Home / Tag Archives: Edoardo Cozzani

Tag Archives: Edoardo Cozzani

Edoardo Cozzani. L’obiettivo critico di un giovane fotografo

Abbiamo intervistato Edoardo Cozzani. L’obiettivo critico del giovane fotografo romano ci racconta le Città globali e le imperfezioni della società contemporanea.

Edoardo Cozzani è il giovane fotografo romano che abbiamo conosciuto in occasione della sua personale Babel presso il Lab 174 a Roma. La fotografia per lui è stata una scelta di vita, una necessità. 24 anni e due progetti di successo alle spalle. Il suo lavoro ci mostra una metropoli senza nome e l’impatto disastroso del processo di urbanizzazione aggressiva sulla qualità di vita del cittadino moderno. Le sue opere sono una finestra sul mondo, sulla società contemporanea. Il suo obiettivo critico ha aperto una breccia, scuotendo gli animi di chi osserva il suo lavoro, spronandolo alla riflessione. Con noi ha funzionato e abbiamo voluto incontrarlo per saperne di più.

Come è nata la tua passione per la fotografia?

Da bambino in modo del tutto casuale, quasi giocando. Mia madre aveva una Reflex Nikon e quando me lo permetteva ci facevo pratica. Scattare mi piaceva, mi incuriosiva. Da ragazzino andavo in edicola e invece di comprare topolino, compravo il Corso Mondadori sulla fotografia, sai quelli a puntate. Così da solo mi sono documentato, ho letto sempre di più per apprendere le tecniche. Questo è stato un po’ l’inizio. Poi sono cresciuto e finalmente ho avuto la mia di macchinetta fotografica, ho cominciato a viaggiare. Ho unito queste mie due passioni e mi sono dedicato alla fotografia di viaggio.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata il tuo lavoro?

Come dicevo, a un certo punto ho cominciato a viaggiare. Mi fu tutto chiaro durante un viaggio in particolare, quello in Centro America, quasi tre mesi, da solo tra la Costa Rica e il Nicaragua. Mi ha aperto gli occhi circa il valore della felicità che possiamo raggiungere solo facendo ciò che ci piace, lo status non conta. Se prima di partire pensavo che la fotografia potesse essere solo un hobby nella mia vita, al ritorno è cambiato tutto.

Avevi un’altra carriera davanti a te…

Sì, studente di Giurisprudenza a Roma. Mi piace, in qualche modo mi è stata utile, mi ha dato tanto a livello di contenuti, ha aumentato il mio senso critico ma sentivo che non era la mia strada. La passione per la fotografia che era quasi un bisogno, una necessità di espressione, premeva sempre di più. Gli studi di Diritto li ho terminati, mi sono laureato ma nel frattempo avevo fatto application per una prestigiosa scuola di fotografia a New York ed ero stato preso. Ho vissuto quel momento tirando un sospiro di sollievo.

Perché New York?

Mi trovavo lì per un tirocinio in uno studio legale, un’opportunità unica, una figata per chiunque voglia intraprendere quella carriera…per me è stato il contrario. Da una parte però quell’esperienza è stata fondamentale, la prova del nove. New York mi ha molto stimolato perché dal punto di vista artistico ha tanto da offrire, continui spunti, stimoli e opportunità. Il tirocinio l’ho lasciato ma sono rimasto per dedicarmi alla fotografia e ho fatto domanda all’ International Center of Photography.

Come ti sei preparato a questo nuovo inizio?

Un altro viaggio. India e Sri Lanka, sempre da solo. Questa volta però con un progetto circa quello che volevo fotografare e come.

C’è da dire che non sono possibilità da tutti. Ti reputi fortunato?

Sicuramente ma soprattutto grato. Devo molto alla mia famiglia che mi ha sostenuto e supportato. È stata dura conquistare la loro fiducia. Mio padre inizialmente era del tutto contrario. All’inizio è stato difficile ma poi determinazione, passione e risultati mi hanno aiutato piano piano a guadagnarmi il suo rispetto e la sua fiducia. È stato il primo a scommettere su di me.

Hai detto che per il tuo ultimo viaggio prima di trasferirti a NY avevi già un progetto. Cosa serve perché riesca bene e quanto conta la tematica?

La tematica è tutto. È come la mappa del tesoro. La mia più grande soddisfazione sta proprio nell’aver trovato, in un’infinità di possibilità espressive, l’area tematica a cui dedicarmi. Quella sociopolitica principalmente. Solo con la motivazione e l’interesse per un focus, un obiettivo, una tematica definita la produzione è efficace.

Hai viaggiato molto in cerca di spunti, il tema sociale, come abbiamo visto, è centrale nei tuoi lavori. Non trovi che altrettanti spunti si possano trovare anche “dietro casa”? Penso al tema delle periferie…

 La tematica delle periferie, per quanto interessante, per come affronto la mia tematica, è fin troppo specifica. Quello che mi interessa di più è osservare il mondo in macro sistema, guardare la società in toto da una prospettiva più ampia e meno specifica. Nonostante si tratti di un soggetto contemporaneo…Io parlo dell’individuo in generale, che si tratti dello svantaggiato in periferia o il ricco del centro.

Bianco e nero o a colori?

Entrambi, dipende dal progetto. Io poi sono sempre per la sperimentazione, unire i mezzi di espressione. Fotografia, installazione, giochi di luci e di riflessi. La cosa fondamentale è partire da un concept forte, studiarlo, fare ricerca, approfondire, entrare in quell’idea tanto da esserne saturi e poi lasciarsi andare e sperimentare ancora. Raccogliere i dati e veder cosa funziona per comunicare il proprio messaggio.

Quanto conta l’occhio e quanto la tecnica?

La tecnica è fondamentale per un progetto di successo però viene dopo. La scuola a NY, l’I C P mi ha permesso di esprimermi in modo più sofisticato ma quello può venire anche dopo. Più importante è avere un tema e forte motivazione. Le tecniche si possono sempre imparare…

Foto con il cellulare?

Si perché no, ne faccio molte…chiaramente poi per i progetti seri il mezzo professionale è necessario… Le foto con il cellulare però hanno una loro genialità che va oltre la tecnica. Vince se il soggetto è molto forte. Ciò che conta è il concept, qualsiasi mezzo va bene e il contenuto della foto ha un valore talmente grande che te ne freghi che è scattata con il cellulare…si possono fare foto interessanti.

Instagram si o Instagram no? Toglie alla fotografia?

No è solo una finestra, una vetrina. In questo senso può dare un apporto positivo e allora va sfruttato. Da una parte poi io mi oppongo concettualmente all’idea di Social però allo stesso tempo vivo la mia epoca e quindi alla fine lo utilizzo. Se vivi la vita con una sensibilità tale che ti faccia vedere poesia ovunque allora il mezzo Instagram diventa utile per condividerlo e questo viene apprezzato.

Come hai approcciato i temi che tratti?

Dalla mia esperienza personale di vita. Mi sono avvicinato all’influenza della società sull’individuo, partendo dalle mie ragioni, quello che provavo e sentivo io. Mi è sempre interessato il discorso delle maschere e dell’autenticità che a volte si sacrifica a causa delle pressioni che subiamo e dei condizionamenti. A volte lottiamo per uno status che dobbiamo mantenere ma che non ci rende felici.

Sei giovanissimo ma con due progetti importanti alle spalle, Anamorphosis e Babel. Sei soddisfatto?

Il livello di soddisfazione non è ancora pieno, bisogna essere sempre aperti allo studio e all’ approfondimento. Babel ad esempio è chiuso ma continuerò a cercare nella quotidianità qualcosa che possa apportare un plus e nel caso lo aggiungerò al progetto. In questo senso dunque il rapporto con il progetto non si conclude mai davvero.

Che rapporto hai con le tue foto? È difficile separartene?

Ci sono tre fasi in cui ti separi dall’opera, tutte e tre diverse. C’è la selezione per una mostra, la mostra e la vendita. Alcune foto sono difficili da rimuovere dalla selezione, soprattutto quando ti piacciono molto. Se però per il progetto non sono funzionali allora bisogna saper essere razionali nella scelta… l’esperienza “esposizione” è ansia e gioia allo stesso tempo. La tua idea si materializza e la dai in pasto al giudizio di tutti…La volontà è quella di migliorarsi e per farlo servono anche le critiche proprio allo scopo di crescere sempre di più. Non ho un rapporto morboso con le mie foto, separarmene non è problema. Il massimo è rispettare la persona che si porta a casa la tua opera.

Qual è il ruolo dell’artista nella società?

Avere un’opinione forte è fondamentale, così come riuscire a imporre la propria voce e la propria voglia espressiva. Il ruolo dell’artista però non è dare una risposta ma creare interrogativi, incuriosire e dare degli spunti di riflessione. Chi produce arte non deve togliere opinione all’individuo, piuttosto lo deve aiutare a crearsene una propria.

Hai una foto che ti ha ispirato, una preferita?

Me ne piacciono molte. Apprezzo il lavoro del fotografo Andreas Gursky. In una sua fotografia c’è un fiume, uno scenario stratificato. Rappresenta un po’ una metafora vita per me. Vedo il fiume come la fluidità dell’esistenza. Ragione e morale che devono trovare un equilibrio. La morale è un’urgenza che deve essere espressa da una ritualità o dalla religione quando non diventa politica…

Trovi interessante fotografare l’uomo?

L’uomo singolo non mi interessa, o meglio mi interessa nel momento in cui il singolo racconta la storia di una pluralità. Quello che trovo interessante è la metafora che un uomo singolo rappresenta.

Se non avessi scelto la fotografia, chi saresti oggi? Un avvocato?

L’arte sarebbe stata una costante nella mia vita, ho sempre avuto una fascinazione e una certa sensibilità in materia… l’avvocato l’avrei potuto fare, meccanicamente ma non sarebbe stata vita.

 

 

Le Città globali/invisibili

In occasione del finissage della mostra BABEL di Edoardo Cozzani, Polinice organizza un talk su “Le città Globali/Invisibili”.

Una riflessione di professionisti ed esperti sulla condizione culturale e sociologica attuale, laddove molteplici settori sono legati dall’anomia dei luoghi.

Un’identità negata a favore del ripetersi di standard concepiti a priori, i quali negano ogni differenza.

Un’epoca figlia della massima evoluzione delle reti di comunicazione, dove i messaggi sono scomposti e destrutturati, a cui fa da contraltare la mancanza di significato. Il concepimento di una comunicazione dopata, relegata ad acronimi e slegata da meta-messaggi.

Interventi:

Jacopo Costanzo – Forme dell’architettura contemporanea – Warehouse of Architecture and Research

Andrea Cori – L’editoria tra territorio e spazi globali – Il Ventriloco – Trastevere

Tommaso Politano – Community Manager Digital Yuppies

Andrea Valdambrini – Le identità nelle città globali, il valore dell’elemento geopolitico

Edoardo Cozzani – Intervento su concept della mostra fotografica BABEL

Presenterà il talk: Cecilia Gaudenzi –Polinice Redazione.
Introdurrà il talk: Antonio Maria Napoli

A seguire aperitivo di networking con il Dj-set dei DUMFOUND

20 dicembre 2017 dalle ore 20 presso Lab.174 – Via Pietro Borsiesi n. 14 – Roma

Link alla pagina fb dell’evento: https://www.facebook.com/events/1498470573603320/

Polinice & Lab174 presentano: BABEL di Edoardo Cozzani

L’inaugurazione della mostra fotografica BABEL a Roma

 

Il 14 dicembre presso Lab174 si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica “BABEL” (pag. Fb) di Edoardo Cozzani.

(Apertura alla Stampa: giovedì 14 dicembre 2017 – ore 17:30- Apertura al Pubblico: giovedì 14 dicembre 2017 ore 18:30)

BABEL si propone di analizzare l’impatto del processo di urbanizzazione aggressiva della metropoli sulla qualità di vita dei suoi abitati. Destabilizzando l’ordine apparente del panorama cittadino moderno, questo progetto critica una società ossessionata dalla elevazione di monumenti che celebrano l’esaltazione per il progresso e per la civilizzazione, ma al contempo celano le più profonde imperfezioni.

“… noi sicuri della radiosa magnificenza del futuro…” così, circa un secolo fa, la scuola futurista celebrava venti di cambiamento, dichiarando cieca fiducia nel progresso e nelle sue implicazioni. Oggi Babel vuole mettere in luce una reinterpretazione in chiave moderna della metropoli. In un futuro ormai diventato presente, le aspettative del passato si scontrano con la realtà in una visione viscerale e demistificata. Questa serie di immagini, scattata su macchina medio formato, viene fissata su pellicola a colori attraverso l’uso controllato di lunghi tempi di scatto ed esposizioni multiple. La destrutturazione del negativo ha lo scopo di trasportare lo spettatore in un delirio onirico, attraverso la presentazione di una serie di vedute decadenti e scomposte di vari tipi di architetture.

Le impressioni su pellicola sono ottenute in diversi Continenti, la cui distanza e diversità si annullano, di fronte all’universalità del rapporto tra individuo e metropoli, in una città senza nome. Il mondo distopico ritratto in questo progetto mostra come la struttura urbana sia pensata in modo tale da intrappolare il cittadino al suo interno, incentivando consumo e produzione al solo fine di alimentare una continua crescita verticale del complesso cittadino. Accecato dalle luci della grande metropoli si risveglia nel riflesso dello specchio in negativo di un’utopia ormai superata.

Babel, sfidando le nostre illusioni di stabilità, si propone di ridurre i paesaggi urbani in una serie di forme oscure svelando le angosce ramificate nella caotica vita della metropoli.”

BABEL segue il primo progetto del fotografo romano, che attualmente lavora a New York, ANAMORPHOSIS.

Nello specifico, sia “Anamorphosis” che “Babel” mettono in mostra due questioni di carattere sociale: La prima serie ha affrontato il rapporto conflittuale tra il singolo e la collettività, con lo scopo di mettere in dubbio tutte le costruzioni che portano l’uomo moderno a vivere in un costante stato di incertezza, generato dall’ordine apparante di cui si trova a far parte.

La seconda serie è incentrata sull’aspetto e sulle forme del paesaggio urbano moderno, e sugli effetti che essi hanno sulla qualità di vita della persona. Entrambe hanno lo scopo di denunciare una società decadente, mettendo in luce una visione del mondo estremamente reale, che, tuttavia, viene raffigurato con delle sembianze che sembrano sfuggire alle leggi della fisica tradizionale.

Parte del processo creativo di Edoardo Cozzani comprende l’uso di lunghi tempi di apertura del diaframma ed esposizioni multiple, nonché un intenso uso delle ombre e di luci con densi toni di colorazione.

La destrutturazione delle forme segue lo scopo di mettere in mostra il vero aspetto di una realtà governata dal disordine e dalla casualità, di una società che si proclama perfetta e che trova nell’ordine l’unica soluzione per terminare le ansie che assalgono le nuove generazioni.

I lavori di Edoardo Cozzani subiscono una forte influenza del decadentismo della prima meta’ del ‘900, anche allora l’uomo moderno veniva ritratto come in preda a dubbi, riflessioni e tormenti, disorientato in un mondo che accelerava verso grandi cambiamenti. Oggi, l’uomo moderno e’ ancora più fragile, non si è mai adattato ai cambiamenti dello scorso secolo, e viene costantemente bombardato dagli sconvolgimenti di questa epoca.

L’individuo è sempre più parte di un sistema nel quale il singolo perde di valore e di conseguenza la sua volontà si dissolve in quella dei grandi numeri. L’incapacità di identificare la ragione del suo malessere lo allontana da sistemi di pensiero indipendente, e lo avvicina ad un pensiero guidato, fatto di decisioni infelici. Sacrificando il pensiero consapevole l’uomo moderno trova conforto all’interno di un soffocante rifugio fatto di inesplicabili angosce ed inquietudini.

Il progetto fotografico Babel, è stato recentemente nominato tra i progetti vincitori della competizione di fotografia Life Framer, subito dopo essere stato esposto a New York nella mostra di gruppo Hidden Narratives, la cui immagine di copertina riportava una veduta dispotica di Hong Kong, immortalata agli inizi della produzione del progetto. Più recentemente Babel è stato esposto nella splendida cornice dell’abbazia di San Vito a Poliranno a Mare in Puglia.

 

A proposito dell’autore

EDOARDO COZZANI (Website)

Nato a Roma, dopo aver completato gli studi di diritto presso la LUISS Guido Carli, si trasferisce a New York nel 2016 per frequentare l’International Center of Photography. Durante la prima meta’ dell’anno di studi di fotografia artistica, produce “Anamorphosis”, progetto che affronta il tema della disgregazione dell’individuo nella società contemporanea. “Anamorphosis” viene esposto a Roma nel dicembre 2016 con l’aiuto organizzativo dell’associazione culturale Cultrise.

Nel 2017 Edoardo inizia a lavorare sulla serie “Babel” che, nel mese di giugno dello stesso anno, viene esposta in una mostra di gruppo a New York, “Hidden Narratives” presso L’International Center of Photography. Una delle foto della serie viene selezionata come copertina della mostra. Babel, viene in seguito nominato tra i progetti vincitori della competizione di fotografia Life Framer, in tema di civilizzazione. Poco dopo, Musée magazine decide di pubblicare un’intervista su Babel e Anamorphosis. Il 28 ottobre dello stesso anno Babel viene esposta in una mostra personale presso l’Abbazia di San Vito a Polignano a Mare, in Puglia.

 

ETEOCLE

Nell’ultimo biennio Eteocle ha editato il magazine Polinice. E’ stato il soggetto promotore della riproposizione della storica Corsa dei Camerieri per la Festa de’ Noantri di Trastevere. Ha organizzato la serie di conferenze e presentazioni di libri per la stampa indipendente nel mese di luglio 2017 presso la manifestazione “Lungo il Tevere Roma”. Ha contribuito ad editare la guida per la Fondazione Carispaq “Tracce d’Abruzzo” con The Trip Magazine.

 

BABEL

14 – 21 dicembre 2017

dalle ore 16 alle ore 21

Presso LAB174, Via Pietro Borsieri 14, Roma. Per informazioni scrivere a: info@lab174.com

 

Thanks to:

LAB 174 | DIREZIONE

Marta Battista

Casale del Giglio