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The Shalalalas – “Boom” release Party al Lanificio

The Shalalalas  – “Boom” release party

Giovedì 8 marzo 2018 al Lanificio159 – Via Pietralata 159, Roma

A partire dalle 19:30 con Cucina & Cocktail Bar

Live a partire dalle 21.30 e a seguire L2 Djset [rock/indie/pop]

Entrata a contributo libero

The Shalalalas presentano in anteprima al Lanificio “BOOM”, il loro nuovo album, in uscita il 9 marzo per Bassa Fedeltà.
Con il nuovo disco Sara e Alex aggiungono alla loro musica nuove dimensioni sonore, anche grazie alla partecipazione in sala di registrazione di Cesare Petulicchio (batteria) e Federico “Jolkipalki” Camici (basso).

BOOM è una “tranquilla esplosione” indie rock che non dimentica le fondamenta acustiche sulla quale si erge la musica dei The Shalalalas. Se da una parte il disco apre a sonorità inedite per il duo, dall’altra conserva la musicalità e la spensieratezza dei lavori precedenti: il risultato è un sound lontano dai comuni paradigmi dell’indie italiano. Le dieci canzoni vedono ancora una volta la voce di Sara alternarsi a quella di Alex, creando così linee vocali rare e del tutto particolari nel panorama musicale nazionale.
Le atmosfere del disco alternano serenità e dreaminess a tratti leggermente più malinconici, lasciando l’ascoltatore libero di scavare nei ricordi o immaginare scenari futuri.

Per la presentazione i The Shalalalas saranno accompagnati da Emanuele Fragolini alla batteria e da Emanuele Loffredi al basso.

“Boom è un disco da ascoltare, nel quale risuonano canzoni che diventeranno la giusta soundtrack di tanti attimi. È un disco per i momenti spensierati come per quelli più intensi, per i tramonti estivi come per i tè invernali, per le passeggiate in pieno autunno come per i primi soli primaverili.”

TRACK LIST

 

  1. Difficult
  2. Love me tonight
  3. Hold me tight
  4. Bucket list
  5. Once again
  6. Nothing works at 5 o’clock
  7. She could be
  8. Big green eyes
  9. All that we want
  10. Tomorrow (a better day)

Credits

The Shalalalas are: Sara Cecchetto Alex “Boss” Hare

Registrato e mixato da Daniele Gennaretti presso lo Studio Nero Masterizzato da Fabrizio De Carolis presso il Reference Studio Tutte le canzoni sono state scritte dai The Shalalalas
Testo di “Big green eyes” di Marco Bocchetta

Basso: Federico “Jolkipalki” Camici
Batteria: Cesare Petulicchio
Chitarra elettrica: Daniele Gennaretti
Cori su “Big green eyes”: Francesco Floridia
Viola su “Nothing works at 5 o’clock”: Morian Taddei Artwork: Adelaide Albinati

BIO DEGLI THE SHALALALAS

I The Shalalalas nascono da un colpo di fulmine tra la chitarra di Alex e la voce di Sara.

Nel 2013 esce il loro primo EP “The Fucking Shalalalas”, in cui si intrecciano sonorita indie folk con melodie pop.

Dopo una lunghissima serie di live, nell’aprile 2015 esce, per l’etichetta Bassa Fedelta, il loro primo LP dal titolo “There are 3 las in Shalalalas”, un disco totalmente acustico che la band ama definire “dream-folk”.

Il #3 las tour, nei mesi successivi porta i The Shalalalas in oltre 100 citta in Italia ed Europa (Francia, Spagna, Svizzera, Romania) e li vede salire sul palco del Primavera Sound Festival di Barcellona.

Nel 2016 il brano “A Week” viene scelto per la sigla della serie TV “L’Allieva”, con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale, e la regia di Luca Ribuoli. La serie va in onda in prima serata RAI 1, tra settembre e ottobre dello stesso anno e vede molti altri brani della band presenti all’interno della colonna sonora.

Nel dicembre 2016, i The Shalalalas sono tra i 12 finalisti di Sanremo Giovani 2017, con il loro primo brano in italiano “Difficile”. Si esibiscono cosi in prima serata RAI 1, nella trasmissione “Sara Sanremo”.

Nel 2017 lavorano al loro secondo album, intervallando il lavoro di scrittura e registrazione, all’attivita live.

Il nuovo disco si chiamera “Boom” ed uscira nel marzo 2018, per Bassa Fedelta. Avra delle sonorita piu indie-rock e vedra i The Shalalalas esibirsi dal vivo per la prima volta in formazione a quattro. A Sara e Alex si aggiungeranno basso e batteria.

INFO E PRENOTAZIONI PER IL RELEASE PARTY DELL’8 MARZO 2018

 392 9163156 | Mer.- Lun. dalle 15.00 alle 20.30
Qui il link al menù: http://www.lanificio.com/lanificio159/live-cucina/

 

L’ELENCO COMPLETO DELL TOUR DEGLI THE SHALALALAS

Random Access Memory: prime impressioni sul nuovo disco dei Daft Punk


Se c’era qualcosa che speravo di commentare in questa vita è l’uscita di un nuovo disco dei Daft Punk.

Il duo francese formato da Thomas Bangalter e Guy Manuel de Homem-Christo è indubbiamente l’ensemble di musica elettronica più influente e famoso degli ultimi vent’anni: i fan del gruppo spaziano dall’appassionato di elettronica al casuale  fruitore di materiale radiofonico, passando per il rocchettaro incallito e il music geek. Tutto questo perché i Daft Punk sono riusciti a creare una formula variabile ma estremamente attenta all’orecchiabilità pop, all’impeto house e alla ballabilità, che prende in prestito elementi da hip hop, funk e disco.

Random Access Memory, inaspettato e febbrilmente atteso, ha portato il duo all’ennesimo successo commerciale, come dimostrano le chart questa settimana. Nonostante il successo commerciale il disco ha diviso e ancora divide gli appassionati, che collezionano ascolti su ascolti, cambiando costantemente prospettiva e dando valutazioni antitetiche. Anche il singolo, la già celeberrima Get Lucky, aveva creato più di qualche divisione tra i fan più interessati. Quel ritornello incessante e quel giretto disco-funk ripetuto all’infinito, per quanto fosse (e sia in effetti) dannatamente catchy, evidentemente rilevava una mancanza di idee, o magari una scientifica decisione volta all’elogio del singolo attraverso la estenuante ripetizione del ritornello.

Quindi l’uscita del disco – otto anni dopo Human After All – era stata già anticipata da un brano suscettibile di più di qualche critica. Ma in fondo non importava poi molto a nessuno: stava uscendo il nuovo disco dei Daft Punk, per di più con una marea di ospiti, ci sarebbe stato da divertirsi.

Ecco, a dieci giorni dall’uscita (ufficiale) dell’album posso dire senza timore che Random Access Memory è un album deludente. Premesso che vista la portata emotiva dell’album riservo sempre di ricredermi, non riesco a non pensare che questa nuova uscita sia debole nei contenuti e sostanzialmente priva di idee degne di nota. Nascosto sotto una coltre di ospitucoli e dietro dei suoni che non esito a definire fantastici, i Daft Punk buttano nella mischia, anzi sul dance-floor, tredici brani che potrebbero facilmente riassumere quarant’anni di disco-music, cosa che di per sé sarebbe anche un merito se non fosse che qualitativamente l’album ha ben poco da offrirci. Sì, perché se oggettivamente una opener come Give Life Back to Music‘ che si avvale del chitarrista e produttore Nile Rodgers, è un eccellente impatto iniziale per l’album, non ci si aspetta poi che metà del disco non sia altro che una rivisitazione ben poco fantasiosa del materiale più noto della disco music. Va bene che la nostra generazione ha poca memoria, ma tutti possono riconoscere in questo disco l’impronta degli Chic (non a caso Nile Rodgers ne era il chitarrista), degli Earth Wind and Fire e del Prince più dedito al dance-floor. E questo non sarebbe neanche un problema se i Daft Punk avessero mantenuto la loro enorme capacità di mescolare alla grande tutto l’arsenale di influenze a loro disposizione – in fondo anche ‘Discovery’ altro non è che collage mezzafiato (concedetemi il paragone, ovviamente ‘Discovery’ è molto, molto di più di un collage).

Ovviamente quando i geni sbagliano difficilmente riescono a fare male come i normodotati, e proprio in questo senso si inserisce un pezzo come Giorgio by Moroder, perfetto tributo a uno dei padri putativi dei due francesi. La musica dei Daft Punk fa da commento alle parole di Moroder fino a chiudersi in un erudito elogio nei confronti dell’artista italiano, prova dell’indiscutibile talento dei due musicisti francesi. Un vero peccato che il brano sia l’unico a raggiungere tale spessore all’interno dell’album. Certo non mancano pezzi di livello, come ad esempio lnstant Crush con Julian Casablancas, Lose Yourself to Dance, a mio parere la migliore di quelle che ricalcano il modello disco-dance, o Contact, eccellente chiusura dell’album.


Insomma tanti ospiti, tanto minutaggio, tanta attesa per un disco che definire ‘brutto’ sarebbe un reato, ma che in me non suscita alcun entusiasmo.  Sperando che il prossimo Alive rinnovi l’interesse in ognuno di questi pezzi, rimango in attesa di cambiare idea.

Luigi Costanzo