Home / Tag Archives: borondo

Tag Archives: borondo

Pubblica, l’arte collettiva per una nuova fruizione degli spazi urbani

Pubblica, è un progetto innovativo, o meglio eccezionale; eccezionale sia nella sua valenza artistica che nella sua declinazione, comprensiva della concezione di “arte” su cui si basa. La stessa denominazione del progetto come Pubblica deriva dalla “res publica”, ovvero la cosa pubblica quale spazio comune e collettivo.
L’epinomio racchiude l’essenza del progetto che si declina in una moltitudine di interventi artistici volti a riscoprire spazi pubblici in una veste differente da quella ordinaria con cui sono stati realizzati e pensati. Tali interventi, nati nel 2015 dall’idea dell’associazione Kill the Pig e curati da Carlo Vignapiano ed Elena Nicolini, realizzano un vero e proprio percorso artistico lungo la penisola italica, la cui rilevanza è corroborata dal riconoscimento del Mibact rilasciato dal 2016.
La prima fase ha coinvolto Selci, comune reatino in cui 11 artisti di rilievo mondiale hanno realizzato altrettanti interventi di arte urbana ispirati alla collaborazione e condivisione, non solo con l’apparato “Pubblico” locale ma con la stessa cittadinanza, pensando una nuova funzione e fruizione degli spazi interessati.

Credits di Blind Eye Factory

Tra questi emblematico Cenere, il lavoro di Gonzalo Borondo realizzato all’interno della cappella funebre del cimitero del comune reatino.

Credits di Blind Eye Factory

Il ruolo sacro della cappella funebre mantiene la sua rilevanza mistica riletta in chiave artistica; il pellegrinaggio esistenziale che finisce nella cappella viene sostituito in un percorso alla ricerca dell’arte e della sua misteriosa essenza, riassunta dallo stesso creatore nel brocardo “La fine l’inizio è”.
Un percorso fluido e circolare, rappresentato dalle 8 grandi opere dal significato allegorico della vita umana, disposte in cerchio intorno ad una croce, realizzata in vetro e ferro battuto e posta al centro dello spazio, la cui forza è esasperata dalla luce naturale che entra dalla sua sagoma e che si riflette sulle grandi pitture appositamente coperte da un vitreo vetro.

Credits di Blind Eye Factory

Dopo aver conquistato Selci il progetto, si è poi spostato verso il Viterbese: a Civita Castellana il progetto urbano ha visto la realizzazione di “Ultimo Orizzonte”, l’intervento di Jerico che verrà presentato al pubblico il 2 febbraio 2018 e che, si può scommettere, manterrà le aspettative nate dalla prima tappa del percorso urbano, con suggestioni e convivenze che mostrano una nuova visione degli spazi comuni attraverso una rilettura del territorio e delle sue potenzialità, rinati tramite l’applicazione dell’arte contemporanea.

Credits di Sara Francola

Sono interventi finalizzati alla rinascita di luoghi storici mediante l’implementazione dell’arte contemporanea, instaurando un dialogo possibile e narrante tra lo storico antico e il nuovo artistico; uno scambio tra realtà apparentemente diverse ma in realtà connesse e connettibili nella loro manifestazione, ancorché diversa, sempre artistica.

Per visionare tutti gli interventi realizzati a Selci https://www.facebook.com/pubblica/

Colera Group Show

Il 25 marzo 2017 la Galleria Varsi presenta Colera esposizione di monotipi realizzati da Borondo, Run, Servadio e dal trio Canemorto.

“Colera” è lo sviluppo di un progetto nato spontaneo nel 2015 quando i sei artisti si sono ritrovati per caso a Londra e hanno cominciato a incontrarsi nello studio di Servadio. A unirli nello spazio di Hackney Wick l’affinità artistica e la presenza di un torchio calcografico: la volontà condivisa di indagare le possibilità del monotipo.

Dal greco monos “uno” e typos “impressione”, il monotipo si configura come medium ibrido, al limite tra la pittura e la stampa e ha come risultato un’opera unica, la quale porta dietro i suoi “fantasmi”, la cui matrice è destinata inesorabilmente a sparire.

Il monotipo viene ottenuto dalla pressione di una lastra (inizialmente di metallo e in seguito di legno, vetro e plexiglass) dipinta a inchiostro o colori ad olio, su supporto cartaceo. L’immagine, concepita al rovescio, viene realizzata utilizzando pennelli, punte, rulli e strumenti originali, insoliti, di diversa natura. Una forma d’arte intellettuale e sensoriale i cui principi regolatori ammettono libertà e consentono aperture ai diversi linguaggi e all’identità di chi opera.

L’esito dell’esperienza londinese di Borondo, Canemorto, Run e Servadio è una grande quantità di monotipi inediti e la volontà di proseguire il percorso intrapreso e realizzare una nuova produzione di opere, a partire dagli stimoli vissuti. Il titolo scelto per la mostra rivela l’atmosfera delle session di stampa: “Quei giorni nel mio studio nevicavano fogli”, racconta Servadio. Pavimento e corpi si tingevano di materia torbida, l’inchiostro era dappertutto. Si stampava in continuazione, propositi nascevano e morivano sulla carta nel tentativo di scoprire soluzioni formali che potessero soddisfare i presenti e stimolarne altre infinite.

I sei artisti di nuovo insieme nello stesso periodo, in un unico spazio. I loro pensieri e linguaggi si fonderanno per imprimere nuovi istanti. Nevicherà ancora.

Nella Galleria Varsi lavoreranno per due settimane a stretto contatto, generando più di duecento monotipi che andranno a depositarsi sulle pareti, come una seconda pelle.

“Colera” è un progetto nero, denso e sporco, immediato e ostinato, insistente e ossessivo, invasivo e virale: è urgente. Ha l’urgenza di essere presente, di generare e seguitare, di occupare lo spazio e contaminarlo di intenzioni e azioni; di condividere e sentire o condividere per sentire.

English version

On 25 March 2017, Galleria Varsi presents “Colera”, an exhibition of monotypes created by Borondo, Run, Servadio and the Canemorto trio.

“Colera” derives from a spontaneous project started in 2015 when the six artists accidentally met in London and started getting together in Servadio’s workshop. What united them in the Hackney Wick spaces were artistic affinity and a printing press, plus the shared will to investigate the possibilities of monotype.

From the greek monos “one” and typos “impression”, monotype is a hybrid medium; the boundary between painting and printing that results in each work carries its “ghosts” and a matrix which is inexorably destined to disappear.

A monotype is achieved by the pressure of a plate (initially metal and later wood, glass and plexiglas) painted in ink or oil paint on paper. The image, first designed reversed, is created by using paint brushes, drills, rollers and unusual original instruments. It is an intellectual and sensory art form whose regulative principles admit the freedom of different media and the full artistic expression of those who work on it.

The outcome of Borondo, Canemorto, Run and Servadio’s London experience was an enormous amount of unpublished monotypes and the will to pursue what was accomplished to generate a new production of works. The title chosen for the exhibition reveals the atmosphere of the printing sessions: “Those days my workshop looked like it was snowing sheets,” says Servadio. Floor and bodies were tinged with murky matter, ink was everywhere. Printing was nonstop, intentions were born and died on paper in an attempt to discover formal solutions that could satisfy the artists there and stimulate other endless printing series.

The six artists are meeting together again at the same time and in the same place. Their thoughts and expressions will merge to create new instances. It will snow again.

At Galleria Varsi they will be working closely together for two weeks, generating over two hundred monotypes that will be deposited on the walls, like a second skin.

“Colera” is a black project, dense and dirty, immediate and stubborn, insistent and obsessive, intrusive and viral. It has an urgency of its own: that of generating and continuing to occupy space, and of contaminating it with intentions and actions to be shared and felt.