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BASSIANI: il club ostaggio dell’esercito che fa la rivoluzione a suon di techno

Sembrerebbe un film di fantascienza, eppure è la realtà di Tbilisi: dove un club  è stato circondato dall’esercito al fine di far chiudere un luogo simbolico per delle libertà individuali. Ora immaginatevi una generazione che a suon di beat, cori e bali assedia il parlamento georgiano per difendere il club simbolo della sua libertà. E non è un film quello della difesa del BASSIANI.

BASSIANI, oltre a presentarsi come una Mecca del clubbing dell’est, rappresenta anche un luogo di pace e tolleranza per molte minoranze osteggiate pubblicamente. Il club da lungo tempo, in un paese che dall’influenza russa è passato a quella statunitense, non ha ricevuto mai il placet della società georgiana. Un Paese che non è molto tenero con le forme d’espressione non convenzionali e che per capirci ha dato i natali a Joseph Stalin.

Lo scorso venerdì BASSIANI e il Cafè Gallery sono stati presi d’assalto da raid armati della polizia militare in tenuta anti-sommossa, come parte della risposta del governo a cinque morti per droga nelle ultime due settimane, che le autorità vorrebbero collegate ai club.

 

Il BASSIANI ha risposto alle accuse affermando in una nota ufficiale che

 “non ha mai intrapreso alcun commercio di droghe illecite e ogni frequentatore è accuratamente perquisito prima di entrare” e criticando l’attuale politica del Paese che “non è solo incapace di risolvere i problemi … ma spesso è la vera causa della tragedia“.

 

Prima dell’irruzione nel club, sulla sua pagina Facebook si parlava di minacce di chiusura e c’era scritto: ”BASSIANI / HOROOM è un movimento collettivo in prima linea nei cambiamenti sociali e parla ad alta voce per quanto riguarda la disuguaglianza nel paese, l’alto livello di ingiustizia e discriminazione. A causa dei suoi valori, il club è stato preso di mira dai movimenti di destra, che in cambio hanno lanciato una campagna di discredito contro il club“.

Dopo il raid sono “circa 60 le persone arrestate” inclusi i cofondatori, Tato Getia e Zviad Gelbakhian.

Fino a venerdì al questione era relegata alla Georgia, poi sabato dopo il raid decine di migliaia di ragazzi si sono ritrovati davanti al Parlamento per protestare contro l’azione della polizia ballando (“We dance together, we fight together!”) e per chiedere le dimissioni del Primo Ministro georgiano Giorgi Kvirikashvili e del ministro degli affari interni Giorgi Gakharia e difendere il BASSIANI.

Il coro era “We dance together, we fight together!”

 

Altro che ’68, questa  la vera rivoluzione che parte da un Paese povero, e non dal maggio parigino o da un festival nella prima economia del mondo. Una rivoluzione a suon di techno. E BASSIANI è già storia. Non solo del clubbing.