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La Cina alla conquista del mercato farmaceutico

Il dragone cinese, dopo aver conquistato il mercato delle autovetture e dell’aeronautica, intende imporsi anche all’interno dell’industria farmaceutica. Se nello scorso decennio, l’obiettivo di Pechino era quello di conquistare il mercato dei motori, con l’avvento del secondo decennio di questo millennio, l’attenzione si è spostata sull’industria farmaceutica. Tale settore industriale, rappresenta il campo di ricerca, fabbricazione e commercializzazione dei farmaci. Nel recente passato, la Cina ha dimostrato di non aver bisogno di troppe riforme strutturali per imporsi a livello mondiale in poco tempo. Basta riflettere a come l’esportazione di autovetture sia passata dalle 5.000 unità del 2001 al milione del 2011.

L’IMPORTANZA DELLA FARMACEUTICA – Attualmente, l’industria farmaceutica rappresenta il secondo settore maggiormente redditizio su scala globale. Essa non solo va intesa come commercializzazione, ma ricopre il più alto grado di ricerca scientifica e tecnologica dell’umanità. Dato capace di far comprendere l’importanza, che l’industria farmaceutica ricopre per il Governo Cinese, è il tasso di crescita nel giro d’affari dei farmaci e della ricerca scientifica. Tale crescita, esclusivamente nel triennio 2010 / 2013, è corrisposta ad un + 25%. Solo nel 2012 il ricavo dalla vendita di medicinali in Cina è stato pari a 40 miliardi di dollari, corrispondente all’intera manovra finanziaria dello stesso anno del Governo Italiano. A far luce e dar manforte alle politiche industriali, programmate dagli esperti del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, vi sono i report finanziari che hanno evidenziato come la spesa per farmaci e strutture sanitarie da parte cinese, entro il 2020, raggiungerà i 600 miliardi di dollari. Ciò porterà Pechino ad essere il secondo mercato al mondo, nel campo farmaceutico, solo dopo gli Stati Uniti d’America.

CINA FRA IDEOLOGIA E MERCATO – Quando si parla di Cina, nonostante la sua posizione nel mercato aperto globale, non bisogna dimenticarsi che essa è una “Repubblica Popolare”. L’indirizzo politico ed economico cinese è incentrato sul “Socialismo con caratteristiche cinesi”, termine con cui Deng Xiaoping definì l’apertura ed il corso politico della Repubblica Popolare Cinese all’interno del libero mercato. Questa visione politica, ha da un lato aperto le porte alla crescita e alla concorrenza nel mondo liberista e del libero mercato. Mentre, da un altro punto di vista, ha reso ben solide le politiche rivolte alla massa. Tant’è che l’attuale Premier cinese Li Keqiang ha affermato che la Cina ha intenzione di “Introdurre un sistema sanitario universale, per garantire servizi sanitari sicuri, efficaci, adeguati e a basso costo entro il 2020”. Questa affermazione è la riprova di come la Cina mantenga al suo interno una forte connotazione di stampo socialista, pur rimanendo ed imponendosi come leader del mercato aperto di stampo liberista.

Se quindi, dal punto di vista dello Stato, la farmaceutica rappresenta una via di tutela per la popolazione, dall’altro essa offre innumerevoli opportunità. Secondo il Centro Europeo per le PMI, la Cina nell’ultimo decennio ha venduto medicinali per 3,5 miliardi. Poca cosa rispetto ai 95 miliardi esportati dall’industria europea. Eppure, tale cifra è destinata entro la fine del decennio a moltiplicarsi per ben dieci volte. Questo dato deriva dalla crescita della classe media nella popolazione cinese e dal fatto che i trend dimostrano come i profitti siano cresciuti del 12% nel solo 2013, nonostante le quote di mercato si siano ridotte. Sussiste, come elemento discriminante allo sviluppo delle aziende cinesi, la molteplicità di attori interni presenti sul mercato, circa quattromila. A far da collante con la nuova strategia del “China Dream”, vi sono le inchieste per corruzione che riguardano la multinazionale britannica GlaxoSmithKline, operante sul territorio cinese nel campo dei farmaci e dei vaccini. Lo scandalo, che ha fatto crollare il titolo della GSK sul listino del London Exchange Stock per l’1,2% dell’intero valore (si parla di centinaia di milioni di sterline), ha fatto dichiarare alle autorità cinesi che la GlaxoSmithKline adotta una politica “lesiva del mercato” e che essa mantiene “prezzi eccessivamente spropositati”. Ciò simboleggia l’intenzione di Pechino di mostrare al mondo come il “Made in China” non sia sempre sinonimo di alta qualità, con politiche di mercato lesive della concorrenza. Il tutto inquadrato in una politica che vede il “Dragone Rosso” partire come terra di conquista per le multinazionali straniere.

In questo scenario, Pechino ha compreso l’importanza della trasformazione del campo farmaceutico nel prossimo decennio, prima delle cancellerie occidentali. Dal canto suo riconosce attraverso la politica dei dazi di essere un territorio di conquista. Ma, dieci anni fa, lo erano anche le strade cinesi per le autovetture Volvo. Oggi, a Göteborg i dirigenti parlano mandarino. Quindi, al prossimo antidolorifico che assumete, controllate che non venga dalla regione dello Hubei.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli