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Egitto: catturato Hisham al Ashmawy, uno dei miliziani islamisti più pericolosi del Nord Africa

Le forze di sicurezza libiche hanno catturato Hisham al Ashmawy, uno dei miliziani islamisti radicali più pericolosi di tutto il Nord Africa. Ashmawy è un ex agente delle forze speciali egiziane con legami con al Qaida: da tempo organizzava operazioni per colpire le forze di sicurezza egiziane e destabilizzare il paese. Alcuni funzionari egiziani lo hanno descritto in passato come uno degli uomini più ricercati di tutto l’Egitto.

 

Le autorità egiziane ritengono che al-Ashmawi sia la “mente” dietro l’attacco con colpi di mortaio contro la polizia dello scorso 20 ottobre ad al-Wahat, nel quale morirono 58 uomini della sicurezza egiziana, di cui 23 ufficiali. Ex ufficiale delle forze speciali egiziane, al-Ashmawi si è addestrato negli Stati Uniti e per 10 anni ha servito il Paese nei commando egiziani operativi in Sinai. Il punto di svolta nella sua vita – come racconta il sito Egypt Independent – risale al 2005 con la scomparsa del padre Ali. E’ di questo periodo l’avvicinamento ad alcuni estremisti che reclutavano giovani nelle moschee. Nel 2007 un tribunale militare trasferì al-Ashmawi a un incarico amministrativo. Nel 2012 fu espulso dall’esercito e viaggiò due volte in Siria attraverso la Turchia. L’anno successivo l’ex-ufficiale delle forze speciali si spostò nel Sinai dove divenne uno dei leader di Ansar Bait al-Maqdis, gruppo terroristico che giurò fedeltà al sedicente Stato islamico (Is) e dal quale pochi anni dopo al-Ashmawi prese le distanze.

Il Medioriente alla Cina

La lunga corsa della Cina a superpotenza ha radici lontane. Radici per l’appunto, poiché solo nell’ultimo decennio sta raccogliendo i frutti dell’avvedutezza nella composizione e sostegno al Terzo Mondo. Se l’Europa non conta più nulla come rilevanza geopolitica, Francia e Gran Bretagna assumo tutt’oggi un peso specifico. Certamente, questo peso anglofrancese, non è minimamente confrontabile con le protagoniste del dopoguerra, Usa e Russia, e a oggi la Cina.

 

Se la leadership di Pechino nel mondo industriale non è in discussione, allo stesso tempo e modo la forza geopolitica cinese è sempre stata considerata al rango di regionale e non globale. Eppure in queste ore di caos è avvenuto un fatto meritevole di entrare nella prossima storiografia. Poiché la Cina ha iniziato a giocare la sua partita nel fortino americano ossia il Medioriente, che preferisco chiamare Rimland. Nelle ultime ore, Xi Jinping si è calato in una visita che l’agenzia ufficiale cinese ha definito «storica». Arrivare in Medio Oriente, visitare in cinque giorni Arabia Saudita, Egitto e Iran di questi tempi, non può essere solo una questione di affari. Il presidente cinese vuole «aiutare a facilitare e allargare i comuni interessi negli affari internazionali e regionali». La Cina è un nuovo venuto. Le relazioni diplomatiche con i Sauditi sono iniziate nel 1990. Da allora gli scambi sono aumentati di 230 volte e nel 2014 avevano raggiunto i 69 miliardi di dollari.

 

In Egitto, il presidente cinese terrà un discorso alla Lega Araba: l’organismo politico dei Paesi della regione non conta molto ma in questo caso il suo quartier generale in piazza Tahrir sarà un autorevole megafono nella regione. Xi non intende impegnare la Cina nel caos mediorientale come americani e russi. Nessuna presenza militare o interferenza, nessuno schieramento preferito a un altro. Ma la priorità della Cina è la stabilità della regione dalla quale viene l’energia che fa funzionare la sua economia. Se il profilo politico di Xi è il più nuovo e dunque il più interessante, l’economia naturalmente non manca. Nel Paese nel quale la Cina è il principale acquirente mondiale di greggio, Xi e i suoi interlocutori hanno firmato importanti intese su energia, comunicazioni, ambiente, aerospaziale.

Rilevanti sono gli accordi industriali ora che l’Arabia Saudita ha deciso di diversificare la sua economia per ridurre la dipendenza dagli idrocarburi. Come a dire se da un lato si guarda alla stabilità politica internazionale con l’ingresso di un nuovo attore globale, la mano sul portafogli resta sempre.

Quel che è importante per il Medioriente e il mondo è la presenza di un attore terzo nel caos del Rimland, nel centro del vortice di ogni odio e resistenza. Laddove, forse, Usa e Russia non sono ancora riuscite a pacificare, chissà che non riesca Pechino.