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I CSRnatives: la consapevolezza giovanile della necessità di un futuro diverso

I CSRnatives vedono al futuro con occhi diversi, illuminati dalla consapevolezza che non si può parlare di domani senza un senso di responsabilità.

 

CSR, ossia “Corporate Social Responsability”, è l’acronimo utilizzato per indicare una modalità di gestione d’impresa ispirata alla sostenibilità e all’eticità, mediante politiche aziendali consapevoli delle ricadute non solo economiche ma anche ecologiche e sociali che hanno le scelte commerciali.

Traducibile in italiano in “Responsabilità Sociale d’Impresa” (e nel correlativo acronimo indigeno “RSI”), l’approccio ecologico-consapevole delle imprese, anche nostrane, rappresenta un positivo trend in continua estensione, nella consapevolezza che lo stesso apparire attenti alla salubrità ambientale e ad un sviluppo sostenibile, anche a voler tralasciare le ricadute positive di carattere globale, accresce lo stesso appeal dell’azienda. Si pensi, fra tutte, alle recenti forme, ancorché particolari ed innovative, che cercano di porre in risalto tale approccio, nonché al clamore mediatico relativo allo “scandalo” dell’utilizzo dell’olio di palma (sebbene non possa esimersi da indicare opposti visioni circa l’effettiva negatività dell’impiego industriale di tale grasso vegetale), con le conseguenti modifiche delle politiche aziendali prescelte dai grandi gruppi di produzione alimentare, subito attenti ad indicare sulle proprie confezioni l’assenza di olio di palma (a volte addirittura tramite campagne denigratorie ed illegali avverso più nota utilizzatrice dell’olio tropicale, ossia la Nutella, che tra l’altro, dopo un breve calo di vendite nel momento di “boom” di tale campagna contro l’olio di palma, sembra aver completamente recuperato il terreno precedentemente perso). Scelte pertanto che appaino congruamente motivato anche dal punto di vista economico-egoistico.

In tale scenario si instaura la creazione di una rete di giovani, perlopiù studenti universitari, che mira a creare un network tra le imprese e i privati, potenziali consumatori nonché membri delle realtà aziendali; un luogo di confronto costante ed informale dove recepire i bisogni e le aspettative delle realtà sociali.

Quale branchia del CSR, salone dell’innovazione sociale, il più importante evento in Italia dedicato alla sostenibilità e all’innovazione sociale, volto a mettere in risalto progetti ed idee per il futuro mediante un networking multidisciplinare, e fautore del primo “Giro d’Italia della CSR”, un tour volto a promuovere tale innovazione in giro per l’Italia e che si concluderà il prossimo 23 Maggio a Verona, i CSRnatives sono un’organizzazione, formata dapprima da gruppo di giovani ragazzi, principalmente universitari, coadiuvati dalla Prof.ssa Sobrero, e poi divenuto un vero e proprio network, diffusosi nelle principali città italiane e in progressiva crescita.

I CSRnatives si autodefiniscono sul loro sito “appassionati di sostenibilità”. E infatti, non essendo mossi dal fine aziendale già descritto, non potrebbe motivarsi differentemente questo interesse disinteressato ed al contempo totale, proponendosi come attori di un cambiamento che li porti a diventare degli “innovatori sociali”.

I CSRnatives manifestano una crescente consapevolezza verso un’attenzione sociale ed ambientale che non può più attendersi, esplicando un bisogno proprio di una generazione, quella che va dagli anni ’90 ai Millenians, che si interessa al mondo delle imprese non più solamente come consumatori “diretti” ma anche come soggetti potenzialmente lesi delle scelte aziendali, proponendo un nuovo modo di pensare lo sviluppo. Una visione documentata nel lavoro “l’azienda che vorrei”, successore del progetto “la sostenibilità peer to peer” realizzato l’anno precedente; entrambi gli ebooksono disponibili sul sito del network, dove viene anche esplicata la missione descritti tutti i partecipanti. Inoltre, particolarmente appare il progetto della “mappa della sostenibilità”, con cui i CSRnatives mirano a mappare le aziende che si sono messe in prima linea per avviare percorsi virtuosi innovativi verso la sostenibilità; tale proposito, a cui è già dedicato un apposito sito internet, vedrà una compiuta realizzazione il 30 settembre 2018.

D’altronde, si tratta di una questione di priorità: cosa si è disposti a fare per un maggiore profitto? è più importante un progresso della propria posizione lavorativa o la salvaguardia dell’ambiente? è meglio dare un futuro più “ricco”, “florido” in termini economici o scegliere di rileggere tali termini in una chiave sociale, mettendo in dubbio che i meri valori economici istituzionalmente utilizzati possano ancora valere come parametro per misurare la ricchezza e il benessere.

Responsabilità sociale d’impresa. L’esempio di Ferrovie dello Stato

LA TRIANGOLAZIONE DEL WELFARE: Istituzioni, Profit e No profit

Per lungo tempo la coscienza collettiva ha considerato le imprese come dei biechi roditori alla rincorsa costante della produzione, in nome del più spietato profitto.

Questo ritratto gretto ed egoista è iniziato a cambiare proprio in prossimità della crisi economica di cui siamo protagonisti da un decennio che ha costretto a tagli ingenti proprio nelle risorse del Welfare.

A farne le spese, un po’ tutti, noi cittadini, noi società e inevitabilmente non solo la “testa” dello Stato ma chi provvede ad erogare i servizi , gli enti locali. Schiacciati nell’incudine dei tagli delle spese, la mancanza di risorse e la crescita inversamente proporzionale della domanda dettata dal disagio sociale diffuso, hanno reso sempre più inevitabile la necessità di aprire il palcoscenico a nuovi attori.

È proprio in questo contesto che il dibattito pubblico e le esperienze locali si stanno orientando sempre più a triangolare la strategia d’azione in ambito sociale attraverso la collaborazione proficua tra pubblico, privato e terzo settore. Il modus operandi è molto spesso quello di mettere in campo competenze intersettoriali insieme a  risorse pubbliche, private e finanziamenti internazionali, per offrire una risposta condivisa e coerente ai bisogni sociali.

LA BEST PRACTICE DI FERROVIE DELLO STATO

In questo contesto si inserisce l’impegno del Gruppo Ferrovie dello Stato che si è dotata, dal 2001, di una divisione Corporate social responsability che offre risposte concrete al fenomeno dell’emarginazione e del disagio sociale nei pressi delle aree ferroviarie. Tra i fiori all’occhiello delle attività FS vi è la messa a disposizione di spazi, in comodato d’uso gratuito, ad associazioni del terzo settore e a istituzioni locali che hanno dato vita a 17 Help Center, nei pressi delle principali stazioni ferroviarie.  Un totale di quasi 3000 m2 che danno sostanza a oltre 480 mila interventi. Solo a Roma sono stati attivati oltre 30 mila interventi per combattere degrado e disagio sociale.

L’aumento significativo rispetto agli anni passati è dovuto principalmente dall’intensificarsi del flusso migratorio che, come è risaputo, tende ad agglomerarsi presso le stazioni ferroviarie in quanto strumento di movimento. Secondo Carlotta Ventura, dirigente delle Relazioni esterne del Gruppo FS, gran parte dei flussi degli ultimi anni sono passati per le stazioni ferroviarie, 130 mila sono passati solo presso la Stazione di Milano Centrale.

In questo contesto le stazioni di confine, Milano, Ventimiglia e Bolzano risultano le più frequentate, in quanto porta d’accesso al Nord Europa e porta di rientro per i c.d. “Dubliners” ovvero coloro che, dopo aver fatto richiesta di protezione internazionale in un altro paese europeo, sono stati rimandati nel paese di primo approdo, secondo la legislazione vigente di Dublino. Di tutta risposta FS ha rafforzato i propri servizi, nel 2014 durante il sovraffollamento a Milano, ha reso messo a disposizione un presidio medico per tutti i migranti.

L’impegno di FS sul tema migratorio non risale però alle ultime ondate migratorie ma si salda  già nel 2002 quando l’Ex Ferrotel di Roma fu destinato al Centro Astalli, servizio dei gesuiti per i rifugiati, pionieri dei servizi per i rifugiati sul territorio.

Il modello è stato perfezionato con il progetto dell’hub di Via Sammartinia Milano, dal valore di 1 milione di euro, gestito dalla Fondazione Progetto Arca, che usufruisce di oltre 1500 mq per rafforzare la sicurezza nel quartiere.

Per i progetti per il futuro FS è tornata a Roma che negli ultimi anni ha mostrato una grande emergenza abitativa in risposta alla quale è stato messo a disposizione il Ferrotel della stazione Tiburtina, come centro di assistenza e prima accoglienza con annesso un presidio sanitario, che sarà inaugurato nel primo semestre del prossimo anno. Molti dei progetti pilota di FS sono oggi inseriti nel Piano industriale 2017 – 2026, tra cui il riuso delle stazione, le greenways, gli Help Center come parte integrante a tutti gli effetti della strategia d’impresa.

La recente fusione con ANAS, che crea un colosso che vanterà più di 80 mila dipendenti, potrebbe essere un volano per l’espansione verso nuovi orizzonti di iniziative di responsabilità sociale. Assumendo il ruolo di capofila delle imprese italiane del settore, ANAS FS, potrebbe mutare il ritratto d’impresa da bieco roditore fedele al Dio profitto verso un ritratto banalmente più umano di questo profitto.