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Un’ estate al mare. Il look da spiaggia perfetto

Spiaggia che vai look che trovi..o meglio, look che devi trovare.
In tempi in cui i negozi già espongono pellicce e cappotti che solo a guardarli inizi a sudare, ho pensato di proporre una piccola guida per i vacanzieri settembrini, e un test di autovalutazione per quelli che già hanno gia ripreso i libri o riindossato i calzini..

Ecco cosa non può mancare nella vostra valigia:

Saint Tropez: stampe floreali, righe, cappelloni di paglia, abiti lunghi e leggeri e le classiche tropeziennes (potete anche lasciare i tacchi a casa). Occhio però alla trappola: non tutta la costa azzurra è uguale! a Montecarlo indispensabili i tacchi altissimi.

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Panarea: scalzi, rigorosamente scalzi. Mai vi fu valigia piu leggera! costumi e parei a non finire, look selvaggio ma con stilepanarea

Ponza: FLUO. Che sia fucsia o giallo limone, tutto, dalle unghie ai costumi alle borse si tinge di fluo. Non è esente nessuno: persino la strappa biglietti del traghetto ha le unghie arancio fluo. Di giorno tassative ciabatte e tutine. ponza

Capri: Bianco. candidi abiti bianchi e sandali capresi, solo a Brigitte bardot è permesso girare scalza a Capri. Lino, bianco o blu ma anche spampe: Missoni impazza. A Capri tutto è permesso purchè sia chic.capri2

Argentario: Stay easy. A qualunque ora del giorno o della notte, shorts e maglietta. Out i tacchi a spillo, unica deroga per le zeppe.port ercole

Allora?… promossi o bocciati?

Prova costume ci siamo. I 7 rimedi anti cellulite

La cellulite è il più democratico dei mali. Giovani e adulte, magre e grasse, alte e basse, indipendentemente dal lavoro o dalla celebrità. Se ce l’ha Scarlett Johansson possiamo averla tutte. Se Gisele Bundchen si mette persino il burqa per non farsi riconoscere quando va a farsi i trattamenti di bellezza non dobbiamo sentirci in colpa a cercare pacchetti di massaggi su Groupon. Sulle riviste (e su Instagram) il foto ritocco e l’effetto blur possono tutto ma ogni anno arriva puntuale la gallery sulla buccia d’arancia delle celebrità al mare a ricordarci che quella ritenzione idrica che temiamo quanto gli Estranei del Trono di Spade è in realtà qualcosa di molto conosciuto con cui tutte abbiamo fatto e facciamo i conti.

Eppure è bene ricordare che nessun nemico è invincibile e, in molti casi, il maggior alleato della cellulite è la pigrizia. Ecco i sette famosi rimedi anti cellulite, molto più facili che trovare il vetro di drago:

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  1. Fare esercizio fisico. Basta camminare a ritmo sostenuto da mezz’ora a un’ora al giorno.
  1. Bere acqua a volontà, almeno otto bicchieri. Utili tisane a base di anice, finocchio, malva, cumino. Mai sentito parlare di linfa di betulla? Provatele in gocce da diluire nell’acqua.
  1. Ridurre il sale e fare attenzione a salse, intingoli, pietanze pasticciate, cibi preconfezionati, precotti e salumi, insomma, alimenti in cui il sale è nascosto.
  1. Limitare gli zuccheri raffinati e le fritture, cucinando al vapore, bollito, ai ferri, al forno, alla piastra
  1. Evitare i superalcolici e non bere più di un bicchiere di vino a pasto
  1. Aumentare gli alimenti ricchi di potassio: frutta in generale, verdure a foglia verde, pomodori, patate, cereali e carni. Sì anche a agrumi, uva, mirtilli, albicocche, prugne, ciliegie, more, melone, papaya, nel grano saraceno, nei broccoli.
  1. I prodotti anticellulite non fanno miracoli ma servono. Vanno applicati almeno due volte al giorno per almeno due mesi quindi è potenzialmente un po’ tardi (salvo formule snellenti in 7 notti che tutte almeno una volta nella vita abbiamo provato). Come sceglierli? Bisogna verificare gli ingredienti. Sì a edera, centella, ippocastano (drenanti), caffeina e foglie di tè (riducenti), ananas (levigante). Considerate già che al di là della cellulite, anche solo mettendosi un qualunque idratante due volte al giorno la qualità della pelle migliora (pensate a quando vi ustionate al primo sole rigorosamente senza protezione e poi per evitare di spellarvi prima ancora di esservi abbronzate davvero vi cospargete di crema in ogni momento della giornata).

Anche questa rientra tra le cose che sappiamo ma non facciamo mai, come il punto 1, come il peeling, come il corso di cucina o il viaggio on the road con le amiche. Ma sicuramente a giugno siamo molto più motivate che a dicembre.

Hype autunnale: i film più attesi

Tra le tante sfighe che l’estate riserva ai meno balneari fra noi, la situazione desolante dei cinema non è la meno tragica. Per una consuetudine che faccio fatica a spiegarmi, a luglio ed agosto si apre un buco nero cinematografico che avvolge nella sua oscurità la maggior parte delle sale romane: ben magra consolazione sono le arene estive, e ai topi da proiezione non resta che attendere sospirosamente la stagione delle pioggie e il refrigerio a base di celluloide che essa porta.
In questo momento siamo nel bel mezzo della siccità e gettando uno speranzoso sguardo al futuro volevo oggi parlare delle uscite dei prossimi mesi che più mi aiutano a sopportare questo periodo di vacche magre.

Self/less

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La scelta di Ryan Reynolds come protagonista potrebbe rivelarsi infelice, ma resto comunque molto curioso del nuovo lavoro di Tarsem Singh, un outsider di Hollywood che pur avendo all’attivo una manciata di film interessanti non è ancora mai riuscito a mettere a segno una stoccata decisiva, che sia da un punto di vista artistico o commerciale. Lo stralunato ed onirico stile visivo delle sue pellicole resta una delle cose più affascinanti che il cinema di cassetta contemporaneo può proporre, e non mancherò anche questa volta di fare il tifo per il definitivo salto di qualità che Singh sembra poter essere sul punto di compiere.

Inside Out

film più attesi

Alla nuova uscita della Pixar vanno ovviamente i favori del pronostico per le classifiche di fine anno, e vista la promettente ricezione che Inside Out ha ricevuto dalla critica d’oltreoceano, non c’è motivo di dubitare che il nuovo arrivato sia all’altezza della monumentale tradizione dello studio Californiano. Il 2014 è stato dopo molto tempo la prima annata che non ha visto l’uscita di nessun lavoro a marchio Pixar, e l’astinenza comincia a farsi sentire, portando le aspettative per Inside Out a un livello ancora maggiore di quello abituale, già altissimo.

Un disastro di ragazza

film più attesi

Un altro graditissimo ritorno è quello di Judd Apatow dietro la macchina da presa. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un cineasta che ha rallentato di molto la sua attività, che nella scorsa decade era stata a tratti frenetica tra pellicole che il regista aveva personalmente diretto, e le altre in cui figurava come sceneggiatore o produttore. La presenza di Amy Schumer che oltre ad essere la protagonista ha anche scritto questo Trainwreck lascia presagire una commedia con pochi peli sulla lingua, forse in contrasto con l’ultimo paio di film di Apatow che trattavano temi più “di mezza età”, ma staremo a vedere.

Sotto il cielo delle Hawaii

film più attesi

Questo è più un auspicio che altro, vista la qualità traballante degli ultimi (o, volendo, della quasi totalità dei) film del buon Cameron, ma Crowe è uno di quei personaggi cui non posso fare a meno di voler bene contro ogni logica, e la presenza di Emma Stone in questa sua nuova pellicola è molto più del pochissimo che sarebbe bastato a farmi brillare gli occhi. Con i Blue Nile nella colonna sonora poi andiamo proprio a mani basse, e già riesco a immaginarmi il dolceamaro sapore della delusione che questo film mi provocherà.

This guy fucks: Silicon Valley, la serie

L’estate è la stagione delle repliche, e anche qui su Playground non ci sottraiamo alla tradizione raccomandandovi un bel rimedio all’afa a base di teledipendenza. Prendiamone atto: se, come noi, vi state ancora sucando i vapori bollenti delle megalopoli tentacolari e odiate sudare, gli svaghi passivi sono gli unici fattibili; tuttavia, fatta eccezione per le indagini del trio Velcoro-Bezzerides-Woodrugh, al momento i palinsesti languono. E’ il momento di rispolverare una bella sit-com.

(Equipaggiamento raccomandato per la visione: boxer, ciabatta, chinotto ghiacciato)

Cominciata nel 2014, Silicon Valley ha all’attivo due stagioni, più una terza in produzione. Come i più arguti tra voi potranno intuire, il soggetto è proprio l’eponima località della California, sede dei pilastri della tech industry e da ormai diversi anni ombelico del mondo occidentale. In particolare la vicenda ruota intorno al giovane mago degli algoritmi Richard Hendricks, a Pied Piper, start-up da lui creata per monetizzare una rivoluzionaria formula di compressione dati, e alla scalcinata banda di programmatori che tentano di tenere su la baracca.

Non temete, il rischio di un’elegia del modello imprenditoriale 2.0 è scongiurato sin dalle prime battute. Praticamente in ogni scena gli showrunner Judge (con un passato da programmatore ai tempi dei Pirati della Silicon Valley), Altschuler e Krinsky puntano a rendere chiaro il loro punto di vista: i coloni della Southern San Francisco Bay Area sono tendenzialmente una masnada di fagiani gretti ed egoisti, disinteressati a ciò che non si possa misurare in cicli di clock e smaniosi di accaparrarsi i favori del primo guru gonfio di soldi à la Steve Jobs. In un simile scenario il gruppo protagonista, pur con i suoi innumerevoli difetti, spicca per una certa purezza di fondo. Dal tossico mecenate incubatore di Pied Piper, al sysadmin misantropo e satanista, i nostri dimostrano in più di un’occasione un’inaspettata rettitudine morale o professionale, rifiutando compromessi e accordi economici in nome di un’anarchia informatica che farebbe la felicità di Richard Stallmann. Parafrasando una vecchia tagline di Futurama (“è come i Teletubbies con i laser”), potrei dire di Silicon Valley che “è come The Big Bang Theory con il realismo”. Se infatti le due serie hanno diversi punti di contatto (umorismo geek, stereotipizzazione del nerd) il loro punto di biforcazione risiede nel differente grado di credibilità dei personaggi. Se in TBBT ci troviamo di fronte a una rassegna di figurine che, al netto delle spassose inettitudini sociali e idiosincrasie, risultano gradevoli per buona parte delle puntate, in Silicon Valley il discorso è differente. Quanto detto prima riguardo la rettitudine di Richard Hendricks e soci non deve ingannarvi: non stiamo parlando di individui simpatici. Nel migliore dei casi si tratta di autistici completamente fuori dal mondo come il contabile Jared, in quello peggiore di trentenni maschilisti, sboccati e razzisti che pestano bambini e mascherano dietro un cinismo devastante ansie e paure. Manco a dirlo, il risultato tocca vette di umorismo indicibili. Ora, in quanto studente di informatica non sono certo un senior, ma posso assicurarvi che una sessione di programmazione ricorda molto più da vicino le riunioni a base di birra, insulti e umorismo di bassissima lega mostrate in Silicon Valley che non la relativa castità delle maratone di Star Wars di Sheldon Cooper e comitiva.

Per darvi un’idea, questo è il grafico che riporta la frequenza con cui compaiono imprecazioni nel codice del kernel di Linux:

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Classy.

Sorvolo sull’aspetto tecnico della serie, che non è particolarmente rilevante e di cui non mi sento neanche troppo in grado di fornire un’analisi affidabile. Ciò che invece mi preme sottolineare è quella che credo di aver interpretato come morale, se tale termine ha senso in un simile contesto, dello show. Gli autori mettono alla berlina l’attuale modello socio-economico vigente nel mondo dell’information technology, basato su una retorica che fonde superomismo imprenditoriale e cazzate new age, colpevole di aver trascinato i nerd fuori dalle loro tane, convincendoli di poter diventare tutti il prossimo Gates/Jobs/Zuckerberg al costo di abbandonare il lato prettamente amatoriale/artigianale della loro passione per concentrare energie ed attenzioni su elemosina di finanziamenti, concorrenza sleale, imbarazzanti feste di “social networking” e simili. Ne sono prova fin troppo didascalica i continui malesseri fisici del protagonista, che arriva a svenire, vomitare o sudarsi l’anima quando costretto a relazionarsi con investitori e cialtroni vari, e sembra riprendersi solo quando ha l’opportunità di lavorare al proprio algoritmo. Se ancora non doveste essere convinti, aggiungo che Silicon Valley è anche un calderone traboccante di riferimenti pop, dalle colonne sonore (qualcuno ha detto Run The Jewels?) fino a marchi, siti, app e prodotti nominati di continuo, nove volte su dieci con intento satirico.

In definitiva stiamo parlando di una serie che mi sento di consigliare più o meno a chiunque non tema il turpiloquio o idolatri la Apple, anche se i delusi di Wired e chi sappia almeno accendere un pc godranno di qualche livello di lettura in più. Diciamo che però se state leggendo questo articolo e non ve l’ho spammato io in quanto miei parenti, è altamente probabile che rientriate in una di queste due categorie.

Non vi anticipo nessuna gag, nonostante YouTube ne sia piena, ma concludo dicendo che una serie che chiude una puntata con questo pezzo per me ha già vinto tutto:

Palestra, diete e capelli: tutti i buoni propositi del rientro

Traffico, parcheggi impossibili, persone nervose in coda in banca o al supermercato: è passata solo una settimana dalla fine delle vacanze e le città, che prima sembravano il set di “La città verrà distrutta all’alba”, sono già tornate alla normalità. Ma se volete avere davvero il senso del “grande rientro”, fatevi un giro lunedì 8 settembre per palestre e parrucchieri.

Vacanze di natale e vacanze estive, nulla come i sensi di colpa affolla i tapis roulan. L’estate, si sa, si è tutti più belli. Il sole schiarisce i capelli, i tuffi azzardati nell’acqua gelata sterminano la cellulite e rendono più toniche, l’afa riduce l’appetito. I tratti del viso sono riposati, meno smog e più ore di sonno. Eppure, mi chiedo, come è possibile che questo stato di grazia finisca così rapidamente? Non hai fatto neanche in tempo a svuotare la valigia che improvvisamente la chioma fluente ti sembra paglia e sull’abbronzatura dorata che hai conquistato con sessioni strategiche di sole (mezz’ora avanti, bagno, mezz’ora dietro), iniziano a comparire le prime avvisaglie di spellatura. Ecco quindi che mentre ti cospargi di Biafin per salvare il salvabile, su qualunque forum o rivista spuntano articoli del tipo: “Come mantenere più a lungo la tintarella”, “Come prolungare i benefici del sole”, “Capelli al top dopo le vacanze”, “Buoni propositi beauty per settembre”.

Se in molti consigli c’è sicuramente del vero, c’è da dire che alcuni suggerimenti sono quantomeno fantasiosi: “Per proteggere le lunghezze, in città girate con un cappellino, meglio se comprato in farmacia (!?) sarà meno alla moda ma proteggerà di più!”. “Per ridare luminosità alla pelle, tappatevi la narice sinistra con la mano destra e respirate profondamente per 30 minuti”.
Per quanto riguarda i capelli, dare una spuntatina è cosa buona e giusta. Se vi sentite più coraggiose, voci di corridoio ( o meglio di Red Carpet) dicono che il taglio must della prossima stagione sia il “long bob”, versione moderna del tradizionale carrè. È un taglio medio, all’apparenza molto semplice, rigorosamente pari. Da provare ultra liscio con la riga laterale o mosso. L’hanno scelto Nicole Kidman, Taylor Swift e Beyonce. A Venezia l’ha sfoggiato anche Emma Stone.

Io personalmente, ogni anno parto con grandi propositi: “A settembre mi taglio i capelli corti”. Settembre è passato 23 volte nella mia vita e ancora non è successo. Se siete pavide come me, quello che vi ci vuole è quantomeno un trattamento ristrutturante. Se i capelli sono diventati secchi, e magari anche un po’ crespi, puoi reidratarli con impacchi di oli naturali come quelli di semi di lino o di karité, con balsami e maschere specifiche. Attenzione, poi, allo shampoo: quando fa tanta schiuma e/o è molto profumato, potrebbe essere troppo aggressivo. Se, invece, i capelli sono sfibrati, meglio puntare su impacchi a base di olio di cocco e argan, e limitare i trattamenti aggressivi come tinte, permanenti e stirature finché le chiome non saranno tornate in salute. A casa occorrono dai 5 a 10 minuti dopo lo shampoo. L’optimum lo si raggiunge avvolgendo i capelli in una pellicola trasparente oppure in un asciugamano riscaldato dal phon.

Che dire della palestra, questo è il mese dei buoni propositi. GAG, Yoga e Pilates sono ormai dei must. Sdoganati anche Zumba e la Box con vari prefissi e suffissi. Se vuoi abbandonare il vecchio corso e trovare nuovi stimoli puoi provare BootCamp (che a me che faceva venire in mente solo X-Factor): Allenamento ispirato a quello dei Marines – squat, flessioni, affondi e saltelli – prevede un lavoro a circuito in cui si alternano fasi di elevata intensità cardiovascolare, esercizi di resistenza e di forza ed esercizi funzionali. C’è anche Dainami che mixa la filosofia ayurvedica con alcuni esercizi dello yoga portando armonia e calma mentale.

Sembra banale, ma il primo passo è iscriversi. Ora o mai più. “Settembre passa veloce, ancora ti senti in vacanza, a Ottobre ci sono gli esami-lavoro-università e una volta che si avvicina Dicembre che ti pare che fai l’abbonamento per un solo mese?”
E fu così che divenne gennaio..Siamo già passati ai consigli per il rientro dalle vacanze di Natale..

Nuovi guai per Dukan: rimanda le vacanze a ottobre

“Un’idea è il parassita più resistente” diceva qualcuno. Persistente, contagiosa…Una volta che si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Era il lontano 2011, la regola per dimagrire era mangiare poco di tutto, le più alternative facevano la dieta dissociata, qualche impavida mangiava la pasta a cena. Poi arriva lui, Pierre Dukan, uno sconosciuto Doctor Who dall’Algeria francese che con il suo metodo riesce miracolosamente a rimettere in formissima Penelope Cruz a 45 giorni dal parto e a far entrare Kate Midlleton, al tempo futura moglie del principe William d’Inghilterra, in un abito da sposa taglia mini. Una dieta proteica in quattro fasi con cui Dukan promette di dimagrire in modo veloce mantenendo allo stesso tempo il corpo sodo e tonico non intaccando l’apparato muscolare.

Vera o falsa, nociva o meno non importa, l’idea ormai è innestata: i carboidrati sono il nemico. Una sorta di meccanismo alla “inception” per cui da quel momento nella nostra mente cinquanta grammi di pasta in bianco fanno ingrassare di più di un quarto di bue. Vuoi per le fragili basi mediche di questo regime alimentare, vuoi per l’attacco di bile di tutti gli altri nutrizionisti e guro delle diete del colore/del segno zodiacale/ del codice postale, Pierre Dukan è stato messo alla gogna e gli effetti distruttivi del suo metodo scandagliati uno per uno, dall’effetto yo-yo ai rischi per i reni, dal rischio di trasformarti in un aggressivo cannibale alla nausea dopo i pasti. Nel 2011 l’Anses, l’Autorithy francese della sicurezza alimentare, ha lanciato un monito sui pericoli per la salute (malattie cardiovascolari e del fegato). Ma niente. Tutti sappiamo come funziona, tutti l’ abbiamo provata almeno per un giorno perché “non funziona, ma se funziona?!” L’idea ormai è innestata.

Immaginate il mio stupore nel momento in cui su una rivista che apre con il classico titolo acchiappacitrulli “perdi 2 taglie in 2 settimane e rimettiti in forma per l’estate!” leggo che l’importante per dimagrire è mangiare a ogni pasto sia carboidrati che proteine per stimolare la digestione.. Prima reazione: “sacrilegio!”. Seconda reazione: “ sarà una cavolata! Ridatemi la bresaola!”.

In realtà i regimi dei vari guru e le tante teorie sul cibo alla fine ci hanno così disorientato, che cadiamo in errori banali (vedi saltare pasti, eliminare del tutto pane e pasta, abbuffarci di proteine). In realtà non esistono cibi che di per sé ingrassano (ho letto anche di una “dieta del cioccolato”..), ma alimenti che agiscono sull’organismo stimolando il metabolismo. Non ci sono solo le calorie da mettere in conto ma anche il mix degli alimenti e le caratteristiche e le esigenze di ciascuno. Insomma credere che Penelope Cruz sia dimagrita tutti quei kg solo mangiando bistecche è un po’ come credere a Babbo Natale: ci piace crederci anche se non è vero.

Eppure anche il prode (non è un giudizio di valore ma un attributo puramente goliardico) Dukan è caduto. Indenne in tante battaglie, è caduto per una stupida freccia sul tallone. Il nutrizionista francese è stato sospeso per 8 giorni dalla professione. L’accusa è quella di aver prescritto ad alcuni suoi pazienti un farmaco, usato generalmente per i soggetti diabetici, spacciandolo per un valido aiuto per diminuire la fame e quindi dimagrire. Il farmaco in questione è il Mediator, soprannominato “il farmaco killer” e ritirato dal commercio in Francia nel 2009 poiché sarebbe stato la causa di diversi decessi. La sospensione di Dukan è stata motivata dalla “non ottemperanza delle regole deontologiche” e ad essa si aggiunge la condanna a versare 6.000 euro ad una ex paziente a cui è stata diagnosticata una relazione diretta e probabile tra l’assunzione del farmaco in questione e la sua valvulopatia.

Possiamo dire dunque scrivere la parola fine all’era dukan e cantare l’inno del carboidrato!? Neanche per sogno..la “condanna” infatti prevede solo un periodo di sospensione simbolica dall’attività dall’ 1 all’8 ottobre 2013..insomma le vacanze slittano di un paio di mesi.. d’altronde d’estate si sa, tutto quello che riguarda diete e affini va a ruba quindi non si può lasciare la bottega, mentre con l’autunno e tre rassicuranti mesi per smaltire la pancetta prima di Natale, Pierre potrà concedersi riposo..
Più che all’ultima fase della Dukan pare che l’ex dottore si prepari al giorno della festa..

 

Espiazione (for girls only)

Avviso: se sei un uomo non continuare a leggere, fidati, rientra tra le cose che non vuoi sapere, un po’ come i vantaggi del cattura odori di Lines é o la differenza tra il gel e il semipermanente. Insomma, a tuo rischio e pericolo..

Nessuno ti sa umiliare come la tua estetista. L’appuntamento mensile con la ceretta non è un momento di coccole, in cui ci prendiamo cura di noi stesse e ci abbandoniamo a lieti pensieri di prati fioriti, come molti uomini credono: è piuttosto il momento in cui quella cosa lì va fatta, meglio se alla svelta e senza troppe chiacchiere, il momento in cui i pensieri, se lasciati a briglia sciolta, diventano pericolosi e talvolta sovversivi. Ed ecco che dall’iniziale timido tentativo di autoconvincimento che stavolta lo strappo farà meno male (sì, come no) si passa ai tentativi di fuga (“ho lasciato una cosa in macchina”).

Un ora al mese di espiazione in cui mentre sei inerme sul lettino in posizioni che non saresti capace di ripetere, vieni rimproverata dalla fraulein di turno perché ancora ti ostini a non comprare il guanto di crine, perché non fai lo scrub tutte le settimana, perché non usi la protezione 50+ anche d’inverno. Dall’ alto delle sue sottilissime e squadratissime sopracciglia inizia l’opera di demolizione alla lontana: si parte con un “che (schifo di) prodotti applichi quotidianamente?”, e tu che di solito usi la nivea o più semplicemente quello che trovi nel mobiletto, menti spudoratamente solo per evitare la paternale sull’importanza dell’uso del tonico e dell’esfoliazione, e tra una striscia di cera e l’altra si termina con “ma tu un fidanzato non ce l’hai?!”. E li sei distrutta. Ti penti, giuri di non farlo più e che dal mese prossimo metterai la crema tutti tutti i giorni. Qualunque cosa pur di saltare giù da quel lettino.

“Ma che sarà mai? Pensa a noi uomini che dobbiamo farci la barba tutti i giorni”, dice lui, come se le due cose fossero minimamente paragonabili. Peccato che vedere un uomo con la barba di qualche giorno non susciti le stesse urla di raccapriccio che provocherebbe la vista di una donna dall’ascella o dal polpaccio nature. È successo a Julia Roberts alla première di Notting Hill, più di dieci anni fa, e all’attrice di Precious, Mo’Nique, sul red carpet degli Oscar 2010: se ancora stiamo qui a parlarne, e abbiamo quell’immagine ben stampata in mente, non è per fare il gossip più becero ma per esprimere tutta la nostra solidarietà.

In fondo è capitato a tutte. Di non incontrare l’uomo della tua vita proprio quel giorno in cui si è “in disordine” (lo stesso sentimento che cerca di suscitare qualunque pubblicità di prodotti depilatori). Di sperare che magari al buio i peli non si vedano. Di andare a dormire con la pelle liscia come quella di un bambino e svegliarsi la mattina dopo diffidenti, nel timore che nottetempo sia cambiato tutto. Di provare la sensazione di aver lasciato dei superstiti nella battaglia contro i peli superflui, e di averne la certezza non appena si mette piede in spiaggia. Di rassegnarsi al fatto che la gamba della vicina sia sempre più liscia (non c’è niente da fare).

Eppure continuiamo, mese dopo mese, perchè sappiamo che tanti sacrifici saranno ripagati con un momento di perfetta esaltazione, quasi un’apoteosi: non appena il rito della depilazione è stato compiuto, il sospiro di sollievo scatta in automatico. Ci sentiamo a posto con la coscienza, liberate, purificate. La mano scorre immediatamente sulle gambe liscissime e la voce della freulein “ferma così ti irriti il bulbo” è un sottofondo che puoi benissimo ignorare…