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Hugo Chavez: morte di un leader, fine di un’era

Temuto dittatore, ferocemente odiato dall’opposizione. Militare sanguinario. Rivoluzionario illuminato, venerato dai socialisti. Hugo Chavez è stato, e continuerà ad essere, tutto ciò. Un leader che ha spaccato in due il Venezuela, Paese del quale è stato Presidente dal 1998 e del quale ha drasticamente plasmato il futuro. Lui, l’inscalfibile Chavez, ha perso la sua battaglia contro il cancro, spegnendosi il 5 marzo, medesima data in cui morì Stalin. Ad annunciare il decesso del leader venezuelano è stato il Vice Presidente Nicolas Maduro.

La notizia della morte del caudillo ha profondamente scosso gli animi dei cittadini e dei politici venezuelani, le cui reazioni sono state contrastanti. Impazzano i social networks. Gli anti-chavisti si dicono finalmente speranzosi che le sorti del Paese possano cambiare, che il Venezuela possa diventare più competitivo sul piano internazionale, specialmente nell’ambito delle politiche economiche. Henrique Capriles, leader dell’opposizione, ha voluto rispettare un momento di così grande lutto, limitandosi per ora a porgere le proprie condoglianze a coloro che erano vicini a Chavez, enfatizzando la necessità del Venezuela di mostrarsi coeso per la prosperità del Paese. I sostenitori di Chavez, al contrario, condividono il proprio dolore riunendosi nelle piazze di Caracas; alcuni sostengono l’ipotesi di un complotto, di un omicidio organizzato dagli avversari del Presidente. Nel supportare la tesi di una cospirazione, Maduro ha citato la morte di Arafat come esempio. Fonti vicine al partito annunciano che a breve uno speciale comitato scientifico sarà istituito per accertare le cause del decesso di Chavez.

Durante la sua conferenza, Maduro ha parlato al riguardo di una manovra dell’Air Force statunitense per destabilizzare il governo venezuelano; nelle ore precedenti all’annuncio del decesso, due ufficiali dell’ambasciata americana sono stati espulsi dal Paese, con accusa di congiura. Il ministro Ricardo Molina ha promesso che il sogno politico del caudillo avrà un futuro ed è compito del Venezuela ricordare il fuoco rivoluzionario che Chavez ha portato nella sua amata patria.

Sulla stessa linea la reporter Eva Golinger, secondo la quale Chavez è stato l’uomo che ha reso i cittadini fieri e degni di essere venezuelani. Anche il Military High Command rinnova la propria fedeltà al progetto socialista e prega per la pace in Venezuela. Interessanti le reazioni dei leader stranieri. Santos, Presidente della Colombia, afferma che Chavez fosse una figura indispensabile per la pace tra i due Stati e si dice pronto a offrire il suo supporto al Venezuela in questa fase di transizione governativa. Adirato Evo Morales, Presidente della Bolivia, secondo cui è vergognoso che gli Stati Uniti gioiscano per la dipartita del leader venezuelano, data la sua imponenza politica. Sotto accusa la dichiarazione dell’americano Ed Royce, felice che il “tiranno” Chavez sia morto e non possa più costringere il suo popolo a vivere in stato di costante terrore. Ciò su cui tutti concordano è che questo momento storico sia cruciale per il Venezuela.

Chi segnerà l’inizio dell’era post-Chavez?

In molti sostengono che Diosdado Cabello potrebbe essere un degno successore; tuttavia, il potere effettivo rimarrà nelle mani di Maduro sino alle prossime elezioni, che si terranno entro la fine di aprile. Se tra i due politici non dovesse esserci totale supporto, il partito socialista potrebbe risentirne in sede di ballottaggio. Sembra quasi certo che il candidato dell’opposizione sarà Capriles, che alle scorse elezioni perse contro Chavez soltanto per un milione di voti, margine molto piccolo per il canone venezuelano. A detta degli insiders, più presto si andrà al voto e meglio sarà per i chavisti, visto il forte magnetismo che il ricordo di Chavez è ancora in grado di esercitare. L’unico sentimento che al momento sembra accomunare il popolo venezuelano è la speranza. Speranza per un Paese unito, all’insegna di pace e progresso.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli