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Apple: tra Asia e nuove strategie passando per l’iPhone 5

Giornata uggiosa a Roma con un caldo ed umidità stile India. Stesso trantran settimanale con la Biblioteca del Senato a farmi da seconda casa ed il solito panino come pasto. La cornice del Pantheon invece è da far invidia a chiunque. C’è Emiliano accanto a me e mentre il mio sguardo si perde sulla ragazza ventenne o poco più che dalla festa NoBrain dello scorso venerdì non riesco a scordare, si fa ora di rientrare a studiare. Riavviandoci verso Piazza della Minerva Emiliano mi chiede – Anto, ma a te quanto ti dura la batteria? – Da lì è un susseguirsi di considerazioni sugli smartphone e sui possibili risultati trimestrali di Apple, Samsung e Nokia. Ad ogni modo capisco che per la terza volta avrò da scrivere della protagonista della settimana: l’Apple.

Purtroppo e senza alcuna remora nell’affermarlo a tenere banco su tutti i media, nelle discussioni sul web e anche in quelle da bar (a Roma se la gioca con la S giunta Polverini) c’è l’Apple. Sostengo ciò, concordando a pieno con le parole espresse sul New York Times dal premio Nobel Paul Krugman – Un altro modo per evitare di parlarci o di guardarci negli occhi – e a mio modo di vedere di focalizzarci sulle reali problematiche e su prossimi scenari dell’economia reale e finanziaria. Tant’è che comunque la corazzata di Cupertino ha presentato al mondo il nuovo Iphone 5 con gli appassionati e nerd del mondo delusi dalle poche innovazioni rispetto al predecessore, ma con analisti finanziari ed economici concentrati sulla nuova tipologia d’investimento lanciata da Apple.

La nuova strategia messa in campo da Apple, non si basa più sulla sola ricerca tecnologica, ma tanto più nel potenziamento della capacità produttiva e nell’organizzazione delle spedizioni. In poche parole il contrario di quel che fa Fiat. Da una personale analisi del report di bilancio di Apple lo scorso anno, più della metà degli gli oltre 7 miliardi di Usd d’investimenti in conto capitale sono stati dedicati allo sviluppo delle tecniche di sviluppo gestionale dell’azienda. Di fatto, grazie a questa strategia, l’azienda che da sola ha un valore di oltre 200miliardi di dollari, superiore all’intera capitalizzazione della Borsa di Milano, è riuscita il primo giorno ad immettere l’Iphone 5 in quasi il doppio dei paesi rispetto al precedente lancio dell’Iphone 4 ed entro la fine dell’anno saranno 100 i paesi ove sarà possibile acquisire il cosiddetto “melafonino”. Per quel che concerne il lato tecnologico il nuovo dispositivo ha un peso del 20% inferiore al 4S ed è più sottile per un 18%, anche se la vera novità è rappresentata dal LTE (ribattezzato 4G). LTE (Long Term Evolution) è l’ultimo standard di riferimento per la trasmissione dati sulla rete mobile, con prestazioni che a pieno regime possono superare di ben venti volte la velocità dell’Adsl.

Se le competenze tecniche non riguardano questa rubrica, gli scenari che dall’immissione di un prodotto così annunciato possono scaturire nell’economia globale sì. Innanzitutto bisogna prendere in considerazione il fatto che non solo i prodotti ormai sono usufruibili e commercializzati in tutto il mondo, ma che anche la fase produttiva riguarda in vasta scala il globo nelle fasi di inventiva e assemblaggio di ogni singolo oggetto. Quel che molti non leggono (poiché scritto in ogni custodia Apple) è che il design è sviluppato in California, mentre la produzione è in Cina. Il paese che un tempo viveva dei precetti di Mao Tse Tung ora è il fulcro della produzione di tutti i prodotti della corazzata stelle e strisce ove le recenti rivolte avvenute nella Foxcoon (che gestisce l’appalto della produzione) rispecchiano la fragilità nella diffusione dei diritti dei lavoratori da parte del sistema capitalista ormai globalizzato. L’azienda di Cupertino ancora paga i danni d’immagine provocati dal report giornalistico di un inviato in incognito dell’agenzia Shangai Evening ove si dimostravano le pessime condizioni lavorative dei dipendenti della sopracitata Foxcoon. Oltre a rappresentare il luogo prediletto dalle multinazionali per produrre, la Cina rappresenta anche il più vasto mercato al mondo, il che è facilmente intuibile visto che essa rappresenta il 20% della popolazione del mondo .

Per l’analisi finora condotta, il lancio dell’Iphone 5 può essere considerato il più importante della storia di Apple, infatti l’azienda californiana si appresta ad invadere l’Asia. Se fino a ieri la Samsung ha liberamente introdotto i propri prodotti nel paese e continente dell’acerrima rivale (e dell’alleata Google-Android), l’Apple era impossibilitata da una serie di fattori, tra cui la gestione della produzione e distribuzione dei prodotti, e lo sviluppo del mercato in gran parte dell’oriente. Per questo motivo ci si appresta ad osservare quali saranno i margini di crescita dell’Apple e quelli della Samsung, con la seconda che ha citato in molteplici tribunali mondiali l’azienda che fu di Steve Jobs per violazione dei brevetti che riguardano l’applicabilità della tecnologia LTE agli smartphone.

Tornando alla Cina, secondo il Financial Times potrebbe scavalcare gli Stati Uniti come il più grande mercato mondiale per gli smartphone. Resta lo scoglio per l’azienda californiana dovuto al fatto che i programmatori dell’Apple ancora non hanno sviluppato un dispositivo che si adatti alla rete dati 3G della China Mobile, ma viste le recenti applicazioni agli Iphone della LTE presto da Cupertino si potrebbe giungere ad invadere la Cina con i melafonini californiani.

Se vi chiedete a che punto dello scontro siamo, dovete sapere che la partita è a metà del primo tempo nella lotta tra Apple e concorrenti, con Samsung che continua a rimanere il primo produttore al mondo in tandem con Android, e con molti analisti (come anticipato da questa rubrica) che scommettono sulle proiezioni che danno Microsoft/Nokia nel prossimo biennio ad un +15%. Detto ciò resta il fatto che Apple non produce semplici apparecchiature, ma veri e propri status symbol, capaci di creare isterie collettive. Mentre noi giorno dopo giorno ci guardiamo sempre meno negli occhi.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

Apple: chi ci guadagna e chi ci perde (di sicuro te)

L’insegnante del Ginnasio per aiutarci a comprendere la tecnica delle traduzioni dal greco/latino per un biennio insistette nel ripeterci che un testo lo si capisce dal titolo. Ecco, ora leggendo il titolo starete guardando il vostro iPhone oppure la tastiera del vostro MacBook riflettendo se la tecnica del vostro apparecchio sia competitiva e all’avanguardia. Qualsiasi sia il vostro pensiero avete comunque perso! Sì, perché a guadagnarci con l’azienda di Cupertino sono stati coloro che hanno comprato azioni Apple e, a meno che non siate tra di essi, il vostro investimento (seppur vi ha aiutato a migliorare la pianificazione della vostra vita) è andato male. La risposta risiede nel fatto che il 19 marzo 2012 l’ad Tim Cook ha annunciato che sarebbero stati ridistribuiti agli azionisti di Apple ben 45 miliardi di dollari. La rivista economica Financial Times ha di recente pubblicato un grafico nel quale si dimostra che se al posto di spendere 399$ nel 2001 per il primo iPod li si fosse investiti in borsa il guadagno derivato da essi oggi sarebbe pari a 26.000$. E’ il classico, ma imprevedibile, schema della finanza: c’è chi ne è vittima e chi ne è carnefice. La morte di Steve Jobs lo scorso ottobre aveva elettrizzato la stampa finanziaria su quali sarebbero potuti essere gli scenari futuri per la Apple.

La risposta è stata data dalla continua crescita delle vendite di prodotti Apple e dall’incredibile incremento del valore dei titoli pari al 60%. Un valore del genere corrisponde al doppio della capitalizzazione dell’indice Ftse Mib, ovvero i primi 40 titoli italiani valgono meno della metà di Apple, confermando il trend che ha portato dal 2009 ad oggi a sestuplicare il valore dell’azienda che fu di Steve Jobs. Di fatto torniamo al discorso vincitori/perdenti, carnefici/vittime del mercato dove i primi hanno visto un incremento delle proprie finanze e patrimonio, oltre ad un anticipo dei dividendi, grazie a coloro che hanno acquisito prodotti Apple nei primi mesi del 2012.

Il titolo Apple quotato nel listino Nasdaq ha per la prima volta toccato nel martedì dopo Pasqua una capitalizzazione pari a 600 miliardi di dollari, a dimostrazione di un successo che per ora non conosce intoppi. Intoppi che analisti e consumatori non vedono a breve in quanto l’azienda di Cupertino continua ad investire nella ricerca e sfrutta il proprio bacino di consumatori come egli fosse un rappresentante della stessa presso gli altri. La maggior parte dei timori per Apple oggi derivano dal mercato reale e non da quello finanziario poiché la Samsung l’ha recentemente superata nei volumi di vendita di tablet e smartphone, e Android di Google inizia a contendere il trono di sistema operativo più utilizzato al mondo. Segnali che a Cupertino sembrano nuvole nere, nonostante gli analisti preannuncino prossime capitalizzazione da 1.000 mld di $. Se un tempo c’era Microsoft come regina, il domani è sempre incerto.

D’altro canto gli analisti e molti trader sono presi dalla nuova entrata in borsa di Facebook, che seppur accolta da un valore di partenza di 100 mld di $, con l’acquisizione di una società di 13 dipendenti quale Instangram per 1mld di $, ha scatenato la sindrome di una nuova bolla finanziaria dovuta al mercato tecnologico. Ad ogni modo sembrano lontani i tempi della filosofia “Think Different”, quando a toccare capitalizzazioni da 600 mld di $ era la Microsoft. Ora la massa di clienti della mela è conformista e nella maggior parte dei casi non conosce la differenza tra hardware e software. Di certo la stessa massa si sente gratificata dal sistema che la porta a comprare prodotti che la rendono vanamente felice e convinta di aver raggiunto un obiettivo, mentre nella realtà arricchisce solo ed esclusivamente la finanza.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli