Home / Tag Archives: Centrale Montemartini

Tag Archives: Centrale Montemartini

Centrale Montemartini – Semplicemente per un po’ di bellezza

 

Credo che una delle cose su cui rifletto di più sia la bellezza. Se è vero (come mi ha insegnato a credere Dostoevskij) che sarà lei a salvare il mondo, in che forma si presenta, sarà facile riconoscerla? Mi chiedo sempre se sia un valore assoluto o se possa essere relativizzata: un elemento di bellezza inserito in un contesto già pieno di bellezza vale tanto quanto un elemento di bellezza fuori contesto? E vale anche per la bellezza dell’arte? Quanto è più bella se portata in un contesto inusuale?

Mi rifugio nella Centrale Montemartini, probabilmente lì troverò molte risposte.

Un luogo che accosta archeologia classica e archeologia industriale ha già il merito di provare come una forma speciale di bellezza derivi dal contrasto, di dimostrare quanto la decontestualizzazione dall’ambiente tradizionale di un museo sia fonte continua di stupore e meraviglia.

La Centrale Montemartini accoglie infatti numerosi reperti archeologici e sculture antiche rivenute alla luce negli anni delle trasformazioni urbanistiche di Roma. Ospitati nei Musei Capitolini, in occasione delle ristrutturazioni che  nel 1997 hanno interessato ampie aree del complesso capitolino dovevano inizialmente essere solo temporaneamente trasferiti in questa Centrale Elettrica che era stata inaugurata nel 1912 (e che fu la prima centrale elettrica pubblica, tra le altre cose).

Probabilmente nel  destino di questa Centrale era già scritto che non sarebbe rimasta per sempre in balia del frastuono e dei fumi dei macchinari. Una Centrale Elettrica sorta in una sede dal fascino così particolare, una facciata così imponente in stile liberty che si scopre solo una volta varcato un anonimo cancello su Via Ostiense, un edificio bianco ed elegante all’ombra dei maestosi e ferrei Gazometri.

Credo proprio che la bellezza in forma di contrasto fosse fin dall’inizio nelle stelle di questo luogo;  la tentazione di subire il fascino di questa sede ha avuto la meglio sul timore di un azzardato accostamento tra  due mondi diametralmente opposti.  E sì, la bellezza ha salvato questi piccoli mondi: una collezione che rischiava altrimenti di venire parcheggiata in un magazzino e un luogo chiave della vitalità urbana della città che rischiava di finire nel dimenticatoio della collettività romana. Quel trasferimento che doveva essere solo transitorio è divenuto condizione permanente, perché le due realtà sono entrate in perfetta sintonia senza snaturarsi. Chi vaga stupefatto tra gli ambienti della Centrale può soffermarsi ora sul nero delle macchine, ora sul bianco dei marmi, ora sulla rappresentazione del genio umano e della tecnica, ora sulla raffigurazione delle antiche divinità e della forza combinata di scalpello e pietra pomice. “Le macchine e gli dei” è diventato il nome dell’esposizione.

La collezione raccoglie momenti significativi della crescita di Roma dalle più antiche fasi repubblicane fino al VI secolo d.C.; le dimensioni degli spazi che la accolgono hanno permesso di allestire elementi decorativi provenienti da alcuni siti monumentali rispettando le proporzioni originali, fornendo quindi prova eccezionale e tangibile di una realtà non solo artistica, ma anche storica, urbanistica.

La cornice di archeologia industriale è invece composta dai macchinari di quella che all’epoca era la progenitrice di ACEA.  Nelle sale del piano terra si osservano degli elementi in muratura che servivano a raccogliere i residui della combustione del carbone, mentre una serie di pilastri in cemento armato servivano a sostenere le caldaie poste al piano superiore. La sala più affascinante è proprio quella delle Caldaie.

Tutta questa bellezza può essere riassunta forse con un’immagine: la Musa Polimnia nata da un bellissimo marmo pario, bianco e prezioso, raffigurata in atteggiamento sognante e pensoso completamente avvolta nel suo mantello, il mento sulla mano, appoggiata a un pilastro roccioso.

Buona contemplazione.