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Chi sono (e come si vestono) le 12 donne più potenti al mondo

In questo elenco non troverete ne’ Kim Kardashian, ne’ Angelina Jolie o Antonella Clerici anzi, molti di questi nomi non li avrete mai sentiti, eppure sono tra le donne più potenti del mondo…

  1. Janet Yellen, 68 anni, da febbraio 2014 è la prima donna presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. Gran collezionista di francobolli, veste in “stile Merkel”: stesso abito in più colori (scuri).
  2. Janet Yellen
  3. Sheryl Sandberg, 45 anni, Coo di Facebook, è in testa a tutte le classifiche. Di sicuro il podio per quella più pagata è il suo: quasi 30 milioni di dollari l’anno. Per lei poche giacche e tanti petite robe monocromatici.
    Sheryl Sandberg
  4. Mary Barra, 52 anni, da gennaio 2014 amministratrice delegata di General Motors. Veste quasi sempre un tailleur pantalone.
    Mary Barra
  5. Ginni Rometty, 57 anni, dal 2012  è amministratrice delegata del colosso IBM. Quest’anno, con risultati sotto le aspettative, ha rinunciato al suo bonus per dare l’esempio. Accessorio Must: il cerchietto.
    Ginni Rometty
  6. Indra Krishnamurthy Nooyi, 58 anni,, amministratore delegato di PepsiCo. Con lei l’azienda ha raddoppiato le vendite. Non rinuncia mai al foulard di seta.
    Indra Krishnamurthy Nooyi
  7. Sheika al-Mayassa Thani, 31 anni, secondo Forbes e Art Review, è la donna più potente nel campo dell’arte. A capo del Qatar Museum, dispone di un budget per l’acquisto delle opere d’arte di circa un miliardo di dollari l’anno. Stile? Il suo.
    Sheika al-Mayassa Thani
  8. Ngozi Okonjo-Iweala, 60 anni, laurea a Harvard e al Massachusetts Institute of Technology, è ministra dell’economia della Nigeria e manager alla Banca Mondiale: nota per le sue campagne anti-corruzione, ha fatto dell’economia del suo Paese la prima del continente e la 26esima al mondo. I suoi abiti sono rigorosamente e orgogliosamente African wax print.
    Ngozi Okonjo-Iweala
  9. Angela Ahrendts, 54 anni, vice presidente senior e prima donna nei top manager di Apple Store, secondo Fortune è la donne più influente nel ramo del business. Stile: bianco e nero.
    Angela Ahrendts
  10. Natalie Massenet, 49 anni, imprenditrice e presidentessa del British Fashion Council. Fondatrice del portare di moda Net à Porter, ha rivoluzionato lo shopping di lusso online.
    Natalie Massanet
  11. Maria Das Gracas Silva Foster, 61 anni, da una favela di Rio de Janeiro a ingegnere chimico e CEO di Petrobas, compagnia brasiliana di ricerca e raffinazione del petrolio tra le più importanti al mondo. Il suo vezzo: le camicie colorate.
    Ellen Kulman
  12. Ellen Kullman, 58 anni, ingegnere e prima donna presidente e CEO di DuPont, il colosso chimico nato 211 anni fa. Per lei solo giacche con collo alla coreana.
    Marissa Mayer
  13. Marissa Mayer, 39 anni, amministratrice delegata di Yahoo!, è la regina della new economy. Veste semplicissimo.

La classifica (discutibile) delle scarpe meno sexy per gli uomini

Lei: “La prima volta che siamo usciti insieme avevo una gonna a pieghe carta da zucchero e un cappottino di panna color cobalto con dei piccoli pois bianchi”.

Lui: “La prima volta che siamo usciti insieme eri vestita di blu”.

Una delle principali differenze tra uomini e donne è l’attenzione ai dettagli nell’abbigliamento (altrui). Mentre sei lì a fissare l’armadio, la procedura di scelta prevede una sequenza di: “questo non mi piace”, “questo l’ho già messo mille volte”, “quello me l’ha già visto”. In realtà non solo non l’ha visto, ma anche se l’avesse visto probabilmente non se lo ricorderebbe, gli rimarrà più impresso che l’hai fatto aspettare 20 minuti sotto casa mentre si consumava la quotidiana contrattazione tra te e il tuo guardaroba.

Insomma un uomo non avrebbe mai potuto scrivere 50 sfumature di grigio, perché le sfumature di grigio per lui sono due: il bianco e il nero. Poi però magari sceglie con cura maniacale tra calzini lisci o a righe e misura al centimetro l’altezza delle cifre sulla camicia, quindi l’attenzione ai dettagli c’è. Ma è attenzione a dettagli diversi. Non gli importerà mai niente della differenza tra una clunch e una pochette ma secondo un sito di e-commerce americano il 79% degli uomini si accorge che la partner indossa qualcosa ai piedi. E non solo: sono pronti a dire la loro sui modelli che gli piacciono ma soprattutto che non gli piacciono.

Al terzo posto nella classifica delle scarpe meno sexy per gli uomini ci sono le Crocs e, in questo caso, come dargli torto. Secondi classificati gli Uggs, gli stivaletti bassi scamosciati salvezza delle tue giornate d’inverno. C’è una puntata di Sex and the City dove Sarah Jessica Parker indossa un paio dei pelosi boots in colore rosso e un pullover. A me sembrava fichissima, Mr. Big ha impiegato un altro paio di stagioni per sposarla. Forse abbiamo capito perché. Ma è la prima posizione a riservare grandi sorprese. A furor di popolo i maschi americani additano come calzatura meno sexy la scarpa con la zeppa. Fuorigara: birkenstock, stivali estivi flosci e sandali alla schiava.

Sono comode, fanno tendenza, innalzano i glutei e lo spirito. Inventate negli Anni Trenta da Salvatore Ferragamo, da allora le zeppe non sono mai uscita dalla moda. Accompagnarono gli abiti lunghi e i pantaloni a palazzo, fecero da cornice alla Swinging London dei Beatles e delle ragazze in minigonna e poi, seguendo i corsi e ricorsi della storia, tornarono di nuovo, dopo una brevissima pausa, declinate nei modi più diversi e fantasiosi. Le indossò Madonna interpretando Evita Perón e poi le Spice Girls. Fino a che la passione per il vintage le ha consacrate definitivamente come scarpe quasi d’obbligo in una scarpiera femminile. Eppure mariti fratelli e fidanzati le odiano.Pare preferiscano addirittura le ballerine, all’ottavo posto in classifica dei piedi inguardabili, che un tempo erano considerate il mezzo per smorzare l’eros a qualunque ora.

Sarà merito di Audrey e di Carlà o forse del fatto che preferiscono tenere almeno una spanna di dislivello tra noi e loro, fatto sta che per gli uomini americani donna rasoterra batte donna sui trampoli. Naturalmente c’è una parte di loro completamente indifferente alla questione e che addirittura- dice il sondaggio- dichiara di non accorgersi di quale scarpa venga indossata dalla propria donna. 

Che fare dunque? Appendere le zeppe al chiodo e usare sempre solo o tacco 12 o ballerine? Se volete il mio consiglio: chi bella è bella rimane, sia con le zeppe che con le scarpe piane.

 

10 gruppi da non ascoltare


Il mondo del web è intasato da elenchi, classifiche, liste di Dos & Don’ts di qualsiasi genere. Questa formula particolarmente fortunata è uno dei cavalli di battaglia dell’amato/odiato Vice Magazine.

Dedichiamo questa nostra lista a tutti i creatori delle top 10 già esistenti.

DIECI GRUPPI DA NON ASCOLTARE PER NESSUN MOTIVO AL MONDO
883 Gli 883 mi piacevano tanto. Poi sono finite le elementari. La loro presenza in questa classifica è un’eccezione. Gruppi di questo tenore non saranno parte di questo post. In primis, perché non ci piace sparare sulla croce rossa, ma anche perché è piuttosto futile criticare chi fa già schifo in modo piuttosto lapalissiano. Il motivo per cui sembrava importante includerli è la assurda rivalutazione di cui sono oggetto ultimamente. Ricordiamo a tutti che Max Pezzali, oltre ad essere uno dei parolieri più coatti della storia della musica leggera, musicalmente è anche uno dei meno ‘talentuosi’ fra i suoi colleghi italiani di successo. Ammettendo anche che le prime cose potessero avere un senso le ultime sono musica brutta per quarantenni arrapati.

The Killers Ecco l’esempio di un gruppo che avrebbe dovuto smettere dopo i primi due singoli o al limite, volendo essere estremamente generosi, al primo album. Se ‘Hot Fuss’ aveva il pregio di contenere qualche buon pezzo e, tutto sommato manteneva un tenore medio accettabile, dal secondo disco in poi il gruppo di Los Angeles guidato dal fastidioso Brendan Flowers ha comincato a fare arrangiamenti pomposi, cercando di riproporre il synth pop anni ’80 da classifica. Un disastro. ‘Human’ è una delle canzoni più brutte degli ultimi anni. Testo insulso, musica pacchina. Un’oscenità.

Muse I Muse sin dal primo disco sono stati una versione di serie Z dei Radiohead. Nel loro evolversi durante il tempo hanno provato a rinnovare il loro sound e a colpire nel segno con gli arpeggi pianistici e la voce drammatica di Matt Bellamy (che palle!) . Oltre al fatto di ripetere qualsiasi mezza idea fino alla morte, i Muse hanno il difetto di scegliere arrangiamenti esageratamente barocchi accoppiati a suoni scandalosamente dozzinali.

Madonna nemesi totale della musica vera, Madonna è considerata – talvolta anche da persone con gusti musicali discreti – la regina del pop. Facendo leva sulla promiscuità sessuale, produzioni multimiliardarie, una vita privata turbolenta, Madonna è stata l’emblema della cultura pop degli anni ottanta. Pur pubblicando anche un disco bello,(Ray of Light, 1998) la Ciccone è stata continuamente costretta a reinventarsi per continuare ad alimentare il suo mito. Lei è la rappresentazione dell’intrusione massiccia delle regole di mercato nella musica, la paladina della musica di consumo, prodotto delle major e niente più. Ah sì, ha anche fatto film orribili.

Linkin Park Ecco forse i Linkin Park sono la band con il sound più obbrobrioso degli ultimi vent’anni; sono arrivati a fare nu-metal o come si chiama con circa vent’anni di ritardo, uccidendo ufficialmente un genere musicale che aveva dato comunque molto poco al mondo della musica. L’equivalente musicale di un fast food: dischi brutti ben impacchettati.

Incubus Embelma del rock alternativo innocuo di fine anni 90 – inizi 2000, gli Incubus hanno cavalcato l’onda crossover provando a disfarsi delle soluzioni più (finto) rockettare, mescolando un’evidente anima pop con funk, grunge e hip hop. Purtroppo non sono mai riusciti a fare nulla che non fosse annacquato, noioso, e che alla fine dei conti fosse solo materiale proponibile a ragazzine che guardano MTV.

Ska P Inutili. Se non fosse per i testi politici non avrebbero neanche un fan, e infatti fuori dai banchi di scuola nessuno osa ascoltarli.

Vasco Rossi Vasco è uno degli artisti più infidi che esistano. Quando pensi di avere degli amici con cui poter parlare di musica serenamente capita che una persona insospettabile ti dica: ‘Però il primo Vasco non era male, anzi!’. Il suo terrificante aspetto è lo specchio del suo modo di fare musica. Con il passare degli anni è diventato sempre più viscido, aspetto abbastanza evidente dagli improponibili testi che scrive. La sua totale mancanza di talento è direttamente proporzionale al suo inspiegabile successo.

System of a Down Una volta su Radio Rock un Dj disse che non c’erano gruppi nuovi all’altezza dei grandi classici. A parte la frase in sé, inutile, banale, trita e ritrita, il conduttore, rispondendo ai messaggi degli ascoltatori che citavano gruppi validi come Radiohead, Sigur Ros, Explosions in the Sky, ecc. disse, minimizzando questi ultimi, che il gruppo migliore di questi anni, il più originale è senza dubbio quello di Tankian e soci. Ecco da quel momento Radio Rock non è più fra i sei canali radiofonici programmati nella mia macchina. Non so se è la voce fastidiosissima di Tankian, i dozzinali riff pseudo-metallari, o le pacchiane contaminazioni armene, ma i celebri SOAD sono fra i gruppi più inascoltabili del pianeta.

Placebo Questo trio è l’esempio perfetto di come si possa fare musica orribile pur avendo bei gusti musicali. La miscela fra glam-rock, brit pop, e chitarre distorte ed atonali non è abbastanza per dare uno sprint ad una band che casca sempre nei soliti cliché, lo stesso Molko non sembra mai autentico e i suoi lamenti all’apparenza rientrano solo in una posa del gruppo, non in un’ autentica urgenza espressiva. Per fortuna con il passare del tempo di sono suicidati con dischi sempre più brutti.

L.C.