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Tag Archives: falsificazionismo

Due facce della stessa medaglia

Karl Popper. Come molti già avranno intuito sulla base dell’argomento del post della scorsa settimana, oggi si parla di Karl Popper, teorico del “falsificazionismo”.

Come si attesta la verità di un enunciato scientifico secondo Popper? Chiarendo la sua non-falsità. “Tutti i cigni sono bianchi”. Come verificare questa proposizione? Schlick avrebbe detto: «andando a caccia di un sufficiente numero di cigni bianchi». Popper avrebbe detto: «andando a caccia di un cigno nero»!

Popper qui segna un punto a suo favore rispetto ai falsificazionisti: è più comodo definire la robustezza di una teoria scientifica andando ad accertarsi della debolezza dei suoi avversari! Nel caso della teoria circa “il colore bianco dei cigni”, l’esistenza di un cigno nero è un formidabile antagonista.

Un altro esempio. Vogliamo accertarci che “l’acqua, al livello del mare, raggiunga l’ebollizione ad una temperatura di 100 gradi”. Domando al lettore: è più comodo, per un provetto scienziato, portare a ebollizione 1000 pentole d’acqua (proposta di Schlick) o portare un’unica pentola alla temperatura di 99 gradi e, in tal caso, accertarsi che ad una temperatura inferiore ai 100 gradi la dannatissima acqua non bolla?!

Non nego che, tutto sommato, i due approcci siano due facce della stessa medaglia. Di base entrambi i metodi risultano verosimilmente validi. Certo, nel caso del verificazionismo il “caso bastardo” è sempre in agguato: potremmo tranquillamente incontrare 1000 cigni bianchi, d’altra parte l’atroce dubbio che il milleunesimo sia nero rimane ben saldo a roderci l’anima. È però vero che un bravo scienziato sa utilizzare il metodo di Schlick in sinergia con una buona dose di statistica: in tal senso il “caso bastardo” viene previsto ed eventualmente incluso nei protocolli di ricerca da principio.

Per quanto non dubito della validità pratica di entrambi i metodi (ne gioirà il mio ottimo amico Radlov), devo però rendere giustizia ad altri miei compagni di studi (ben più ferrati del sottoscritto), appassionati di problematiche logiche.

Il verificazionismo si basa, come vi accennavo, sul “principio di induzione”. Tale principio asserisce che “casi simili a quelli osservati sono veri in casi non esaminati”. Bene, come giustifichiamo tale principio? Verificando che esso funzioni per un certo numero di volte? Ma questo è un circolo vizioso! Giustifichiamo un principio ricorrendo al principio medesimo! È semplicemente inaccettabile. Una seconda soluzione potrebbe essere quella di accertarci della bontà del principio di induzione mediante un procedimento deduttivo. Peccato che tale possibilità non sia ammissibile. Non possiamo giustificare un’inferenza induttiva su basi deduttive. Sarebbe come accendere un fuoco con un secchio d’acqua. Non solo. Ammetteremmo tacitamente la bontà della tesi di Popper (che non a caso chiamava il suo falsificazionismo “metodo deduttivo dei controlli”).

Insomma, verificazionismo e falsificazionismo sono due facce della stessa medaglia. Il primo risulta però più debole poiché fondato su inferenze logiche di tipo induttivo, il secondo più forte poiché basato su deduzioni (in primis, per gli interessati, il “modus tollens”).


Giulio Valerio Sansone

Il cigno nero

Come stabilire se una teoria scientifica dice il vero? Una risposta intuitiva è «verificandola!». Ma cosa vuol dire “verificare?”. Procediamo con ordine.

L’austriaco Moritz Schlick, esponente di spicco del Circolo di Vienna, riteneva che un enunciato scientifico dicesse il vero nella misura in cui rispettava un criterio di verificazione. Tale criterio era «l’esser presente o il non esser presente di certi dati1». In altri termini, una teoria scientifica è vera se ci sono fatti empirici che ne supportino la verità, che rendano-vera (verum-facere) la teoria.

Banalmente, per poter affermare che l’enunciato «tutti i cigni sono bianchi» sia vero, sarà sufficiente definire il nostro criterio di verità: se saremo in grado di osservare empiricamente che un certo numero di soggetti (cigni) posseggono la proprietà in questione (essere bianchi), allora potremo dire che “soggetti simili a quelli osservati, sono veri in casi non osservati”. Insomma, applichiamo il cosiddetto principio di induzione: dato che i cigni osservati finora sono bianchi, allora tutti i cigni del mondo sono bianchi. Punto.

Un simile approccio epistemologico risulta essere perfettamente coerente con la visione del reale propria di tutti gli esponenti del Circolo di Vienna, secondo i quali gli unici oggetti esistenti sono fatti empirici e principi logico-matematici (no, gli unicorni non sono inclusi2). In effetti, la verificazione del nostro enunciato scientifico non necessita di nulla più: abbiamo i cigni empiricamente osservabili e il principio logico d’induzione con cui rielaborare le nostre osservazioni. Meglio di così direbbe qualcuno3

Eppure questa lineare e cristallina proposta presenta delle falle. Quali? In attesa di rivederci la prossima settimana vi lascio un indizio.



Giulio Valerio Sansone



1 M.Schlick, Allgemeine Erkenntislehre, trad. it. di E.Palombi, Milano 1986, pagina 188.

Vedi il mio “Sulla non-esistenza di Gatto Silvestro” del 28 Marzo scorso.
Chiamo qui in causa Còrar Radlov.