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Arte Musica Natura – Un’ecosistema in mostra all’Orto Botanico di Roma

Sabato 15 settembre, nel cuore di Trastevere, l’arte contemporanea e la musica ambient sperimentale si fondono
con il Museo Orto Botanico di Roma per dare vita ad un percorso sensoriale in cui immergersi, in una ritrovata
dimensione di dialogo tra arte, suono e natura. Un nuovo appuntamento nel cuore di Trastevere curato dall’associazione culturale CultRise che da alcuni anni, sotto la guida di Cecilia Caporlingua, ha portato in evidenza e lanciato numerosi artisti.

Il progetto curatoriale presentato da CultRise prende ispirazione dall’ecosistema dell’Orto Botanico. Il visitatore
potrà scoprire gli spazi museali attraverso otto interventi inediti site specific progettati da artisti internazionali di arte
contemporanea, ospitati dal museo fino al 22 settembre.

James Hillman, Andrew Iacobucci, Jerico, M_O, Moneyless, Giulia Mangoni, SBAGLIATO e Gianfranco
Toso, dialogheranno in sinergia con le specie che il Museo tutela e protegge, sperimentando leggerezza, gravità,
fughe verticali e sospensioni.

Insieme alla sonorizzazione ambientale all’interno della serra tropicale composta da Studio Orbita, gli artisti
contribuiranno ad amplificare l’esperienza del Museo, già sede nell’estate del 1987 dell’installazione sonora di
Brian Eno insieme ad Andrew Logan. RadioCircolo, durante la giornata inaugurale, creerà uno spazio sonoro continuo all’interno dell’Orto Botanico, nel quale si alterneranno Claudio Fabrianesi, il maestro di tabla Sanjay Kansa Banik e i nuovi progetti live di
Filippo Scorcucchi, Low Gravity e Studio Orbita, creando una nuova esperienza immersiva dove il confine tra
l’osservatore, il suono e la natura si fa più sottile.

Il Museo vivente dell’Orto Botanico rappresenta, per gli artisti, un luogo iconico in cui sperimentare il proprio
processo creativo. Il Museo, che si mostra al pubblico attraverso le sue continue trasformazioni, ospiterà l’arte
come una nuova specie autoctona da custodire. Protagonista e fonte d’ispirazione di questa ricerca artistica, l’Orto
Botanico rappresenta un luogo privilegiato per il dialogo con la città che lo circonda favorendo, in sinergie con le
opere e la musica, un’elevazione fisica e ideale.

Arte Musica Natura Orto Botanico Roma Locandina -Polinice.org

 

INDIRIZZO: Largo Cristina di Svezia 24, Roma

APERTURA: La mostra sarà visitabile Dal 15 al 22 Settembre (Domenica Esclusa) dalle ore 9:30 alle 18:30

INGRESSO: 8 € | 4 € (6-11 e 65+ anni) | Gratis 0-5 anni e Personale e Studenti La Sapienza di Roma

ATTIVITÀ SPECIALI: Sabato 15 e Sabato 22

Attvità didattica per i bambini, ore 10:30 e 15:30 “I colori e la forma delle foglie, dei fiori e dei frutti”

Visita guidata alle collezioni dell’Orto Botanico ore 11:30 e 16:30

 

LOOPS. Quando l’arte è esperienza

LOOPS è un evento ma prima di tutto è esperienza. Visiva, sonora, sensoriale. Artistica. Tre artisti per due performance per due momenti unici in uno spazio tanto non convenzionale da sembrare surreale.

Siamo stati al LOOPS, l’evento prodotto da Artchivio + Cultrise e ve lo raccontiamo.

Ci avevano incuriositi con la promessa di un’ambiente surreale, un’esperienza, un viaggio verso un universo parallelo così non abbiamo potuto che fare i bagagli e partire alla volta del LOOPS. Le premesse ci sono tutte, a partire dall’ingresso. Già fuori il portone del Popping Club si respirava infatti un’aria particolare, come sospesa, qualcosa stava accadendo all’interno. All’inizio sotto voce per poi non parlare più, le luci soffuse, l’ambiente è avvolto nella penombra ma presto, il buio. Dei fasci di luce ci guidano verso il LOOP 1. Viviamo così la prima performance dell’evento.

Ci troviamo su un piano rialzato, questo è tutto quello che si riesce a percepire. Quanto sia grande la sala, quante persone ci siano è impossibile da capire. La musica è penetrante, il fumo ci avvolge e il buio è rotto da proiezioni luminose. Si tratta di VEGA. Davanti a noi e dietro le macchine c’è il duo artistico Meta- composto da Simone Giudice e Luigi Calfa, autori appunto di VEGA. La loro collaborazione comincia nel 2014 dedicandosi alla musica elettronica sperimentale e alla musica ambient. La peculiarità del duo sta nella loro formazione professionale, entrambi infatti hanno alle spalle gli studi al conservatorio.

VEGA è una live performance in tutto e per tutto, la musica è suonata dal vivo così come gli effetti luce creati sul momento. L’intensità è crescente, sia quella musicale che luminosa seguono un climax.L’inconsistenza della luce prende forma e viene resa tridimensionale grazie al fumo. Come una bambina l’impulso di alzare la mano per provare ad afferrarla è più forte di me. 

L’intento degli artisti è quello di permettere allo spettatore di percorrere un viaggio, che non deve essere uguale per tutti ma che deve essere il risultato delle emozioni e sensazioni di ognuno rispetto alla performance. Il luogo è importante, tanto che l’esibizione è stata costruita su misura per la location ma allo stesso tempo non deve essere determinante. Lo spettatore deve infatti poter intraprendere il proprio viaggio libero da qualsiasi “condizionamento” all’insegna della propria immaginazione e percezione. Un gioco di luci strobo ci risveglia e dal viaggio ci riporta alla realtà. VEGA è finito ma è la volta di un’altra esperienza artistica, ci prepariamo al LOOP 2.

Luce, suono e colore sono le cifre di INTERCONNESSIONI, l’esposizione artistica di Mario Carlo Iusi, giovane artista sperimentatore. Studente di Filosofia, la sua ricerca spazia dalla pittura al cinema, alla Street Art, ispirato da Paul Klee, elabora un linguaggio espressivo del tutto originale e personalissimo.

Alle pareti ci sono le sue opere, quadri corposi e densi, colorati, le pennellate vigorose danno vita all’acrilico che sembra uscire dalla cornice. Elemento importantissimo perché oltre ad essere decorativo ha una funzionalità ben precisa. Rendere lo spettatore parte attiva dell’opera, coinvolgerlo. Di sua ideazione, le cornici sono dotate di un sistema di illuminazione a led capace di interagire in maniera inedita sia con l’opera che con il pubblico. Quattro pulsanti infatti, permettono di illuminare indipendentemente i quattro lati del quadro o anche nessuno. Il tutto a discrezione dello spettatore che si connette in questo modo con l’opera. Luce, colore ma anche musica. Colonna sonora dell’esposizione il sound di Riccardo Gasparini. A rendere unica l’esposizione è la presenza dell’autore stesso che con un’energia invidiabile ti accompagna alla scoperta delle sue opere.

Insomma dicevamo..quando l’arte è esperienza, la nostra che viviamo l’evento in prima persona, prendendo parte alla performance e degli artisti, che la mettono a nostra disposizione.

 

 

 

 

 

LOOPS | Artchivio – Cultrise. Un’esperienza surreale

La sera dell’11 gennaio tre artisti ci invitano a varcare la soglia di un ambiente surreale. Un’ex rimessa dell’ATAC, nel cuore del rione Monti, diventerà la sede di un’esperienza visiva e sonora che ti trasporterà in un universo parallelo.

Loops è un evento prodotto da Artchivio e Cultrise. L’evento avrà luogo giovedì 11 gennaio nei suggestivi spazi del Popping Club di via Baccina a Roma, un’ex rimessa dell’ATAC oggi adibita a spazio espositivo. Il momento centrale della serata è una performance audiovisiva di Meta-, seguito dall’esposizione delle opere del giovanissimo Mario Carlo Iusi. Questi due momenti si situeranno in momenti diversi della serata e in parti diverse dello spazio, ma formeranno un insieme omogeneo che avvolgerà lo spettatore a mano a mano che l’evento procede. Tramite l’unione di arti visive e sonore, Loops propone al pubblico un’esperienza sensoriale dal carattere immersivo inedita nel panorama romano. L’evento aprirà alle 19:00, e per partecipare sarà necessario registrarsi ad una lista di accredito. Il costo del biglietto è di 10 euro e include un open bar di vino e un rinfresco.
Loops è cerchio, circolo, ciclo, sequenza, ripetizione. Loops è al tempo stesso un’immersione e un’evasione dalla circolarità del tempo.
Meta- è un duo di musica elettronica sperimentale attivo dal 2014, composto da Simone Giudice e Luigi Calfa. I due musicisti si sono formati tra studi di composizione in conservatorio e live performances in club ed eventi. Ad oggi hanno al loro attivo la pubblicazione di una release (Ambienti vol. I – Kabalion Records) e la presentazione di una live performance multimediale intitolata “Nova” (presentata al Centro di Ricerche per le Arti Contemporanee di Lamezia Terme). Negli ultimi anni si sono esibiti in tutta Italia, e nel 2017. Per Loops, Meta- propone una performance inedita e site-specific, costruita appositamente per valorizzare le suggestione offerte dagli spazi dell’ex rimessa dell’ATAC. Tramite l’interazione continua tra suono e immagine, il duo punta a creare uno spazio di ascolto e di visione in grado di trasportare lo spettatore in un ambiente percettivo alternativo.
Mario Carlo Iusi, ventiduenne originario di Alatri e attualmente studente di filosofia, è un artista poliedrico che spazia dalla pittura al cinema. La sua ricerca artistica affonda le proprie radici nel terreno della Street art. Ispirato dalla lettura di Paul Klee, Iusi elabora un linguaggio espressivo originale e approfondisce la tecnica pittorica e il disegno. Il frutto della sua ricerca più recente è l’ideazione di cornici dotate di un sistema di illuminazione a led capaci di interagire in maniera inedita sia con l’opera sia con il pubblico. Nel 2017 è il più giovane pittore ad esporre le sue opere alla Rome Art Week, e in questi giorni le sue opere sono esposte presso la galleria la Nuvola di Via Margutta accanto ai grandi nomi dell’arte contemporanea. Collaborando con Meta- per Loops, Iusi esplorerà le molteplici possibilità di dialogo tra luce, suono e colore, dando vita a scenari perturbanti ed immersivi capaci di abbracciare completamente lo spettatore.
L’evento è prodotto da Artchivio e Cultrise, due realtà emergenti sulla scena artistica Romana che condividono l’obiettivo di promuovere la creatività. Nato nel 2017, Artchivio è un nuova rete di artisti e professionisti creativi. Il sito www.artchivioweb.com ospita un network tramite il quale tutti i creativi possono condividere il proprio portfolio, entrare in contatto tra loro e sviluppare progetti. Artchivio è anche una casa di produzione che produce eventi e contenuti originali, con l’intento di dare visibilità e opportunità a tutti i giovani professionisti della creatività. CultRise nasce nel 2014 con l’obiettivo di promuovere giovani talenti, collettivi artistici e menti creative attivi in diversi settori dell’arte e della cultura. Ad oggi l’associazione vanta numerose collaborazioni artistiche e un ricco portfolio di mostre ed eventi curati a Roma e in alcune delle maggiori manifestazioni culturali nazionali.
11 gennaio 2018
via Baccina 84 Rione Monti
h 19.00 Enter the Loop
h 20.00 Loop 1
h 21.00 Loop 2

Aurore, il vernissage organizzato da CultRise

A partire dall’8 giugno 2017 presso la galleria The Popping Club a Roma a via Baccina 84 a Roma, nei pressi di una ex sottostazione dell’Atac verrà presentata “Aurore” la nuova mostra organizzata dall’associazione CultRise.

IL VERNISSAGE

L’aurora è un istante inafferrabile di una metamorfosi. Non appartiene né al giorno né alla notte ed è proprio in questo suo essere indefinita che ci preannuncia una rinascita.

La mostra Aurore ci porta attraverso un susseguirsi di queste rinascite, traghettando il visitatore in una oscillante esperienza tra discesa e ascesa.

Negli spazi del Popping Club di via Baccina 84, aperti per la prima volta al pubblico nella loro interezza, cinque artisti, come demiurghi, fanno venire alla luce una pluralità di mondi. Spazi, Installazioni fisiche e multimediali, sculture e dipinti sprigionano la propria forza simbolica e producono una trasformazione nel visitatore. Se ognuna di queste opere fossero uno sguardo dietro il velo della realtà, tutte insieme raccontano i passi di una traversata mitologica.

Si tratta di un percorso artistico esperienziale, che con il proposito di annullare le distanze tra arte, spazio espositivo, artisti e visitatori, vedrà alternarsi installazioni architettoniche, sculture, installazioni pittoriche e opere audiovisive.
Gli artisti, che hanno lavorato assieme per oltre tre mesi nello spazio per realizzare opere e allestimenti site specific, danno vita a cinque diverse atmosfere fuse assieme, ognuna delle quale si presenta come tappe di un’unico viaggio iniziatico per il visitatore.

Così l’installazione Spring/Horizon di James Hillman sfrutta la compressione spaziale e il tamburellare ancestrale dell’acqua per guidarci verso una iniziazione, spingendoci in un mondo interiore. La luce gialla solare ci attira dentro Declinazione del Liminale di Eugenio Carrabba. Attorno a noi una serie di sculture vive sono sospese prima del tempo, in uno spazio dominato dal vuoto in cui il visitatore ha davanti a sé qualsiasi scelta. Una di queste scelte è la sala pittorica di Giulia Mangoni. Qui si viene travolti da una molteplicità opprimente di forme di vita, in cui infinite individualità ci sussurrano una unità. Lasciandoci alle spalle le forme, simboli e sostanze andiamo incontro al mondo umano. Lucrezia de Fazio lo racconta con suoni e immagini inafferrabili che ci suggeriscono la carnalità e la perversione del nostro essere effimero. Nell’ultima ascesa ci avviciniamo alle opere di Gianfranco Toso: un’ambizione muta, ultraterrena e assoluta dalla quale non possiamo che riscendere per affrontare nuovamente il ciclo infinito di questo limbo incerto

Ognuno di questi artisti fa emergere, con un gesto intimo e titanico, un istante di presente in cui storie personali di vita passate e future collassano per farsi universali. Aurore è un susseguirsi di opere in grado di cristallizzare l’istante in cui ombre indefinite mutano in figure.

Il buio, la luce, i colori e le forme dell’Aurora sono simboli che si rincorrono durante il percorso. Simboli che annunciano l’apertura di un portale attraverso il quale ci innalziamo al di sopra dello spirito di gravità. Questo costante movimento sia fisico che emotivo risveglia alcuni meccanismi interiori. Nuovi paradigmi di una nuova mitologia in cui il visitatore può immergersi.

GLI ARTISTI

James Hillman – Spring/Horizon (2017)
Il suo processo ciclico di sovrapposizione di strati materici, naturali e di interferenze umane è un’esplorazione di territori fra l’astratto e il simbolico. Nella installazione proposta Hillman cerca di solidificare la linea che divide il mondo sotterraneo con quello etereo, presentando un portale che esercita forza centripeta sul visitatore spingendolo dentro di sé, obbligandolo all’attenzione e al coraggio.

Eugenio Carabba – Declinazioni del Liminale (2017)
Una composizione di sculture e interventi site-specific sono immerse in un mare acido, giallo e senza tempo. Un brodo primordiale in cui un interminabile istante si è cristallizzato. Forme, oggetti e infinite direzioni occupano il vuoto senza riuscire ad impossessarsene. Una radura in cui il concreto e l’intangibile convivono ancora, prima che qualsiasi scelta venga fatta.

Giulia Mangoni – Out of Darkness (2017)
Un elaborato processo di stratificazioni dà origine a ripetuti smembramenti e rinascite della forma. Una serie di morfologie e archetipi si manifestano sulla superficie dell’inconscio. Attraverso tentativi, errori e le specie dominanti di questi esperimenti, si inizia il racconto delle infinite pluralità di forme di vita che ci spogliano della nostra individualità.

Lucrezia De Fazio – When it’s Three in the Morning (2017)
Video Installation. Screen, projection mapping, sound.
Il suo lavoro affonda le radici nella trasformazione della materia, nella relazione tra organico e inorganico. Un incontro tra le forme plastiche e gli aspetti più intangibili della luce per dare vita ad una nuova forma, essenziale e conflittuale.

Gianfranco Toso – Fuga, ferro nero, 2016 – Senza Titolo, china su carta, 2014 (x4)
Le sue opere occupano gli spazi più alti e luminosi della mostra, sono forme di misura della terra e, attraverso lo strumento di una geometria intuitiva, di contemplazione del trascendentale. Non immediatamente percepibili ai sensi se non mediante un processo di conoscenza interiore, tali forme abitano lo spazio, trasformandolo in una officina platonica in cui si forgiano immagini di un mondo ideale.

CultRise

Un ecosistema di giovani talenti, artisti e menti creative che vivono l’arte e la creazione come necessità quotidiana. Dal luglio 2014 promuove e rappresenta l’arte e la cultura, offrendo questo ecosistema al servizio di aziende e istituzioni, curando la creazione, la gestione e la produzione di progetti artistico-culturali.
Nel 2015, CultRise insieme alla 999 Contemporany realizza la mostra The Pitiless Gaze of Hysterical Realism e collabora alla trasformazione di un intero lotto a Tor Marancia durante Big City Life. In favore di UNICEF CultRise è stato promotore e organizzatore del progetto Bring Back Those Colours, esponendo tra gli altri al MAXXI, all’Expo 2016 e al Crac di Lamezia Terme. Dalla fine del 2016 una prolifica attività di produzione artistica ha visto prender vita con cinque mostre di arte contemporanea tra Roma e Milano, il progetto Digital Unconscious presentato alla XXI Triennale di Milano e un intervento di design per la riconversione dello spazio EduLab del MAXXI.

 

Anamorphis

La mostra fotografica “ Anamorphis ” nasce dalla maestria e dall’intuizione del giovane talento di
Edoardo Cozzani che ha raffigurato in un reportage d’autore l’animo umano nella quotidianità di New
York. Il percorso fotografico, prodotto dall’associazione culturale CultRise, sarà ospitato da B.O.X., un
luogo dedito alla passione per il vino, che immerso nella Roma Rinascimentale ospiterà la prima personale del fotografo di scuola newyorchese.
Edoardo Cozzani nasce a Roma, dove si laurea in giurisprudenza con una tesi in diritto d’autore. Grazie a un’esperienza di lavoro presso uno studio legale di New York comincia a sviluppare un forte interesse verso il concetto della disgregazione dell’individuo nella società contemporanea. Decide quindi di dar vita ai suddetti pensieri attraverso la fotografia, passione che da sempre coltiva. Prende parte al programma GS dell’International Center of Photography di New York, scuola di fotografia fondata nel 1974 da Cornell Capa. Grazie al programma, di matrice prettamente artistica, si avvicina alla fotografia concettuale, lavorando sulla rappresentazione delle forme, delle persone e dei loro comportamenti sociali. Da questo programma stilistico e accademico prende forma il progetto “Anamorposis”.
Anamorphosis nasce con lo scopo di esplorare alcune tra le inclinazioni più controverse della mente umana.

L’instabilità̀ emotiva porta a rifuggire la realtà e creare costruzioni sociali che conducono inevitabilmente alla disgregazione dell’individuo. La perdita dell’io.

Il percorso della mostra, ambientato in una location unica al mondo, aiuta e sostiene l’introspezione dello spettatore che a distanza riconosce gli ambiti più nascosti della quotidianità e del suo Io, anche se raccolti in un reportage d’autore che racconta questi ambiti a migliaia di chilometri di distanza. 
Le diverse prospettive sono necessarie per sondare l’animo umano. Un puzzle infinito fatto di apparenza e 
profondità, pienezza e vacuità oppressione e fuga. Le inclinazioni controverse dell’essere umano sono 
sondate in questa mostra dal fotografo Edoardo Cozzani. Esperto conoscitore della realtà apparente ed 
esploratore delle geometrie del profondo. L’estetica perfetta e la geometria opprimente si sposano con 
la fugacità delle figure umane che seppur ingombrano la scena sono assenti in una perenne attesa e fuga. Le molteplicità degli io disgregati che vengono proposti in questo percorso espositivo, si nascondono dietro 
convenzioni sociali che non fanno che accentuare, in un circolo vizioso, la perdità dell’essere. La fuga 
dall’abisso e dalla sua instabilità emotiva conduce ad uno stato di apparente e temporanea stabilità in 
attesa della manifestazione della follia latente. Ciò che in superficie si presenta come confortevole ed invitante, nasconde ombre e pluralità di forme che favoriscono perdita di fisionomie e coscienze. 

La rassegna fotografica Anamorphis è la prima tappa di un progetto che vedrà protagonisti due continenti e tre città. Essa renderà realtà lontane, apparentemente vicine attraverso l’obiettivo di Edoardo Cozzani e il suo studio dei comportamenti sociali. Scatti che raccontano superfici di profondità umane.

Anamorphis
Mostra fotografica presso B.O.X. Vicolo Sugarelli,22 (Via Giulia) Roma
8 – 12 Gennaio 2017 dalle ore 18 alle ore 21
Apertura alla Stampa: Domenica 8 Gennaio 2017 – ore 18:00
Apertura al pubblico: Domenica 8 Gennaio 2017 ore 19:00
Contatti
info@cultrise.com; +39 340 6026835

CultRise – Chi ha detto che a Roma non si fa nulla?

Nel panorama italiano da un decennio si ripete, in una banalità degna di Severgnini, che a Roma non si fa mai nulla. Una generazione attanagliata da disoccupazione e perdita del più grande patrimonio storico artistico del mondo, cerca svaghi in luoghi lontani e spesso privi di concretezza tecnica e senso della bellezza.

Nulla è più falso del considerare Roma una città morta. Essa, lontana da fiere del mangiare ogm e musei in 3D pulsa nuove energie lontane dai riflettori, ma con i riflessi che si irradiano nel futuro.

Così nel Rione Monti, nel lato lontano dalla Banca d’Italia, da stasera apre la serranda del network artistico e multidisciplinare CultRise a Via Madonna dei Monti 27. Il tutto con una ” Mostra d’arte ” che ha scelto di essere legittimata attraverso i contenuti e non in un titolo ( brand ) iper concettuale.

I contenuti della mostra spazieranno tra pittura tradizionale sia figurativa che astratta, street art, illustrazioni, sculture , installazioni, oggetti di design, fotografie e recycled art. Sette artisti, divisi da stili e tecniche e uniti nel network di CultRise: Luca Barrel, Jerico, Gian Maria Marcaccini, Jacopo Brogioni, Simone Martini, Flavia Grazioli e Cecilia Caporlingua ( fondatrice di CultRise).

Alle 20 Jacopo Troiani presenterà il suo nuovo album dal titolo: “Alba o Tramonto ?”. In versione acustica per travolgere elegantemente il pubblico che accompagnerà il pomeriggio monticiano.

Chi ha detto che a Roma non si fa nulla? 

Rame, Joe Victor e Jonny Blitz per Bring Back Those Colours

Nella cornice dell’Atelier Montez la musica d’autore romana incontra l’arte fotografica di Jacopo Brogioni per sostenere il progetto “ Bring Back Those Colours” a favore di Unicef Italia, prodotto da CultRise.

Ad aprire la serata sarà il cantautorato elettronica di RAME. Il gruppo nato dall’incontro con Fabio Grande e Matteo Portelli, RAME è il primo progetto ufficiale del cantautore romano Mattia Brescia a cui nel tempo si è unito Aron Carlocchia, pianista, produttore di musica elettronica e tastierista dei Mary in June e di AndyTrema. Quello di RAME rappresenta una commistione d’autore che dall’elettronica riesce a dar vita ad una voce del tutto originale e potente, che risuona, grazie ai testi di Brescia, tra le liriche dell’Arcadia e la poesia di Majakovsky. Un suono fuori dagli schemi per un pubblico colto e aperto al contemporaneo

A seguire per Bbtc si esibiranno i “Jonny Blizt”. Formatosi ormai sette anni addietro hanno riscosso sin da subito il plauso di critica e pubblico. La loro affiatata complicità diverte e convince il pubblico, sempre numeroso che già nel 2010 li ha visti vincere la seconda edizione del ROMA ROCK Giovani, vincendo il premio del pubblico e il premio della giuria. Colpa del sole è il loro secondo disco ufficiale ed il primo sotto l’egida di Maciste Dischi. Un album, maturo e non annoiato per una formazione che ha già fatto conoscere sé stessa oltre l’ambito romano.

A chiudere il concerto live ci penseranno i “Joe Victor”. I Joe Victor sono uno dei gruppi più luminosi e talentuosi di Roma. Se la trasmissione Gazebo li ha presentati alla nazione, è solo grazie alla tenacia e bravura che ha ottenuto il meritato successo. Le passioni comuni dei membri della band sono il Rock & Roll e il folk americano in tutte le sue forme, il Calypso e il Pop degli anni ’80. Questo mix di suoni viene sintetizzato in un suono mai noioso, capace di riscoprire sonorità del passato, portando un proposta fresca e non banale all’ascoltatore. Premiati dall’uscita del loro nuovo album “Blue Call Pink Riot” hanno risposto fin da subito all’appello per contribuire al futuro dell’infanizia in Nepal. Loro sono: Gabriele Mencacci Amalfitano, chitarra e voce; Valerio Almeida Roscioni, tastiere e voce; Michele Amoruso, basso; Mattia Bocchi, batteria e percussioni.

Una serata all’insegna della musica, del divertimento, ma soprattutto di partecipazione presso l’Atelier Montez che ospita dal 6 febbraio la mostra fotografica “Bring Back Those Colours”.

“Ridateci quei colori” è il progetto fotografico realizzato in Nepal da Jacopo Brogioni prima e dopo i devastanti terremoti che hanno colpito il paese nel 2015. Grazie al giovane team dell’Associazione CutlRise, “Bring Back Those Colours” dopo essere stato ospitato a Roma presso il MAXXI, a Milano durante l’Expo negli spazi del padiglione Nepal e Russia e al CRAC di Lamezia Terme arriva alla sua quarta tappa ed espone per un mese intero all’interno degli spazi dell’Atelier romano Montez, ponendosi come obiettivo non solo di sensibilizzare ma anche contribuire concretamente alla ripresa di un paese bisognoso di aiuto. Infatti il ricavato netto della mostra fotografica, della vendita delle opere e delle altre donazioni ricevute spontaneamente sarà interamente devoluto a UNICEF Italia.

Polinice ne è media partner con la consapevolezza di contribuire a una causa di solidarietà mettendo in relazione i talenti romani che vanno dalla fotografia alla scrittura, passando per la musica.

 

SABATO 20 FEBBRAIO

APERTURA AL PUBBLICO: ORE 21.30

MUSIC 4 NEPAL

Presso l’Atelier Montez |via di Pietralata, 147/A, Roma
Ingresso consentito fino ad esaurimento posti con una donazione minima di 5 Euro