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SeaScapes di Francesco Gola

Francesco Gola è un ingegnere italiano innamorato della fotografia. Nato in Italia nel 1981 ha iniziato a fotografare solo qualche anno fa quando è rimasto affascinato dalle lunghe esposizioni di paesaggi marini.

lo spirito del mare - Francesco Gola
lo spirito del mare – Francesco Gola

Per lui una lunga esposizione è un universo parallelo in cui rifugiarsi per fuggire dalla frenesia della vita moderna . La sua passione per il mare e per i viaggi lo lasciò visitare alcuni dei luoghi più iconici su questo pianeta guardandoli con occhi diversi.

colori dell'estate - Francesco Gola
colori dell’estate – Francesco Gola

“La fotografia è una fonte di ispirazione che mi permette di rivelare la relazione tra il mondo esterno della natura e il mondo all’interno dei sogni , pensieri , emozioni, desideri e speranze.”

malinconia
malinconia

” Il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina. “

 

Primi passi nella fotografia: parte 3 (sensibilità ISO-tempo-diaframma)

“La teoria fotografica si impara in un’ora; le prime nozioni pratiche in un giorno … quello che non si impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate … quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunicazione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più familiare e più favorevole, la somiglianza intima. ”

Autoscatto di Nadar

La citazione di oggi è di un vero e proprio pioniere della fotografia, ovvero Gaspard-Félix Tournachon (1820-1910) più noto con lo pseudonimo di Nadar. Le parole del fotografo ottocentesco francese possono sembrare un po’ riduttive e semplicistiche considerando soprattutto l’immenso divario tecnologico tra il suo ed il nostro tempo: eppure sono da reputarsi estremamente attuali. Infatti è indubbio che solo con la passione, l’impegno, la pratica e l’amore per questa disciplina si possono creare delle vere opere d’arte. Con queste “lezioni” si cerca semplicemente di alimentare la vostra curiosità e la vostra voglia di intraprendere questo percorso, questo viaggio straordinario, turbolento e pieno di vita che è la fotografia.

Nadar fu il primo uomo a sperimentare delle foto aeree dal suo pallone aerostatico e grazie alla atmosfera vellutata delle sue immagini gli fu dato l’appellativo di “Tiziano della fotografia”. In un periodo dove la fotografia era ancora malvista quale un surrogato della pittura, Nadar riuscì a far sentire le sue ragioni e dimostrare che anche questa disciplina doveva far parte di quel pantheon eterogeneo che è l’arte.

 Siamo arrivati all’ultimo grande argomento di questa introduzione, ovvero il tempo di esposizione o tempo di scatto. Spostiamo quindi le impostazioni della fotocamera su “M” ed iniziamo.

Fotocamera impostata su Manuale

Con questo nome, tempo di esposizione, si intende il tempo in cui l’ otturatore rimane aperto e permette quindi il passaggio della luce all’interno del corpo macchina. Per comprendere meglio questo meccanismo, lo si può pensare come ad una palpebra mentre la pellicola rappresenta l’occhio. Questa caratteristica insieme con l’apertura del diaframma e la sensibilità della pellicola (ISO) servono a regolare l’esposizione della foto; di queste due proprietà abbiamo già parlato nei due articoli precedenti di tecnica: http://polinice.org/2014/06/22/primi-passi-nella-fotografia-sensibilita-iso-tempo-diaframma/ (parte 1), http://polinice.org/2014/07/20/primi-passi-nella-fotografia-parte-2-sensibilita-iso-tempo-diaframma/ (parte 2). Il tempo di posa è una delle impostazioni più importanti della fotocamera e di solito si trova al fianco del grado di apertura del diaframma, particolare che ne sottolinea il legame funzionale.

A parità di esposizione infatti, ad un tempo più rapido corrisponde un diaframma più aperto mentre ad un tempo più lento un diaframma più chiuso.

tempo di scatto impostato su 1/100 s

Nella foto il numero fa riferimento alla velocità in frazione di secondo; 100 equivale quindi ad 1/100 di secondo. Il tempo di scatto può arrivare a velocità stupefacenti, fino a 1/8000 di secondo (per avere un’idea più chiara, si pensi che un moscerino batte fino a 1000 volte le ali in un secondo). Tuttavia la durata di posa può essere anche molto lunga; solitamente le fotocamere vanno da circa 1/4000 fino a 30 sec. Determinare tale tempo è estremamente facile e si imposta solitamente con i comandi principali (nel caso della mia fotocamera una Nikon D90 con la ghiera principale).

ghiera principale

Oltre i 30 secondi però, particolari impostazioni come “B” (bulb) e “T” permettono tempi di scatto molto più lunghi, di interi minuti.

Con la macchina fotografica impostata a B l’otturatore rimane aperto finché il fotografo tiene premuto il pulsante di scatto, mentre nel caso in cui sia impostata a T l’otturatore rimane aperto fintantoché l’operatore non ri-preme il pulsante di scatto. Con tempi di esposizione così lunghi tuttavia ogni minimo movimento viene registrato dalla macchina fotografica che quindi necessita di una base assolutamente immobile (un treppiedi ad esempio). Anche la semplice azione di premere il pulsante per scattare la foto può causare movimento nell’immagine ed è per questo che spesso vengono utilizzati dei telecomandi esterni.

telecomando bluetooth

Il tempo di esposizione influisce sul movimento e sulle luci della fotografia. L’acqua ad esempio con lunghi tempi di posa apparirà come seta, come nebbia, soffice e continua nel suo movimento.

Velocità di scatto ad 1/160 e ad 1/3 con soggetto una cascata

Lo stesso vale per la luce, la quale lascerà una linea luminosa dove passa, in quanto ovviamente una fonte luminosa si imprime sulla pellicola in modo molto più violento di un qualsiasi altro oggetto nella scena; così si riescono a creare le famose scie luminose delle macchine e delle stelle.

star trail

Il movimento è fluidità, è curva, è parte integrante della natura e della vita; la fotografia deve saper catturarlo e esprimerlo.

tesoro nascosto RAIMONDO JEREB

Primi passi nella fotografia: parte 2 (sensibilità ISO-tempo-diaframma)

“A cosa serve una grande profondità di campo se non c’è un’adeguata profondità di sentimento?”

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A walk to Paradise Garden – Eugene Smith

Queste parole introducono alla perfezione l’argomento di questa seconda parte riguardante la tecnica base della fotografia. A pronunciarle è stato William Eugene Smith, un fotografo americano molto famoso per i suoi scatti di guerra ed i suoi reportage realizzati in collaborazione con la rivista “LIFE”. Esempio cristallino di fotografo d’azione, verrà anche ferito nel 1945 sul fronte del Pacifico per via di una granata. Più volte nel periodo di riabilitazione seguente si chiese se mai sarebbe potuto tornare alla sua grande passione, alla sua ragione di vita.

Estremamente autocritico, distrusse i suoi scatti di gioventù perché ritenuti troppo scarsi; atteggiamento forse eccessivamente avventato il suo, da cui comunque prendere spunto per continuare a migliorarsi, a superarsi, a far progredire il proprio lavoro da semplice foto ad arte.

In questa seconda parte tratteremo appunto della profondità di campo. Cominciamo con l’impostare la nostra fotocamera in modalità manuale.

Questa caratteristica è di fondamentale importanza per qualsiasi tipo di foto ed in particolare per le foto macro (foto che presentano un grandissimo valore di ingrandimento). Essa dipende dalla lunghezza della focale (lunghezza dell’obbiettivo) e dall’apertura del diaframma, il quale, oltre a determinare la quantità di intensità luminosa che attraversa l’obbiettivo, determina questo rilevante fattore. Strettamente legato al parametro del tempo di scatto per determinare il giusto valore di esposizione (in caso riguardarsi la prima parte http://polinice.org/2014/06/22/primi-passi-nella-fotografia-parte1-sensibilita-iso-tempo-diaframma/), bisognerà ora mettere in relazione tale fattore con la profondità di campo.

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Ghiera sull’obbiettivo che regola la messa a fuoco manuale

Tale effetto rappresenta quell’intervallo di spazio in cui gli oggetti sono a fuoco all’interno di una foto. Una volta messo a fuoco un determinato oggetto con l’ausilio della ghiera sull’obbiettivo possiamo quindi decidere il “campo nitido” dell’immagine. Quest’ultimo rappresenta l’intervallo, davanti e didietro il punto a fuoco, in cui la sfumatura è impercettibile o comunque accettabile. Tale distanza può essere allungata o diminuita grazie all’apertura del diaframma.

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Ghiera sul fronte del corpo macchina che regola il diaframma

L’apertura del diaframma può essere regolata facilmente (nel caso della mia fotocamera, una Nikon D90) con la ghiera frontale. A minor apertura del diaframma corrisponde una maggior profondità di campo, mentre con una maggiore apertura del diaframma si avrà una minore profondità di campo.

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Diaframma impostato su f22 e relativa apertura

Nel primo caso quindi avendo per esempio un diaframma ad f22 avremo una quantità di luce che attraversa l’obbiettivo molto bassa (da compensare con il tempo di scatto o il valore ISO) e una profondità di campo, e di conseguenza un campo nitido, molto grande.

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Diaframma impostato su f4 e relativa apertura

Nel secondo invece portando ad esempio il diaframma a f4 avremo una grande quantità di luce passante e un campo nitido molto ristretto; ciò crea e determina nella foto un maggiore effetto “bokeh”. Questo termine, di derivazione giapponese, fa riferimento a quella parte della foto che è fuori fuoco. Per certe foto la parte sfocata è importante quanto la parte messa a fuoco, se non di più, ed è da ciò che deriva l’importanza di trovare il giusto livello estetico di bokeh.

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Diaframma impostato su f8 e relativa apertura

Possiamo quindi affermare che la profondità di campo è inversamente proporzionale alla luce in entrata della foto. In ogni caso, gli obbiettivi danno risultati migliori a distanze intermedie, solitamente intorno a f8.

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Diaframma f22
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Diaframma f8
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Diaframma f4

Si vede bene in questi tre esempi, che gli oggetti situati davanti e dietro l’oggetto messo a fuoco diventano gradualmente sempre più sfocati questo perché il campo nitido si accorcia. Come detto in precedenza, anche la lunghezza della focale è un fattore che può influire sulla profondità di campo. In generale a lunghezze maggiori corrisponde minore profondità di campo e viceversa.

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Ragnatela di perle – Raimondo Jereb

 

La fotografia è espressione dell’idea del fotografo, idea che presenta nella sua mente concetti a volte ben chiari e a volte sfocati.

Primi passi nella fotografia: parte 1 (sensibilità ISO-tempo-diaframma)

“La fotografia è probabilmente fra tutte le forme d’arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere, e comunicare, emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione.”

VITTORIO SOTTO LA NEVE
VITTORIO SOTTO LA NEVE – Raimondo Jereb

Le parole del fotografo britannico John Hedgecoe descrivono perfettamente l’amore per questa forma d’arte e la sua massificazione e commercializzazione di questi ultimi anni.  Quante volte camminando per le strade si vedono in giro bande di turisti cariche di macchine fotografiche? Quante volte passeggiando per i parchi ci sono gruppi di ragazzi con svariati tipi di fotocamere che ritraggono la natura o altro? Quante volte semplicemente ci sono persone che immortalano qualsiasi cosa gli passi davanti con il cellulare? Ci troviamo in un periodo storico dove cercare di esprimere la propria individualità ed il proprio carattere è la priorità, per emergere così da questo mondo omologato, ripetitivo, e noioso; apparire prima di essere. Per questi ed altri motivi, schiere di giovani si immergono nel mondo della fotografia cercando di imprimere nelle proprie foto la loro essenza, le loro emozioni. Ma quanti di questi sanno veramente fare fotografia?

“Hai fatto una foto in bianco e nero di una sedia da giardino con la sua ombra e l’hai sviluppata in farmacia, allora sei maledetta e intellettuale!” (Stewe Griffin)

Come qualsiasi forma d’arte anche la fotografia, oltre alla fortuna del momento, necessita di una certa dose di tecnica che troppe volte viene trascurata. Questo non vuol dire fare foto in analogico, sviluppare in camere oscure, utilizzare esposimetri, ma semplicemente cercare di essere un po’ più accorti ed imparare il funzionamento dei tanti comandi presenti nella fotocamera. Ma cominciamo dal principio…

Come prima cosa ovviamente bisogna mettere la modalità in manuale così da avere piena padronanza dell’oggetto; niente viene lasciato al caso. Di primaria importanza è capire il rapporto che c’è tra la sensibilità del sensore (ISO), l’ apertura del diaframma e il tempo di scatto. Quest’ultimo è il più facile da utilizzare. Viene espresso in frazioni di secondo per tempi molto brevi e va da un tempo illimitato (“B” bulb) a scatti velocissimi come 1/8000 s.

ghiera impostata su manuale
ghiera impostata su manuale

Questa impostazione influisce sulla luce, e soprattutto sul movimento. L’apertura del diaframma è strettamente legata al tempo di scatto ed indica la grandezza dell’apertura attraverso la quale passa la luce nell’obbiettivo. Questa funzione oltre a filtrare la quantità luminosa all’ interno della fotocamera serve anche per allungare o diminuire la profondità di fuoco in uno scatto.

tempo impostato a 1/100 S
tempo impostato a 1/100 S

Per quanto concerne la luminosità della foto, e per avere dunque una foto ben esposta (esposizione = intensità luminosa × tempo), è necessario comprendere che le due caratteristiche di cui sopra (il diaframma e tempo) vanno intese come inversamente proporzionali: all’aumentare dell’una, e diminuendo l’altra (e viceversa) il valore resta stabile. Nel prossimo articolo verrà approfondito questo concetto e queste due tematiche.

diaframma con apertura f/18
diaframma con apertura f/18

Vediamo ora la sensibilità o velocità della pellicola (o sensore).

tasto ISO e valore (200)
tasto ISO e valore (200)

Questa impostazione indica la sensibilità alla luce del sensore. Questo vuol dire che con una pellicola con basso valore di sensibilità (ISO) ci vorrà un tempo di esposizione maggiore. Possiamo quindi dire che la velocità del sensore sia inversamente proporzionale al valore di esposizione. Si parlerà quindi di pellicola lenta o veloce a seconda del valore corrispondente; da 25 a 100 ISO è detta lenta, da 100 a 500 media o moderata e da oltre 500 rapida. Quando viene utilizzata una sensibilità rapida si rischia di incappare nel rumore.

Per le pellicole la rapidità, e di conseguenza questo problema, è dettata dalla consistenza della pellicola stessa e dalla sua granulosità (ovvero dalla dimensione dei grani di nitrato d’argento dell’emulsione); quindi a pellicole lente corrispondono grane più fini. Per le fotocamere digitali il discorso è più complesso. Cercando di semplificare il più possibile, il rumore insorge nel momento in cui alle informazioni del sensore, sottoposto ad una sensibilità molto elevata, si sovrappongono altre informazioni indesiderate, scorrete ed estranee. Per foto notturne quindi, dove il valore di esposizione sarà sicuramente minore, bisogna fare attenzione a trovare il giusto valore ISO.

ISO 200
ISO 200
ISO 800
ISO 800
ISO 3200
ISO 3200

Come si può vedere da questi esempi, aumentando il valore ISO e diminuendo il valore della esposizione in modo tale da non cambiare l’illuminazione, si crea un effetto pixel (rumore), ben visibile nel cielo, che rende la foto molto meno limpida; oltretutto i colori perdono drasticamente di vividezza e il contrasto diminuisce.

PONTE SUL NULLA
PONTE SUL NULLA – Raimondo Jereb

La fotografia è arte, è espressione, è idea, ma senza una buona base non si può creare emozione.