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The Bling Ring: passi avanti e passi indietro

C’è una certa affinità tra due dei film migliori di cui ho scritto negli ultimi mesi, Pain and Gain e Springbreakers. Entrambi parlano delle azioni sconsiderate di un gruppo di gente non troppo brillante alla ricerca di un desiderato ed elusivo stile di vita, ed entrambi si affidano ad una paletta cromatica tra il kitsch e lo psichedelico con risultati decisamente notevoli. C’è un terzo film, uscito sempre nell’ultimo periodo, che completerebbe un ipotetico trittico, e seppure non si tratti di una pellicola al livello delle altre due merita comunque una certa attenzione. Sto parlando di The Bling Ring, l’ultima fatica registica di Sofia Coppola che ha avuto il semplicissimo compito di succedere a quell’atrocità che era stato Somewhere. Il film è basato sulla storia vera di un gruppo di adolescenti californiani che una volta resisi conto della facilità con cui potevano introdursi nelle ville di celebrità varie ed eventuali hanno preso a saccheggiare guardaroba e casseforti di attori, popstar e via dicendo, fino all’inevitabile arresto facilitato anche dallo stile di vita sopra le righe sfoggiato dai pargoli.

Rispetto agli altri due film di cui sopra The Bling Ring ha un approccio molto più freddo e analitico alla vicenda, e seppure la risma dei personaggi coinvolti non sia poi così differente, le tinte con cui questi personaggi, le loro idee e le loro azioni vengono dipinte sono decisamente meno forti. Questo fatto è dovuto in parte alla mancanza di volti particolarmente noti nel cast (Emma Watson ha una parte abbastanza secondaria, per quanto il finale del film sia praticamente tutto suo), in parte ad un approccio visivo molto più sobrio. Il film è infatti ambientato in California, principalmente di notte, e si può dire che la Coppola dia per acquisito l’immaginario a base di neon e superstrade, optando quindi per una fotografia e una parchezza registica che ricordano molto il Soderbergh degli ultimi anni. Il risultato è un film decisamente meno glamour di quanto ci si potrebbe aspettare visti argomento e ambientazione nonchè i precedenti lavori della regista, e il tono quasi da inchiesta giornalistica (quella del resto è la fonte per la sceneggiatura) rappresenta una decisa rottura col passato della Coppola, nonchè la principale differenza tra The Bling Ring e gli altri due film che ho menzionato all’inizio del post.

Non sono necessariamente contrario a questo “passo indietro” rispetto all’emotività teoricamente trattenuta ma sostanzialmente debordante che è stata una delle caratteristiche salienti di pressochè tutti gli altri film della cara Sofia: trovo decisamente disdicevole quando un regista le cui pellicole sono ancora lontane dal raggiungere la doppia cifra si è già adagiato in uno stile che spesso è maniera, e la volontà di cambiare le carte in tavola è sempre apprezzabile per quanto mi riguarda, se non altro nelle intenzioni. Ciò detto The Bling Ring è un film un po’ vacuo, il cui messaggio fondamentale è “i giovani d’oggi”, e che pur essendo apprezzabile come esercizio di stile e in generale una visione non spiacevole, non si eleva oltre lo status di “esperimento” minore.

Go Green

La moda si fa green. Frutta, materiali poveri, biodegradabili e riciclati: ormai per le passerelle l’ecosostenibilità è una prerogativa. I primi tentativi di avvicinamento tra moda e ambiente risalgono al 1991, quando la catena Esprit lanciò una linea di indumenti biologici.Oggi, a quasi vent’anni da quell’esperimento che peraltro non ebbe all’epoca grande seguito, il vento è cambiato. Tra glistilisti eco-sensibili c’è sicuramente Giorgio Armani che ha realizzato una capsule-collection interamente naturale: jeans, polo e t-shirt sono state colorate solo grazie all’uso di estratti di frutta – fragole, lamponi, arance, kiwi – senza l’aggiunta di conservanti o di additivi chimici.

 

 

La moda verde è prassi anche per Stella Mc Cartney che già dieci anni fa aveva abbracciato l’ecosostenibilità con una linea di abiti dai materiali non inquinanti. A dare il buon esempio, sono soprattutto alcune stelledi Hollywood, che ogni anno che passa, diventano sempre più “green”, e la nuova generazione promette bene. Prima fra tutte Emma Watson che ha collaborato con Alberta Ferrettiper la realizzazione di una linea tutta ecologica ma lo stile bio piace anche a Gwynet Paltrow, Nicole Kidman e Eva Longoria.

Insomma eco è chic ma se tante volte l’amore per la natura non è abbastanza da farci superare il prezzo più alto sul cartellino c’è un’altra tendenza green che sta spopolando.. Secondo le teorie dell’emotional shopping quando scegliamo quale colore metterci addosso la mattina, la nostra scelta non è mai davvero fino in fondo casuale. Se stamattina avete deciso di indossare qualcosa di rosso per esempio, vi muoverete nel mondo comunicando grinta e sicurezza. “Guardami!” questo è ciò che dice il tuo vestito rosso. Avete preferito infilarvi in un capo blu? Non amate il rischio, evitate la confusione e preferite la compagnia di poche personeselezionate agli ambienti troppo pieni di gente. Ma torniamo all’eco… lo street style riporta prepotente mente alla ribalta il look green, meno pretenzioso del viola, più facile del giallo, trendy senza essere eccessivo. Un tocco di verde rende sofisticato anche il look più tradizionale.

Cosa comunica il verde? Sicuramente sicurezza in te stessa e soprattutto in questa stagione dove spesso ad essere verde è il colorito del viso, si può dire che sia una scelta difficile. “Chi di verde si veste di propria beltà si vanta” dicevano le nonne..eppure c’è un modo per evitare l’infelice riflesso verdognolo sul viso..più semplicemente i pantaloni. Lucidi super stretch e abbinati a décolléte leopardate oppure casual, con zeppe e camicia a quadretti, guardatevi intorno gli skinny verdi prendono piene a velocità impressionante.

Le timorose li abbinano al bianco al nero, per essere sicure di evitare l’effetto ramarro mentre le scelte più sfrontate di orientano sul fucsia e sul viola. Assolutamente vietati l’arancio e il rosso: si oscilla tra pel di carota e babbo natale, va bene osare ma l’accostamento non regge neanche con le lenti polarizzate..

In tempi di cambi di stagione e gambe non perfettamente depilate, di dubbi amletici tra calze si e calze no ( e la risposta è senza ombra di dubbio “calze no”) e di rischiose serate all’aperto dove vedi contemporaneamente gente con il piumino e gente in maniche corte, un paio di skinny jeans verdi possono decisamente salvare il tuo look..

Get the look: hai anche tu un paio di skinny verdi? Manda un foto del tuo look alla pagina facebook di Polinice e riceverai i nostri consigli di stile! Who wore it best?!