretta e che non vede la propria vita culturale come una crociata ma come un surplus non sempre necessario, ma mi domando se a Roma non avremmo bisogno di una distribuzione più capillare di eventi culturali invece che di un polo sempre più impersonale e asettico.