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Un ago nel pagliaio

Da circa un mese a questa parte l’opinione pubblica si focalizza su varie declinazioni di un medesimo tema. L’attività spionistica che gli Stati Uniti d’America pongono in essere per tramite di enti governativi, National Security Agency in primo luogo.

Insomma, oggi parliamo del famigerato datagate.
Che c’entra con la filosofia? La domanda è legittima, ma ingenua. Vedremo tra poco perché.
In un articolo davvero ben fatto (qui il link), il settimanale tedesco Spiegel riporta una frase di Jeremy Bash, all’epoca a capo dello staff del direttore della CIA Leon PanettaIf you’re looking for a needle in the haystack, you need a haystack». Già. Se cerchi un ago nel pagliaio hai prima bisogno di un dannato pagliaio. Banale.
Il tutto diventa meno banale se capiamo come sono strutturati i ruoli: l’ago altro non è che un comportamento individuale o collettivo di matrice terroristica. Il pagliaio è l’enorme mole di documenti, opinioni, frasi, stronzate che l’utente medio mette in rete quotidianamente.
Ecco allora il senso dell’affermazione di Bash: ogni istituzione dedita alla prevenzione di atti potenzialmente dannosi per la comunità non può non interessarsi di quel che circola in rete, di quel che circola nel pagliaio.
Chiaramente, qui si aprono una serie di domande relative alla legittimità dei comportamenti dei cercatori di aghi. Un cercatore americano può frugare – di nascosto – in un pagliaio svedese?  Mi sa di no… Bho. I miei amici di AltriPoli ne sanno molto più di me, io lascio stare.
Quel che mi interessa è invece l’idea generale che sta alla base del data gate. E qui entra in gioco la filosofia.
Il nostro modo di pensare, vivere, scrivere, mangiare, bla bla bla è detto “moderno”. La modernità è una visione del mondο che si sviluppa a partire da un filosofo inglese – Francis Bacon – che, nel corso del XVI secolo, ebbe l’intuizione geniale di riformare il metodo delle scienze.
Bacon abbandona il modello aristotelico-deduttivo in favore del metodo induttivo. L’idea è semplice: se voglio sapere come funziona la natura, devo anzitutto osservarla. Osservare quello che accade, i suoi fenomeni, una, dieci, cento, mille volte. Quindi devo annotare sul mio bel quadernino quel che osservo. Da ultimo leggere quel che ho scritto nel quadernino e trarne delle conclusioni [1].
Esempio: voglio sapere quali animali hanno la facoltà di volare? Guardo il cielo. Lunedì vedo un corvo, martedì tre pappagalli, venerdì quattordici rondini. Segno tutto. Sabato mi rendo conto che tutti e diciotto gli animali hanno un tratto in comune: le ali. Risultato, induco che condizione necessaria per l’esercizio del volo è il possesso di ali.
La modernità funziona così. Non del tutto (vi ricordate Popper? [2]), ma l’elemento caratteristico rispetto al mondo classico è proprio questo: l’induzione, il metodo, la scientificità del procedere.

Internet ci mette a disposizione un “quadernino” di dati immenso. Di recente si usa un termine per definire il contenuto del quadernino: «big data». Dall’analisi dei big data, il Manchester City ha ottenuto un modello per impostare le traiettorie dei calci d’angolo, aumentando l’offensività della squadra e il conseguente numero di goal realizzati [3].

I cari omini in nero della CIA e gli spioni della NSA non fanno molto di più. Studiano la rete, cercano pattern, strutture, ripetizioni nel quadernino (il pagliaio di cui sopra…), alla ricerca di un simpatico amichetto che dica «bombabombabomba!» (un po’ come Ben Stiller in Ti presento i miei).
È chiaro che l’esercizio di questi metodi vada regolato dalle autorità competenti, ed è chiaro che le libertà individuali vadano tutelate. Quel che non è chiaro, o comunque poco tollerabile, è il pressapochismo con cui alcuni commentatori affrontano la questione.
Ecco il punto: dobbiamo distinguere il gesto dello spione americano dalla legalità del gesto medesimo.
È compito del legislatore chiarire quali siano i limiti di legalità all’interno dei quali operare. Di questi si può e si deve discutere. C’è chi li preferisce più stretti e chi si sente più protetto da limiti più generosi.
Quel che non può essere oggetto di discussione è però il gesto. Ribadisco: cercare aghi nel pagliaio è l’essenza della modernità. C’è un filo che unisce Bacon, Galilei, l’NSA e il Manchester City. Occhio ad ignorarne il valore.

PoliNietzsche – Giulio Valerio Sansone

Note:
[1] Il povero Bacon merita qualche parola in più rispetto alla semplicistica caricatura che vi ho proposto sopra. Rimando quindi ad un mio post sul tema.
[2] Qui due post sul tema: “Popper 1” e “Popper 2

[3] Qui l’articolo per esteso, riportato da Gianni Riotta sul suo account twitter.







Il Datagate che oscura l’amministrazione Obama

Pare non esser mai troppo lontana la realtà dalla leggenda. Tra il Primo e il Secondo Dopoguerra si diffonde, in contrapposizione alla corrente letteraria utopistica, la distopia. Capolavori quali “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, “Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley e in special modo “1984” di George Orwell segneranno la storia del pensiero e della letteratura a cavallo delle due Guerre Mondiali. In “1984”, George Orwell descrive un “sistema di controllo” sociale alienante e invasivo incarnato dal fantomatico Grande Fratello. Il mondo attuale, alla luce del Datagate, appare non esser molto distante da quello immaginato da Orwell nel 1948.

L’AFFAIRE VERIZON – A scoperchiare il vaso di Pandora è stato il quotidiano britannico The Guardian. Così, mentre nella Sala Ovale si pensava a stigmatizzare le continue sconfitte dei “ribelli” in Siria, il più celebre quotidiano dell’alleata Gran Bretagna dava all’Amministrazione insignita del “Nobel per la Pace” una stoccata letale. Letale non perché con essa finirà, l’era dell’Amministrazione Obama, ma per il significato ricolmo di speranze che ella era riuscita ad incarnare. In un’ordinanza del Tribunale di sorveglianza dell’intelligence straniera (FISA), emessa dal giudice Roger Vinson, il The Guardian ha trovato quella che certamente può esser considerata la “notizia” per eccellenza del decennio. Alla compagnia telefonica Verizon, il FISE ha imposto di consegnare tutti i dati IMEI (International Mobile Equipment Identity) ovvero il codice numerico che identifica univocamente una rete mobile. A tale richiesta è seguita quella di fornire di tutti i numeri telefonici composti in entrata e in uscita dagli e per gli Stati Uniti d’America. Uno scandalo enorme per Barack Obama, il Presidente entrato nella storia come primo afroamericano alla Casa Bianca e come il “Comandante in Capo” che guidò i Navy Seals alla cattura di Osama Bin Laden. Secondo il sondaggio diffuso dalla NbcNews / The Wall Street Journal il 55% degli statunitensi ha seri dubbi riguardo l’onestà e l’integrità dell’Amministrazione Obama.

IL CASO GIURIDICO – Assieme ai Vigili del Fuoco di New York City, nell’immaginario collettivo dell’America del XXI secolo, vi è la Team Six dei Navy Seals. Se vi state chiedendo se quella è la squadra che ha ucciso Osama Bin Laden, la risposta è sì. A distanza di due mesi, dalla missione più attesa dallo Sbarco in Normandia nella terra a stelle e strisce, in un’operazione della stessa Team Six nel Tangi (Afghanistan) viene ucciso Michael Stringe. E’ la vendetta dei Talebani, che in una trappola attirano le forze della Navy Seals, uccidendo ventidue dei trenta membri del corpo. L’errore dell’intelligence e della Casa Bianca fu di rivelare gli autori dell’uccisione di Osama Bin Laden. I genitori del soldato Michael Stringe attraverso denuncie, conferenze stampa ed interviste dall’agosto del 2011 hanno avviato una battaglia contro l’Amministrazione Obama. L’errore contestato dalla coppia di Filadelfia all’ex Senatore dell’Illinois è di aver fatto divenire la Team Six l’obiettivo prediletto delle formazioni talebane e Jihadiste.

Ora vi chiederete cosa intercorre tra “Lo scandalo Verizon” e l’uccisione di Michael Stringe. Ebbene, coadiuvati dall’avvocato Larry Klayman della conservatrice Judicial Watch, hanno presentato una denuncia legale. L’importanza della presenza di Larry Klayman è dovuta alla forte rilevanza che ha l’associazione Judicial Watch tra i media e nell’opinione pubblica statunitense. Essa, fin dal Patriot Act di George W. Bush, si è sempre trovata in prima fila nel tutelare il rapporto tra cittadini ed Amministrazione. Il risarcimento chiesto dalla famiglia del soldato Stringe, per il supposto spionaggio da accertare in sede processuale delle telefonate, è di tre miliardi di dollari. L’accusa e la richiesta di risarcimento sono state presentate nei confronti di Barack Obama, del Ministro della Giustizia Eric Holder, del direttore della Nsa Keith Alexsander e del Ceo della compagnia Verizon Lowell McAdam. Oltre alla violazione della privacy e della libertà d’espressione, l’accusa più grave imputa è quella di violazione della Costituzione. Il tutto mentre il Datagate è paragonato da Bloomberg al caso delle intercettazioni telefoniche del Watergate Complex che travolsero l’Amministrazione Nixon.

Sede della National Security Agency

IL “PRISM” CHE METTE PAURA – Se l’“Affaire Verizon” può esser catalogato a questione interna, le rivelazioni circa il sistema di spionaggio verso i paesi ed i cittadini non statunitensi sta creando non pochi problemi a Washington. La “talpa” Erin Snowden avrebbe rivelato che, attraverso il software Prism, l’intelligence americana sarebbe in grado da anni di controllare i server di colossi quali: Google, Microsoft, Yahoo e Apple. L’attacco ai titoli finanziari delle compagnie, ha fin da subito fatto dichiarare con note ufficiali la loro totale estraneità riguardo al sistema di spionaggio. Secondo Snowden, la NSA avrebbe da tempo esteso il controllo a persone, società ed istituzioni straniere. In particolar modo, secondo fonti Reuters, sarebbero state condotte operazioni migliaia di pirateria informatica dal 2009. Obiettivo prediletto della NSA secondo Swaden sarebbero state Hong Kong e la Repubblica Popolare Cinese. Il tutto mentre da poco si era arrivati a risultati concreti per porre rimedio alla cyber guerra che intercorre tra Washington e Pechino.

Ora come nel romanzo di Orwell il tutto è finalizzato alla sicurezza dei cittadini. Il generale Keith Alexander, direttore della National Security Agency, ha affermato che il controllo – ha impedito decine di attentati terroristici -. Sarà anche così, ma da giurista mi chiedo cosa resti delle Carte Costituzionali.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli