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Labsus: il laboratorio per la sussidiarietà orizzontale

Labsus, il Laboratorio per la sussidiarietà, ha un obiettivo ben preciso, fondato su una certezza. La certezza è che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale.

Così inizia la propria descrizione Labsus sul suo sito (www.labsus.org), e lo fa partendo dalla premessa essenziale che è alla base del progetto associativo: in Italia ci sono tantissimi cittadini che voglio prendersi cura dell’ambiente circostante cercando di migliorarne la tutela e la fruizione.  In molti casi non sanno però come fare, come attivarsi concretamente e come relazionarsi con l’amministrazione. Infatti gli ordinari strumenti amministrativi non appaiono, nella maggior parte dei casi, idonei a regolamentare le attività di privati che, per solo amore “comune” dei beni circostanti, vogliono partecipare attivamente per curarli, magari manutenendo un’area verde o eliminando adesivi, manifesti abusivi e tag che imbrattano una superficie. Si tratta di attività volte a curare quei beni comunemente definiti come “comuni”: beni cioè che possono esser usufruiti da tutti, la cui esistenza beneficia ed avvantaggia l’intera comunità mentre, corrispettivamente, la loro frustrazione si ripercuote su tutta la popolazione. È un gruppo eterogeneo di beni, che vanno dal verde urbano alle scuole, dagli spazi pubblici ai beni culturali, la cui essenza non risiede nella proprietà dello stesso, secondo la classica dicotomia tassonomica pubblico-privato, ma altresì sulla base della loro fruizione per il benessere dell’intera collettività.

A tal fine Labsus si è fatto promotore di un progetto innovativo ed unico nel suo genere: proporre un nuovo strumento giuridico che riconosca la possibilità dei cittadini attivi di partecipare alla cura dei beni comuni attraverso una nuova modalità collaborativa.

È nato così il Regolamento per l’amministrazione condivisa, il cui proposito è quello di dare una nuova veste giuridica al rapporto tra pubblico e privato, tra cittadini ed Amministrazione, tra amministrati ed amministranti.

Viene pertanto proposto un nuovo tipo di amministrazione, che non viene più dall’altro, relegando il cittadino a mero destinatario dei servizi erogati dall’Amministrazione, ma vi partecipa attivamente, avviando un progetto di cogestione e condivisione delle scelte; cittadino e amministrazione vengono così posti su un piano paritario, di rispettivo rispetto e collaborazione.

Un pieno ed effettivo riconoscimento della valenza dei cittadini e del loro operato sociale, attraverso la creazione di una struttura aperta a chiunque sia interessato, non solo sotto forma associativa ma anche individualmente.

L’attività dei privati, prevista e individuata nelle linee guida dal Regolamento per l’amministrazione condivisa, viene poi realizzata attraverso dei “patti di collaborazione”, ossia i singoli accordi con i quali i cittadini dichiarano di volersi prendere cura di un bene comune, indicano le concrete modalità di intervento così come l’assunzione dei rischi e delle responsabilità connesse, mentre l’amministrazione si impegna a collaborare fornendo una serie di competenze o sostegni.

Se quindi il Regolamento è la struttura necessaria per permettere la creazione di un’amministrazione condivisa, la sua vera essenza e realizzazione risiede nei patti di collaborazione, la cui declinazione potrà esser la più varia in correlazione alle peculiarità del territorio ed alle necessità locali. Ugualmente differenziati saranno gli impegni delle parti del patto: a seconda del bene comune oggetto dell’intervento nonché delle necessità e degli scopi dello stesso vengono puntualmente indicate le concrete modalità di intervento così come l’assunzione dei rischi e delle responsabilità connesse, con contestuale impegno dell’amministrazione a collaborare alla realizzazione dello scopo comune, fornendo le competenze e le forme di sostegno ritenute più idonee.

Sono iniziative che non sono solo idonee, nel concreto, a recuperare dei beni comuni a tutti, ma altresì capaci di creare nuove connessioni, superare diffidente e divisioni, mettere in moto un’energia che altrimenti andrebbe sprecata, superando il solo disprezzo per il degrado in un’azione attiva al miglioramento della situazione effettiva, creando una “società della cura”.

Dal primo prototipo di Regolamento, concretizzatosi con la prima approvazione a Bologna nel lontano 2014, la sua diffusione, dapprima capillare e limitata alle realtà dove sia la sensibilità sociale che l’apertura amministrativa avevano preparato il terreno per tale strumento, è cresciuta esponenzialmente. Ad oggi infatti una versione di Regolamento per l’amministrazione condivisa, anch’essa adattata alle necessità locali, è stato approvata in ben 141 Comuni italiani, tra cui alcuni delle principali città d’Italia quali Torino e Napoli, mentre altre 69 realtà comunali hanno avviato il suo iter di approvazione; tra i Comuni in procinto di concludere tale processo di approvazione c’è Milano, dove l’iter si trova a una fase particolarmente avanzata, alla luce della crescente attenzione che la città milanese sta manifestando per tale nuova prospettiva amministrativa.

Discorso a parte merita Roma, dove l’approvazione, arrivata all’ultimo step durante la pregressa amministrazione, ha subito una battuta d’arresto con la caduta della Giunta Marino, durante il cui governo tutte le forze politiche si erano mostrate aperte a una sua approvazione, portando ognuna in Consiglio Comunale una propria versione del Regolamento.

Ad oggi, sebbene non siano mancati incontri e manifestazioni d’interesse, il Regolamento sembra(va) esser finito su un binario morto. Alla luce di tale stallo alcune delle realtà associative romane più attive e sensibili alla cura dei beni comuni hanno deciso di creare lo scorso 12 gennaio

una Coalizione per i beni comuni, una rete informale che ha come proposito quello di portare in Consiglio comunale una delibera di iniziativa popolare per adottare il Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni.

Come detto, la Coalizione rappresenta una rete informale di diverse associazioni, eterogenee per scopi associativi e matrice, il cui numero cresce esponenzialmente di giorno in giorno, contando ad oggi oltre 110 adesioni.

Per poter presentare la delibera di iniziativa popolare devono esser raccolte almeno 5mila firme entro 3 mesi, ossia entro fine aprile prossimo. Per ciò la Coalizione ha realizzato e programmato vari punti di raccolta firme che sono consultabili sul sito di Labsus e soprattutto tramite la pagina Facebook della Coalizione.

Accanto al progetto “madre” della promozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa, Labsus si impegna a raccontare sul suo sito le più importanti manifestazioni sussidiarie e di cura e valorizzazione dei beni comuni in tutta Italia, guardando anche alle esperienze fuori dallo Stivale, conscio della centralità dell’aspetto narrativo e comunicativo della sperata rivoluzione amministrativa.

Un progetto che mira quindi a permettere di sprigionare l’enorme energia che hanno i cittadini interessati a prendersi cura dell’ambiente circostante, superando gli inadeguati strumenti odierni e le varie situazioni al limite (spesso superato) della legalità. Il tutto instaurando un nuovo tipo di rapporto tra cittadini ed Amministrazione, che spesso si vedono con diffidenza o addirittura inimicizia, lamentando la reciproca inefficienza ed assenza di comprensione, lasciando tale ruolo avversativo per una nuova consapevolezza del ruolo essenziale di entrambi gli agenti per una corretta amministrazione pubblica e della necessitò di una loro collaborazione virtuosa, incentrata sul nuovo ruolo del cittadino che, posto su un piano parallelo rispetto all’Amministrazione, ne riconosce la valenza e l’importanza, accrescerà la propria fiducia nell’agente pubblico. Un circolo virtuoso anche dal punto di vista dei soggetti che beneficeranno di tale impianto: accanto ai “primi destinatari”, ossia i cittadini che potranno attivarsi per rendere migliori l’ambiente circostante, sentendosi anche più felici in virtù della consapevolezza di aver partecipato a migliorare il territorio, ed alle amministrazioni, che avranno proprio nei cittadini un nuovo alleato nell’attuazione del proprio fine istituzionale, beneficeranno di tale innovazione anche gli altri cittadini che, vedendo come i cittadini coinvolti svolgano la propria attività di recupero e cura di beni che migliorano il benessere di tutti, collettivamente e felicemente, creando anche nuove sinergie e rapporti interpersonali, potranno esser spinti ad aderire anche essi a questa innovazione. Infine anche i cittadini che rimarranno estranei all’attività concreta beneficeranno delle migliorie dell’ambiente circostante, reso maggiormente fruibile ed accessibile a tutti.

Un progetto che ha quindi una peculiarità giuridica ma radici e ramificazioni marcatamente sociali, mirando a far emergere il sottobosco del volontariato, vero motore della società spesso dimenticato o relegato a ruolo secondario (o meglio terziario), destinandogli il palcoscenico che si merita.

 

Sul sito di Labsus è possibile visionare tutti i Regolamenti per l’amministrazione condivisa approvati ad oggi con l’elenco dei relativi Comuni approvanti e di quelli che stanno in fase di adozione, nonché le notizie più rilevanti di esperienze volte alla cura e valorizzazione dei beni comuni, anche attraverso l’analisi delle sentenze e dei provvedimenti più rilevanti ed attinenti.

http://www.labsus.org/

 

Per info e contatti sulla Coalizione dei beni comuni di Roma

coalizioneperibenicomuni@gmail.com389 5826326 – 338 6587 734

I fondatori della Colazione dei beni comuni di Roma in data 11 gennaio 2018

Comitato Parco Giovannipoli, Labsus, CdQ Grotta Perfetta, Comitato Amici di Villa Sciarra, CSOA La Strada, Comitato Parchi Colombo, Comitato Verde Ferratella, Gruppo Archeologico Romano, Associazione Forum Ambientalista, CdQ Montagnola, Legambiente Lazio, Comitato Acquafredda, Parco di Montespaccato e Aurelio, Associazione Attivamontesacro, Associazione culturale Monteverde Attiva, Agire Sostenibile, Villetta Social Lab, Orti Urbani Tre Fontane, Comitato di Quartiere San Lorenzo, A.EDUC.A. Città Vivibile, Movi Lazio: Ai.Bi. – Amici Dei Bambini, Antea Associazione Onlus, A.C.SE.MA., Approdo Paulus, Casato Filo Della Rosa, Ass.Ne Camminare Insieme Onlus, A.M.S.O. – Assistenza Morale E Sociale negli Istituti Oncologici, Ass.Ne “Carlo Favilli”, Cantieri Dei Giovani Italo Marocchini, Eidos In Rete, Fondazione Don Cosimo Fronzuto – Onlus, Insieme Oltre Il Muro, Primavera ’86 . Onlus, Arpa, S.O.S. Razzismo, Rete Emergenze, Associazione Rowni-Roma Women, Hippo Pet Therapy, Ass.Ne Amici Di Claudio, Tamburi Di Pace, Aifo Roma, Anfe, Avis Formia, Informare Onlus, Televita, Comitato Di Quartiere Monteverdenuovo, Ass.Ne Invalidità Civile Roma, Associazione Casamica Onlus, Il Girotondo Della Parole, Ass.Ne Er Core De Roma, La Casa sull’Albero, Restoinpiedi, Io No, Ass.Ne Protezione Civile Solidarietà Italiana, Arap, Assoepilessia, Solidabile Onlus, Dress For Success, Zero Waste Lazio, Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare, Non Sono Rifiuti, Aisa, Ylenia E Gli Amici Speciali, Accademia Kronos, Associazione Guardie Zoofile, CdQ Tor Carbone Fotografia, Testaccio in piazza, Associazione Zappata Romana, Associazione Abitanti Prato della Signora e Zone Collegate, Retake Roma, Touring Club Italiano, Arci Roma

La realtà si vede meglio dalla periferia

La realtà si vede meglio dalla periferia è il titolo dell’incontro nazionale sulla rigenerazione delle periferie con cui lo scorso 23 novembre è stata presenta l’omonima mozione che conclude (per ora) un complesso progetto nato dall’idea di Andrea Mazziotti di Celso, Presidente della Commissione Affari istituzionali della Camera dei Deputati, attraverso il quale è stata formata la Commissione periferie rappresentati associazioni per proposte di rigenerazione periferie.

All’interrogativo su come realizzare l’ambizioso progetto dell’effettivo rilancio economico-sociale delle periferie la Commissione di inchiesta ha prescelto un approccio peculiare ed innovativo, incentrato sulle collaborazione dal basso delle comunità locali e sulla diretta apprensione e conoscenza delle problematiche esistenti attraverso visite e sopralluoghi nelle parti della città critiche; un approccio “dal basso” multidisciplinare ed intersoggettivo necessario affinché lo Stato ritorni ad abitare territori che aveva dimenticato,  abbandonando la propria programmazione “aprogrammatica” e gli interventi estemporanei che hanno caratterizzato la politica fino ad ora prescelta.

Come ha infatti illustrato Giovanni Caudo, professore di architettura presso l’Ateneo di Roma Tre e già direttore di un laboratorio di urbanistica, che ha aperto la ricca serie di interventi della giornata,  il risultato fissato è raggiungibile solo attraverso una collaborazione virtuosa tra realtà civiche che da decenni si interessano ed operano nelle periferie locali, amministrazione e lo stesso mondo accademico di cui fa parte e rappresenta, corroborata da una nuova sensibilità delle istituzioni sul tema ispirandosi anche alle esperienze extrastatali; emblematico al riguardo appare il programma di “Parigi Regione capitale” per la cui realizzazione il governo francese ha stanziato 24 miliardi di euro in 10 anni.

Dalla sua visuale di architetto tale approccio si traduce in 3 direttive idonee a portare ad un nuovo livello l’urbanesimo moderno: 1) accesso effettivamente garantito mediante una concreta gestione programmatica ed al contempo immediata; 2) integrazione dei flussi, alla cui base c’è la consapevolezza della differenza ontologica tra il nomade ,che risiede in un posto, e la “pastorizia”, che riguarda al contrario “colui che passa”, per evitare esempi di enclave/ghettizzazione; 3) nuova accezione dei luoghi, in particolare modo nei quartieri sensibili sulle direttive del riuso del patrimonio immobiliare attraverso un protagonismo sociale che garantisca un approccio interdisciplinare e multiattoriale, creando un ordinamento unico per lo sviluppo economico e l’utilizzo delle risorse finanziare stanziate.

Per rendere effettiva questa integrazione multilivello viene indicato anche un peculiare strumento: la concreta programmazione dal basso può manifestarsi in precipui contratti di quartiere, da contrarsi in via “progressiva”, verificando ogni volta puntualmente i risultati raggiunti e finanziare di conseguenza i progetti che hanno un effettivo legame con la realtà; forme di cooprogettazione civica quali veicoli per rispondere ad esigenze attuali tramite la programmazione, l’unico sentiero per emergere dall’emergenza della improvvisazione.

Emblematico è l’ampio spazio destinato agli stakeholders: sono stati infatti convocati ed ascoltati responsabili dei Piani periferie, coordinatori di Urban Center e i rappresentanti di interventi in 7 metropoli urbane dai differenti contorni geosociali, a cui si sono aggiunte apposite tavole rotonde con cui si sono conclusi i lavori di giornata ed incentrate sul ruolo dei soggetti coinvolti nel progetto, sia privati che pubblici che nelle nuove possibili governance realizzabili.

Si è parlato di Scampia, destinataria di 30 milioni per il recupero e, ad oggi, diversa dalla rappresentazione gomorresca, le cui famose vele dovrebbero esser abbattute entro il 2018; a Bologna è stato presentato il Piano Innovazione Urbana in cui sono stati mappati i vari Piani relativi a finanziamenti e risorse, non solo prettamente locali o statali ma anche su base regionale nonché di matrice europea (80 milioni totali da spendere in 4-5 giorni); riguardo la realtà palermitana è stato raccontato il Laboratorio Zen Insieme, situato in un quartiere degradato (pressoché tutto occupato) ed oppresso dall’influenza della mafia la cui azione, nato con un approccio prettamente sociale che nel corso della sua evoluzione ha scoperto ed attuato la rilevanza della rigenerazione urbana per il recupero sociale. Di Milano è stato illustrato il lavoro di Avanzi, architetti che, tra le varie missioni “lavorative”, hanno provveduto ad effettuare una mappatura e catalogazione (“spuria”, stante il carattere spesso trasversale di progetti contermini) delle buone pratiche dal basso, dapprima del solo nucleo Milanese e poi dell’intero territorio milanese.

Tra gli interventi delle realtà locali anche quelli degli attivisti di Bari e Torino, intervallati dall’intervista al Capo della Polizia di Stato Dott. Franco Gabrielli e dalla proposta dell’Istat, interessata da anni a tale ambito che si interseca con il Rapporto BES 2017 (di cui viene sottolineata la critica assenza del rilievo del verde adibito a scopi sportivi e della sua problematica sistemazione tassonomica) di includere i “condomini di strada” quale elemento essenziale di rivalutazione urbana, proponendosi quale strumento di indagine e ricerca scientifica su cui poggiare alcune attività del volontariato e quale strumento di aggregazione tra le varie associazioni.

Infine emblematico l’intervento di chiusura di CorvialeDomani, vero corifeo del progetto di recupero del “serpentone romano” (un pantagruelico composto da1300 appartamenti con 1300 ettari di parco e verde circostanti) basato su 3 interventi locali coadiuvati dal lavoro del Mibact e del Ministro Calenda.

Tali progetti devono assumere un carattere durevole, raggiungibile per loro stessa essenza solo attraverso un’attenzione, non tanto economica ma perlopiù programmatica, costante dell’interlocutore pubblico.

In tal senso sarà peraltro essenziale che il contributo pubblico sia veicolato in una nuova procedimentalizzazione amministrativa, la cui partecillizazione ispirata a una maggiore ricerca democratica ha determinato una moltiplicazione degli stadi procedimentali come differenti iter approvativi: l’ideatore del progetto On. Andrea Mazziotti di Celso ha sottolineato come ,accanto all’applicazione pratica e al coinvolgimento diretto delle amministrazioni comunali, una primaria e decisiva importanza risiederà nella raggiungimento di una maggiore semplificazione amministrativa nel solco dei risultati raggiunti dalle più recenti riforme pubbliche e nella consapevolezza della necessità di una vera stabilità nella progettazione ed ideazione della rigenerazione urbana.

Solo una tale combinazione di fattori, non idonei singolarmente a superare le difficoltà odierne, riuscirebbe a superare le criticità organizzative ed amministrative incontrate ed ad oggi evidenti, conciliando una gestione veloce e rapida delle esigenze immediate con la necessaria programmazione di lungo termine: è essenziale infatti superare le ordinarie e costanti logiche governative per coinvolgere più governi temporalmente successivi, facendo sì che le decisioni assunte siano un impegno costante e duraturo che non cambi al mutare della legislazione o del potere esecutivo.

In altri termini si tratta di evitare di usare le problematiche delle periferie quale mero slogan elettorale, trasformandolo in uno strumento di incentivo diversità, per assumere un impegno pluriennale, con precipui interventi nei territori ad operatività immediata, che non siano estemporanei o propagandistici ma parte impegno costante e duraturo.

Proprio con tale consapevolezza è stata deciso che la descritta Commissione di inchiesta  (presieduta dall’On. Causin che ha assicurato l’esposizione al Parlamento delle conclusioni raggiunte) abbia durata (almeno) decennale, idonea ad attraversare più legislature ed affidare il proprio lascito ai vari parlamenti e governi che si susseguiranno, valorizzando le esperienze ed i risultati raggiunti ed evitando che ogni volta si inizi da capo.

Impegno civico, programmazione stabile e coinvolgente le realtà locali per lo sviluppo delle periferie solo il leitmotiv del progetto che mira ad assicurare un’attività pluriennale di rilancio dei quartieri sensibili instaurando un legame concreto tra le istituzioni partendo dal basso, in cui le amministrazioni assumono effettivamente il ruolo di “interlocutori”.

Un progetto senz’altro innovativo e probabilmente unico, conscio che solo un procedimento effettivamente inclusivo e partecipativo, qualunque sia la velocità burocratica-amministrativa e per quanto illuminato sia l’intervento normativo, potrà far acquisire alle aree critiche un futuro in cui lo stesso concetto di periferia diventerà desueto: non più solamente luoghi “intorno al centro” ma aree con propri nuclei, dei “centri” nelle stesse periferie; un rapporto parallelo e al tempo stesso collimante tra centro e le stesse “occupazioni territoriali post metropolitane” (come felicemente ribattezzate dal prof. Caudo), le quali non siano più sinonimo solamente di degrado ma di comunità e sviluppo e di rilancio economico-sociale dell’intero Paese.

Per approfondire il progetto si può consultare il seguente link da cui accedere alla documentazione comprensiva della mozione presentata alla Camera dei Deputati: http://www.corviale.com/index.php/23-novembre/

Di seguito l’intero video dell’intervento

Culturability : Cultura, innovazione sociale, collaborazione, sostenibilità per rigenerare le nostre città

Evocava di Mazara del Vallo (Trapani), FaRo – Fabbrica dei saperi di Rosarno (Reggio Calabria), L’Asilo di Napoli, Lottozero / textile laboratories di Prato, MET – Meticceria Extrartistica Trasversale di Bologna. Sono questi i 5 progetti selezionati dal bando culturability, a ciascuno dei quali va un contributo economico di 50 mila euro e la possibilità di prendere parte a un percorso di accompagnamento e mentoring.

Sono stati scelti fra ben 429 progettualità arrivate da tutta Italia per la call promossa dalla Fondazione Unipolis con l’obiettivo di sostenere progetti culturali innovativi ad alto impatto sociale che rigenerano e riattivano spazi abbandonati o sottoutilizzati. Palazzi storici vuoti, fabbriche dismesse, spazi commerciali sottoutilizzati, luoghi di cultura chiusi, beni naturalistici dimenticati che riprendono vita, rinascendo come luoghi di cultura e spazi di comunità: queste le sfide lanciate dalle 5 iniziative, la maggior parte delle quali arriva dalle regioni del Mezzogiorno.

I progetti sono stati scelti da un’apposita Commissione di Valutazione fra i 15 finalisti che, avendo superato la prima fase di selezione del bando nel mese di maggio, erano poi stati ammessi a un primo percorso di accompagnamento e formazione finalizzato a migliorare e sviluppare le diverse proposte, oltre che ad offrire un’occasione di crescita ai giovani partecipanti. Un lavoro difficile quello della Commissione, considerato il numero, la qualità e la visione dei partecipanti. Utilizzando i criteri di valutazione indicati dal bando, hanno prevalso i progetti più vicini agli obiettivi indicati dalla call.

La Commissione ha assegnato anche le due menzioni speciali, del valore di 10 mila euro ciascuna, rese possibili dalla collaborazione con la Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. I riconoscimenti vanno ad: Area Archeologica Giardini Luzzati: Lo Spazio del Tempo di Genova e TOC Centre di Copertino (Lecce).

In allegato una sintesi di tutti i progetti selezionati.

Per l’edizione 2017 del bando culturability, Fondazione Unipolis ha stanziato complessivamente 400 mila euro, tra contributi economici per lo sviluppo dei progetti selezionati, attività di accompagnamento per l’empowerment dei 15 team finalisti e successivo mentoring dei 5 selezionati, rimborsi spese per partecipare alle attività di supporto. Anche quest’anno la call è stata sviluppata in collaborazione con Avanzi/Make a Cube3 e Fondazione Fitzcarraldo. Già negli scorsi anni, i tre bandi precedenti hanno riscontrato ottimi risultati di partecipazione, in termini di progetti aderenti e di qualità delle proposte, come dimostrato dai successi delle realtà sostenute che continuano i loro percorsi di sviluppo. Complessivamente, per le quattro edizioni Fondazione Unipolis ha investito un milione e 500 mila euro e oltre 2.770 sono stati i progetti partecipanti.

La Commissione di Valutazione era composta da: Massimo Alvisi – architetto Alvisi Kirimoto + Partners, Mario Cucinella – architetto MC Architects, Giovanni Campagnoli – direttore Politichegiovanili.it, Paola Dubini – docente Università Luigi Bocconi, Walter Dondi – direttore Fondazione Unipolis, Federica Galloni – DG AAP MiBACT, Mauro Magatti – docente Università Cattolica di Milano, Ivana Pais – docente Università Cattolica di Milano, Pier Luigi Sacco – docente Università IULM, Pierluigi Stefanini – presidente Gruppo Unipol e Fondazione Unipolis.

Bologna, 14 settembre 2017

Per informazioni:
Progetto | Roberta Franceschinelli | tel. 051.6437601 | roberta.franceschinelli@fondazioneunipolis.org Stampa | Fausto Sacchelli | tel. 051.6437607, 366.6172322 | stampa@fondazioneunipolis.org