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Trainspotting 2, a Marzo in Italia

Danny Boyle alla regia, Ewan McGregor, Johnny Lee Miller, Robert Carlyle e Ewen Bremner. Ebbene sì, si tratta di “Trainspotting 2”, attesissimo sequel in uscita  il 27 gennaio 2017 nel Regno Unito e questa volta la sceneggiatura è tratta da “Porno” del solito Irwine Welsh.

Follia e sregolatezza, droga ed eccessi, vita e morte, colonna sonora spettacolare, Trainspotting ha segnato una generazione, amato oppure odiato, una cosa è certa:  lo hanno visto tutti ed il sequel dovrà reggere il peso di tutto questo e forse ne verrà schiacciato.

I protagonisti si ritrovano a Edimburgo 20 anni dopo i loro trascorsi con l’eroina che, in questo secondo capitolo, viene sostituita dai porno. “Born slippy” degli Underworld, che nel primo film faceva da sfondo alla celebre fuga di Ewan McGregor dal motel, è la colonna sonora del trailer.

Il film e soprattutto la sua attesa hanno innalzato le aspettative a livelli altissimi, nel frattempo, per stemperare, ci sono un paio di notizie per i fan di Trainspotting. La prima è che Irwine Welsh ha dichiarato che probabilmente ci saranno degli spin off: “In pratica, ho dei piani su ciascuno dei libri. Tutti sono in fase di sviluppo in qualche modo”. Welsh ha aggiunto che la televisione potrebbe essere il mezzo perfetto per realizzarli: “Sulla TV via cavo ci sono degli sviluppi interessanti”. “Penso che molti autori di romanzi oggi cerchino un modo per passare al cinema. Appena hai scritto una cosa, pensi a come si potrebbe muovere in media diversi”. A proposito del sequel del cult tratto dal suo romanzo più famoso: “Eravamo tutti nervosi prima di decidere di farlo. Appena abbiamo visto lo script, tutti eravamo fiduciosi che non avremmo certamente corrotto la memoria del primo film e che da quella avremmo costruito qualcosa di nuovo”. Il film, sempre secondo l’autore, “ha preso gli elementi più dinamici del primo libro e di Porno, ma si guarda anche avanti per essere contemporaneo. Sotto certi aspetti, credo sia persino un film migliore. Sono diventati personaggi così iconici e questo film cementerà il loro status ancora di più”.

La seconda notizia è che Warner Bros. distribuirà il film in Italia a partire dal 2 marzo 2017, mancano quindi solo tre mesi e mezzo all’uscita del film più atteso dell’anno.

Pastorale Americana di Ewan McGregor

Ci vuole una certa hubris per inaugurare la propria carriera registica con l’adattamento di uno dei romanzi più celebrati della letteratura mondiale contemporanea, ma evidentemente Ewan McGregor si è sentito all’altezza della situazione, ed eccoci qua a parlare del suo Pastorale Americana.

Basato sul libro di Philip Roth, il film segue in maniera piuttosto pedissequa la trama della fonte, ed è quasi sorprendente quanto riesca a corromperne lo spirito rimanendo così vicino all’impalcatura narrativa. Forse “corrompere” è un termine un po’ forte per un film che in definitiva si difende se valutato come drammone hollywoodiano a casaccio, ma ci sono un paio di domande che sorgono spontanee dopo la visione del film, domande le cui risposte difficilmente potranno gettare una luce positiva sul debutto dietro la cinepresa di McGregor.

Domanda numero uno: come fa una persona che evidentemente ha apprezzato Pastorale Americana abbastanza da volerne realizzare una versone cinematografica a distorcerne il tono e lo spirito così deliberatamente? Anche tralasciando la virata patetica che la SNAI nemmeno quotava, e che di per sè potrebbe configurare il film come la resa di uno degli strati del romanzo a discapito degli altri, la scena finale, che è l’unica inventata di sana pianta, è talmente incongrua, non solo con lo spirito del libro, ma anche col tono del film, che salvo ipotizzare l’intervento del classico produtore cattivo hollywoodiano, non so come giustificare la mossa in qualche maniera che salvi le facce di McGregor e del suo sceneggiatore.

Domanda numero due: quanto bisogna non capire un cazzo di cinema per non rendersi conto che una resa formalmente inerte di un romanzo così stratificato come Pastorale Americana non può ambire ad altro che a moderare la delusione del pubblico del libro? Non penso che paragonare un film alla sua fonte sia una maniera sensata di valutarlo, ma se la pellicola non fa assolutamente nulla per emanciparsi (con le disastrose eccezioni di cui parlavamo sopra) dal materiale originale, e si accontenta di farne un sunto degli snodi della narrazione, diventa anche difficile non menzionare il fatto che si tratta di una versione ridotta ed edulcorata di un’opera che non aveva bisogno nè dell’una nè dell’altra operazione.

Ribadisco che, decontestualizzato, Pastorale Americana è un film decente, ma la velleitarietà del progetto è così evidente che mi riesce molto difficile riconoscergli i suoi, del resto limitati, meriti.