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NBA, Curry e Westbrook infiammano la regular season

La regular season è appena iniziata: cinque giorni, con le squadre più impegnate che hanno giocato al massimo tre partite. Eppure, ci sono già alcune segnalazioni che non possono essere ignorate. Abbiamo scelto cinque temi importanti che sono emersi dalle primissime gare e che coinvolgono alcune squadre che hanno cambiato assetto ed altre che, invece, hanno semplicemente continuato ad offrire il loro meglio.

1. Il solito Curry o forse anche di più?

Sembra una forzatura, ma effettivamente Curry sembra in miglioramento continuo. Nemmeno il titolo personale di MVP e quello NBA vinto con i suoi Golden State Warriors hanno arrestato il suo inarrestabile viaggio alla conquista della lega. Il playmaker dei Warriors non è solo impressionante per quello che fa, ma anche per i mezzi che ha a disposizione. Non è provvisto dell’atletismo o della taglia degli altri migliori giocatori della NBA, eppure non smette di incantare con il suo tocco fatato e sembra sempre più padrone del gioco. Nella primissima gara della stagione ha segnato 24 punti nel solo primo quarto, arrivando poi ai 40 finali. Si è addirittura migliorato ─ contro la stessa avversaria, New Orleans ─ nella notte tra ieri e oggi, segnando 53 punti in 36 minuti con 17/27 al tiro, 8/14 dall’arco e 9 assist. Il messaggio è chiaro: nonostante l’impressionante stagione 2014/2015, potremmo non aver ancora visto il suo meglio.

2. I nuovi-vecchi Thunder

Curry ha segnato 39.3 punti di media in tre partite. Una cifra folle, che non gli permette tuttavia di occupare il primo posto nella classifica marcatori. Perché lì, a quota 40.5, troviamo Russell Westbrook, autore di 33 punti all’esordio contro San Antonio e poi di 48 contro i Magic in una maratona da due overtime favorita proprio dalla tripla del pareggio da metà campo del playmaker dei Thunder sulla sirena del quarto periodo. Nonostante il cambio di allenatore, da Scott Brooks a Billy Donovan, OKC non sembra aver cambiato pelle. Il lavoro del nuovo coach sembra soprattutto orientato al migliorare le situazioni che coinvolgono sia Westbrook sia Durant, piuttosto che sullo snaturare il gioco offensivo di una squadra che vive del talento dei singoli e non dell’organizzazione. D’altronde, se Westbrook e Durant riescono ad entrare nello stesso gioco, la difesa è costretta a collassare su di loro o a concedere spazio ad uno dei due. E il risultato, di norma, sono due o tre punti segnati per i Thunder. Il rientro di Durant riporta OKC tra le pretendenti per il titolo. E le prime due uscite hanno portato due vittorie.

3. I nuovi Bulls

Chicago, invece, ha realmente cambiato pelle assieme all’allenatore. Fred Hoiberg è lontano dalla mentalità difensiva e di controllo dei ritmi di coach Thibodeau. Per favorire la transizione dal vecchio assetto al nuovo, Hoiberg ha addirittura deciso di far partire dalla panchina un simbolo dei vecchi Bulls come Joakim Noah. Al suo posto in quintetto lo spagnolo Mirotic, che ha talento offensivo da vendere ed è stato uno dei protagonisti di questo inizio di stagione. La mentalità dei nuovi Bulls sembra orientata ad un ingresso più rapido nei giochi e ad un agire più dinamico che può anche favorire Derrick Rose. Il playmaker, spesso costretto a soluzioni estemporanee dal palleggio nella passata stagione, ha trovato più volte una via libera per la penetrazione in questo inizio di stagione. La condizione migliore, per lui, è ancora lontana da trovare. E forse, dopo anni tormentati a livello fisico, non tornerà più. Ma il cambio di allenatore potrebbe portarlo ad esprimersi in aspetti del gioco più congeniali alle sue caratteristiche.

4. Occhio ai Pistons

In testa alla Eastern Conference, con un record di 3-0, ci sono i Detroit Pistons di Stan Van Gundy. La squadra sembra costruita in maniera perfetta per il suo allenatore e persino un giocatore come Reggie Jackson risulta molto più disciplinato all’interno di un sistema di questo tipo. Come ai tempi dei Magic il coach faceva grande affidamento sulle capacità di Dwight Howard nel pitturato e, per il resto, si affidava ai tiratori sul perimetro, anche in questo caso la crescita di Andre Drummond risulta fondamentale per permettere a Van Gundy di avere il suo punto di riferimento in mezzo all’area. A sorprendere è stato soprattutto l’impatto di Marcus Morris nelle prime gare con la sua nuova maglia: l’ex giocatore dei Suns ha tenuto 19.3 punti di media. Se i Detroit Pistons non sembrano avere le carte in regola per una corsa verso il dominio della Eastern Conference, quantomeno vogliono partecipare alla battaglia Playoff e tornare ad essere un nome rispettabile nella NBA. La strada intrapresa da Van Gundy è quella giusta, in attesa di capire come e se il rientro di Jennings ─ previsto per dicembre ─ influenzerà le prestazioni della squadra.

5. San Antonio, intesa da costruire

C’era grandissima attesa per Thunder-Spurs, la partita che rappresentava l’esordio di LaMarcus Aldridge in maglia Spurs. Con Aldridge, San Antonio si è assicurata un quattro volte All-Star in grado di minacciare ulteriormente le difese avversarie. Eppure, all’esordio ─ e anche nella successiva gara contro i Nets ─ , è stato inevitabile notare come l’intesa sia ancora tutta da trovare. Aldridge non è abituato a giocare in un sistema di pick and roll e tagli continui, ma piuttosto era solito ai Blazers limitarsi a prendere posizione in post e attendere il pallone. Negli Spurs non può essere questo il suo ruolo. Ecco perché sia Popovich sia il giocatore dovranno continuare a lavorare per capire come sarà possibile che il matrimonio tra LMA e la squadra si riveli il più vincente possibile. Viste le capacità di coach Pop e il talento di Aldridge, comunque, non ci sono dubbi che gli Spurs riusciranno presto ad utilizzare al meglio la nuova arma.

Road to Rio 2016: la strada dell’Italbasket passa dal Preolimpico

Il cammino della nazionale italiana di pallacanestro agli Europei 2015 è stato costellato di alti e bassi. Al di là del match al cardiopalma contro la Germania padrona di casa nel girone, il successo più clamoroso è stato senza dubbio quello contro la Spagna, che sfiderà stasera (ore 19) la Lituania per il titolo. Tra i giri a vuoto, invece, da segnalare le due partite d’esordio e anche, in qualche modo, il quarto di finale contro gli stessi lituani che ha sancito l’eliminazione degli Azzurri dalla competizione. Una partita strana, giocata perfettamente da Kalnietis e compagni (61% al tiro pesante), al contempo favoriti da una difesa italiana troppo morbida per essere credibile a quei livelli. In ogni caso, l’Italia è rimasta lì fino alla fine: si è arresa solo dopo un tempo supplementare, quando i giocatori del quintetto scelto da Pianigiani per chiudere l’incontro ─ in campo da 17 minuti consecutivi ─ hanno definitivamente terminato le energie.

Un Europeo, insomma, che è difficile da giudicare in positivo o in negativo: se da un lato l’Italia ha raggiunto l’obiettivo minimo, cioè la qualificazione al Preolimpico, dall’altro è difficile non rimpiangere la blanda intensità difensiva e la sciagurata gestione dei possessi decisivi nel match contro una Lituania tutto sommato alla portata degli Azzurri. La finale, dicevamo, sarà tra Spagna e Lituania. Due sorprese, per certi versi. La Spagna ha disputato un girone sottotono rispetto alle sue potenzialità e si è riscoperta, nonostante il grande talento dei componenti del roster, totalmente dipendente da un Pau Gasol in forma smagliante. Il lungo dei Bulls ha demolito la Francia segnando 40 degli 80 punti di squadra in semifinale, suo personale record nelle competizioni FIBA. La Lituania, invece, ha fatto del collettivo e della circolazione di palla la sua forza, con le azioni che partono da un ispiratissimo Kalnietis e ruotano intorno al perno Valanciunas, senza dimenticare il fondamentale apporto ─ sui due lati del campo ─ di Mindaugas Kuzminskas, uno dei migliori giocatori dell’intera competizione.

Sul versante delusioni, è difficile non citare le due squadre che alle 14 si contenderanno la medaglia di bronzo: Francia e Serbia. La Francia era campione in carica e padrone di casa (la fase finale di Eurobasket 2015 si disputa a Lille), ma non ha saputo trovare contromisure allo strapotere di Pau Gasol. Tony Parker, il leader della formazione francese, è sì diventato il miglior marcatore nella storia degli Europei, ma è parso in difetto di condizione e non è riuscito a lasciare il segno con costanza. La Serbia, invece, si presentava a questo Europeo con grandi aspettative maturate dopo aver guadagnato la finale mondiale un anno fa. Effettivamente, fino alla semifinale, ha avuto un cammino lineare (come la Francia), con 7 vittorie in 7 partite. La differenza rispetto alla compagine francese era soprattutto rilevabile nella difficoltà del calendario: la Serbia era riuscita a rimanere imbattuta nel girone di ferro con Spagna, Italia, Turchia, Germania e Islanda. Eppure, Teodosic ─ autore di un Europeo su livelli altissimi ─ ha rimediato l’ennesima delusione della sua carriera e la sua nazionale si è arenata contro l’ostica Lituania.

PREOLIMPICO: COME FUNZIONA?

Tornando agli Azzurri, la qualificazione alle Olimpiadi di Rio resta un obiettivo. Complesso, ma pur sempre praticabile. La strada per accedere al tabellone passa dal Preolimpico che si terrà la prossima estate. 18 squadre verranno inserite in tre gironi ─ a loro volta suddivisi in due ulteriori gironi ─ e solo le tre vincitrici raggiungeranno le nove squadre che hanno già staccato il biglietto. Risultano ad oggi già qualificate ai Giochi Olimpici otto squadre: Stati Uniti (vincitori del Mondiale), Spagna e Lituania (finaliste di Eurobasket), Australia (vincitrice del torneo oceanico), Venezuela e Argentina (finaliste dei Giochi Panamericani), Nigeria (vincitrice di Afrobasket) e Brasile (paese organizzatore). In autunno, verranno raggiunte dalla vincitrice del FIBA Asia Championsip. Il Preolimpico, per assegnare gli ultimi tre posti disponibili, si terrà tra il 5 e l’11 luglio, un mese prima delle Olimpiadi (6-21 agosto).

Vi prenderanno parte 18 squadre (già qualificate Francia, Serbia, Italia, Grecia, Repubblica Ceca, Canada, Messico, Porto Rico, Angola, Senegal, Tunisia e Nuova Zelanda; sei posti ancora da definire), suddivise in tre gironi da sei. Inizialmente, si era materializzata la possibilità di sorteggiare i gironi su base continentale, poi scongiurata. Una buona notizia per l’Italia, che altrimenti si sarebbe trovata a dover sconfiggere la concorrenza di nazionali come Serbia, Francia e Grecia. Sì, perché da ognuno dei gironi uscirà una sola squadra, col seguente meccanismo: ogni girone da sei viene ripartito in due gironi da tre e le prime due classificate dei due gironi accederanno alle semifinali incrociandosi con l’altro gruppo. In questo modo si arriverà ad una finale che vale la qualificazione alle Olimpiadi.

I meccanismi di qualificazione alle Olimpiadi
I meccanismi di qualificazione alle Olimpiadi

PREOLIMPICO: DOVE SI GIOCA?

12 posti sono già assegnati e i risultati del FIBA Asia Championship consegneranno altre tre squadre al tabellone di qualificazione alle Olimpiadi. E le altre tre compagini partecipanti? Saranno le tre nazioni che ospiteranno i gironi. La FIBA ha dichiarato che sono già pervenute diverse richieste in tal senso. Verranno esaminate da una commissione che deciderà in base a diversi fattori, come per esempio arene e copertura televisiva. Anche l’Italia è interessata ad ospitare la manifestazione e Torino sembra essere la location più forte. In ogni caso, anche qualora la candidatura italiana dovesse essere respinta, la squadra di Simone Pianigiani prenderà ugualmente parte al Preolimpico. Naturalmente, la decisione dei luoghi del Preolimpico avrà una conseguenza anche a livello sportivo: inserirà nel tabellone squadre che potrebbero essere più o meno ostiche. Se una squadra già qualificata dovesse ottenere la possibilità di ospitare un girone, uno dei posti vacanti sarà riempito con la miglior squadra del continente di provenienza del paese ospitante.

PREOLIMPICO: QUALI LE CHANCE PER L’ITALIA?

Fermo restando che è quasi impossibile capire ora ─ in mancanza dei gironi e dei luoghi nei quali si disputeranno ─ quali saranno le possibilità di qualificazione per l’Italia, bisogna subito precisare che la concorrenza è spietata e che tre posti su diciotto squadre potrebbero essere un ostacolo non da poco. Tutto dipenderà dal girone in cui verrà sorteggiata l’Italia. Le concorrenti più difficili da battere arrivano proprio dal Vecchio Continente: Francia e Serbia, con menzione doverosa per una Grecia che uscirà però ridimensionata dopo il ritiro dalla nazionale di Spanoulis, Zisis e Borousis. Ma non vanno sottovalutate nemmeno le americane, Canada in testa. I vicini di casa degli Stati Uniti hanno sfornato negli ultimi anni un’alta quantità di giocatori NBA di buon livello, tra cui addirittura due delle ultime tre prime scelte al Draft NBA (Anthony Bennett e Andrew Wiggins). I componenti del roster sono ancora molto giovani, un fattore che potrebbe limitare in parte la pericolosità dei canadesi, ma se l’Italia dovesse finire in girone con loro dovrà fare molta attenzione al talento avversario.

Anche Messico e Porto Rico possono creare qualche grattacapo, seppure si tratti di due formazioni più abbordabili rispetto al Canada. Per quanto riguarda le africane, Angola e Senegal non sono troppo da sottovalutare. I primi vinsero due partite negli scorsi Mondiali (contro Corea del Sud e Australia), mentre ai secondi riuscì addirittura l’impresa di sconfiggere la Croazia. La Tunisia, di questi tempi, sembra un passo indietro, anche se fu una delle due squadre africane a partecipare alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Ulteriori insidie potrebbero provenire dalle wild card che saranno distribuite dopo aver scelto i paesi ospitanti dei tre gironi, soprattutto se con questo metodo dovessero essere ripescate nazionali europee. L’Italia, ad Eurobasket, ha dimostrato di non dover temere nessuno, ma al contempo di avere dei difetti strutturali che possono talvolta esporla al gioco avversario. Per questo motivo, il Preolimpico va affrontato con fiducia e consapevolezza nella propria forza, senza pensare troppo al livello delle altre nazionali che si contendono i tre posti. Solo il sorteggio del girone, comunque, ci dirà da chi dovranno maggiormente guardarsi gli Azzurri nel tentativo di strappare un biglietto per Rio.