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AltaRoma trova la sua strada: largo ai giovani

Paragonare le sfilate di Roma a quelle di Parigi, New York o Londra sarebbe impietoso e francamente inutile. Chi cerca nelle passerelle della Capitale le firme dell’haute couture, i front row con le celebrità internazionali e i selfie delle super modelle o solo quel clima di glamour che si respira in quelle città che fanno delle fashion week uno dei periodi focali dell’anno non potrà che rimanere deluso. La maggior parte dei cittadini ignorano anche solo quando si svolga AltaRoma.

Ma abbandonata l’idea di voler prendere il posto a Milano, sembra che AltaRoma oggi abbia trovato la sua strada. La missione è lo scouting di giovani talenti, l’offerta di un palcoscenico alle start up e lo sviluppo della creatività. «Roma in questa sfida è il luogo ideale: una realtà inserita nel passato che diventa la culla del nuovo. E il gran numero di eventi, mostre, aperture di negozi che si affiancano alla moda dimostrano che la città risponde», ha dichiarato la presidente Silvia Venturini Fendi.

Altaroma è divisa in tre sezioni. Intown è destinata alle iniziative connesse alla moda che si svolgono in questi quattro giorni, dal ciclo di lezioni sui grandi protagonisti della fotografia alla performance degli studenti del corso di culture e tecnologie della moda dell’Accademia di Belle arti di Roma, all’inaugurazione del negozio di Chiara Boni, alla mostra di Penone.

Fashion hub è dedicata allo scouting, alla formazione e promozione dei creativi emergenti: per esempio, i finalisti di Who is on next? presentano le collezioni autunno-inverno 2017-2018 al Guido Reni District in un allestimento creato da una studentessa della facoltà di architettura a La Sapienza di Roma. Prosegue la collaborazione con Coin Excelsior per lo scouting, è arrivato alla quarta edizione Portfolio Review: gli studenti under 40 di scuole, università e accademie presentano i propri lavori a Sara Maino, senior editor di Vogue Italia e Vogue Talent, e Simonetta Gianfelici, talent scout di Who is on next?.

Atelier infine è il contenitore di sfilate, presentazioni di maison di couture, neo-couture, sartorie e artigianalità. The Secret of couture, che si tiene per la seconda volta, dà la possibilità di raccontare quattro griffe, Jabotian, Paris, Grimaldi e Bazaza, interpretati dal fotografo Jeff Bark mettendo in relazione la moda e la tecnologia.

Vanessa Hessler, attrice, scoperta da Gattinoni a 15 anni, interpreta la favola couture dedicata dal direttore creativo della maison Guillermo Mariotto alle giovani
Vanessa Hessler, attrice, scoperta da Gattinoni a 15 anni, interpreta la favola couture dedicata dal direttore creativo della maison Guillermo Mariotto alle giovani

I nomi nuovi sono molti: arrivano dalle selezioni del concorso “Who is on next?”, altri dalle accademie, altri ancora dai contatti internazionali. Novità che si affiancano alle firme storiche, come Balestra e Gattinoni.

La quattro giorni romana che ha il suo baricentro nella ex Caserma di via Guido Reni si chiude oggi. In programma la sfilata di Gattinoni che porta in passerella abiti da Cenerentola. lldirettore creativo della maison Guillermo Mariotto ha dedicato la sua collezione alle giovani clienti (“mi sento il loro nonno perché ho lavorato già per tre generazioni”) e per coerenza ha deciso di sfilare nel casale cinquecentesco dove visse Papa Pio V, che ora ospita la Link Campus University. Per l’evento gli studenti dell’università accoglieranno gli ospiti nei giardini della villa, in pigiama, avvolti in piumini bianchi con logo Gattinoni. Poi all’interno, su una passerella circolare dipinta a nuvole, con al centro un abete rosa firmato dall’artista Guido Borghi, le modelle sfileranno come in un carillon.

Fashion Week: Dalla caduta di Bella al furto a Kim Kardashian

New York, Londra, Milano, Parigi. Si è conclusa la maratona delle settimane della moda. Al momento sembra un po’ prematuro pensare a come ci vestiremo nella primavera 2017 quando ancora stiamo cercando di capire in che stagione ci troviamo adesso e se dobbiamo fare o meno il cambio negli armadi. Ma si sa che gli abiti sono solo una delle componenti delle fashion week quindi ecco le curiosità dalle città della moda.

NEW YORK FASHION WEEK (8 – 15 settembre)

Bella Hadid Cade alla sfilata di Michael Kors
Bella Hadid Cade alla sfilata di Michael Kors

BELLA HADID CADE IN PASSERELLA – Mentre sfilava sui vertiginosi tacchi Michael Kors durante la New York Fashion Week, Bella Hadid, è scivolata, inginocchiandosi sulla passerella. Non ha avuto un attimo di titubanza: si è rialzata e ha continuato la sua cavalcata esibendo un grazioso sorriso. Nonostante lo scivolone Bella 19 anni e 6.5 milioni di follower, insieme alla sorella Gigi 21 con 23 milioni di follower, sono le top di punta del momento. Nate da papà palestinese, Mohamed Hadid, e mamma olandese, la ex top model Yolanda Foster, 52 anni, che come le figlie ha dominato le copertine negli anni ’80.

LONDRA FASHION WEEK (16 – 20 settembre)

La sfilata di Burberry alla London Fashion Week
La sfilata di Burberry alla London Fashion Week

LA SFILATA DI BURBERRY – A febbraio era stata la prima azienda ad annunciare che avrebbe unito la collezione femminile e quella maschile in un’unica sfilata, e che i capi si sarebbero potuti acquistare subito dopo, secondo la cosiddetta strategia del “see-now, buy-now”. La sfilata è stata organizzata negli spazi di una ex libreria a Charing Cross Road e già dal giorno si poteva comprare i vestiti online. Chi ha assistito alla sfilata ha trovato sulle sedie il libro di Virginia Wolf Orlando: A Biography, a cui si è ispirato Christopher Bailey, direttore creativo e presidente di Burberry. I vestiti richiamavano infatti l’epoca elisabettiana e alludevano alla mescolanza dei generi, con uomini e donne che indossavano cose molto simili come aveva già fatto Alessandro Michele nelle sue collezioni per Gucci.

MILANO FASHION WEEK (21 – 26 settembre)

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Manuela Migliaccio

CENSURATA LA MODELLA IN SEDIA A ROTELLE – Manuela Migliaccio, 29enne modella e studentessa, paraplegica dal 2009 a causa di un incidente, ha sfilato in sedia a rotelle sulla passerella della Milano Fashion Week ma il vestito si è aperto lasciando intravedere un capezzolo. L’immagine era stata pubblicata con altre sul profilo del presidente di una Onlus che raccoglie fondi contro la paralisi e Facebook l’ha censurata per nudità. Migliaia di utenti hanno protestato al punto che il social network ha fatto marcia indietro e si è scusato.

VOGUE CONTRO LE BLOGGER – Mentre in Italia ci chiediamo se e quanto il fidanzamento tra Fedez e Chiara Ferragni sia fasullo, quattro giornaliste di Vogue Usa –orchestrate dalla direttrice Anne Wintour, la cui filosofia è sintetizzata dall’interlocutorio “o conosci la moda, o lascia perdere” – hanno candidamente suggerito (dal blog della rivista) alle blogger più famose del pianeta di “trovare un altro lavoro”, poiché “state annunciando la morte dello stile”. L’articolo, simpaticamente intitolato Ciao, Milano!, era una sintesi della settimana della moda, raccontava il trionfo del made in Italy (da Prada a Marni), l’ossessione delle blogger per i cambi d’abito (frutto di sponsorizzazione e praticati, secondo Vogue, almeno una volta l’ora) e per le fotografie (anche in mezzo alla strada, bloccando il traffico o rischiando di procurare incidenti).

PARIGI FASHION WEEK (27 settembre – 5 ottobre)

DEBUTTI DA VALENTINO – Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, ex co-designer di Valentino si sono separati. Lei è passata da Dior lasciandolo solo alla direzione creativa. Per entrambi l’esordio a Parigi rappresentava un banco di prova e a spuntarla è stato Piccioli. “Ha superato la prova a pieni voti non solo soddisfacendo le aspettative ma superandole”, scrive entusiasta Sarah Mower su Vogue.com. “La più grande sorpresa – scrive Business of Fashion – non è stata quanto abbia cambiato tutto, ma come sia stato in grado di mantenere le cose semplici visto il suo dichiarato appetito per l’anarchia e una studiata dimenticanza”. Più cauta Vanessa Friedman sul New York Times che ritiene la versione di Piccioli “non così diversa da quella precedente” pur ammettendo che “ha senso”. “Mr Piccioli – spiega – dopo tutto ha aiutato a delineare la precedente estetica di Valentino. In parte è sempre stata una sua espressione”.

Pierpaolo Piccioli
Pierpaolo Piccioli

IL FURTO A KIM KARDASHIAN – L’ereditiera star dei reality era a Parigi per la settimana della moda quando il 3 ottobre è stata rapinata da cinque uomini travestiti da agenti di polizia. Kardashian è stata legata e chiusa in bagno mentre i rapinatori hanno portato via beni per un valore complessivo di 10 milioni di dollari. Tra le cose rubate un anello da quattro milioni di euro e una scatola di gioielli del valore di cinque milioni di euro. Dal residence di gran lusso nel quartiere della Madeleine, nel cuore di Parigi, sono stati rubati anche i due cellulari di Kim con un contenuto di foto e video privati che da solo potrebbe fruttare milioni. I giornali di tutto il mondo avevano parlato di come Kim fosse sconvolta e non facesse altro che piangere. Ora la novità è che pare che si sia inventata tutto e abbia inscenato il furto per aumentare la sua popolarità e ci sarebbe anche un video che sostiene questa tesi. Per tutta risposta Kim ha querelato per diffamazione il sito americano che ha dato la notizia.

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Kim Kardashian alla sfilata di balmain

NY Fashion Week: se la tuta diventa di moda

In quale momento la tuta è diventata sexy? Quando è successo che felpone e leggings immancabilmente accoppiati a capelli sporchi di tre giorni sono stati classificati come un “outfit” potenzialmente glamour? Forse avremmo dovuto intuirlo in quelle mattine al supermercato, verso le 11,30, quando aitanti giovani mamme sfilano tra il banco frigo e la panetteria in tuta sì, ma abbinata a capelli perfetti, borse di Chanel e mega occhiali. Forse avremmo dovuto vedere i segnali nella nostra vicina di tapisroulant con pantaloni fluo, scarpe fluo e reggiseno sportivo fluo. Non ci abbiamo mai prestato troppa attenzione. Le strane erano loro.

Poi sono arrivati i selfie delle top. Da Karli Kloss a Gigi Hadid, le modelle hanno iniziato a mostrare l’allenamento che c’è dietro ai fisici perfetti. Ovviamente ogni fatica del #TrainingLikeAnAngel si fa indossando le mise sportive di Victoria’s Secret. Hanno seguito a ruota le nostre amiche Instagrammer, e se dietro al numero dei tuoi follower c’è una K, la tuta con il selfie di fronte allo specchio è scelta con cura.

Stella McCartney per Adidas
Stella McCartney per Adidas

Sempre le star hanno fatto cadere l’ultimo dei tabù: in palestra con il fidanzato. Un tempo c’erano cose che il tuo ragazzo non doveva sapere mai: tutte le donne nascono con i peli alle gambe, tutte le donne non si svegliano con il rimmel, tutte le donne hanno inconfessabili abiti da palestra e sudano tremendamente per avere gambe e glutei da far girare la testa. Ora gli amori delle celebrities crescono tra una flessione e un piegamento. Si fa ginnastica insieme e lui tiene il conto mentre lei, alla moda e meravigliosa anche struccata, fa gli addominali.

È successo così che senza accorgercene abbiamo iniziato a guardare diversamente le nostre scarpette da corsa e a iniziare a considerare l’idea di abbinarle anche ad abiti civili. Chi non ha mai classificato un compagno delle medie come “quello con le Adidas”?. Ora Stella McCartney ora disegna per Adidas una linea di abbigliamento sportivo super fashion. Carlo Cracco fa da testimonial nelle pubblicità Diadora. Le Puma disegnate da Rihanna sono andate subito sold out. Le indossano anche Jessica Alba, Cara Delevingne e Lena Dunham.

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Quest’anno alla New York Fashion Week ha debuttato la prima collezione Fenty Puma by Rihanna. Una completa di calzature, abbigliamento e accessori uomo e donna disegnati dalla pop star in veste di creative director. Maglie a maniche lunghe, giacche e felpe con cappucci oversize ispirati dalla street culture giapponese mescolata con sfumature gotiche, volumi e proporzioni esagerati.

Rihanna per Puma alla NY Fashion Week
Rihanna per Puma alla NY Fashion Week

Sempre alla NY Fashion Week Kanye West ha presentato al Madison Square Garden la sua terza collezione per Yeezy, la linea creata da Adidas Originals apposta per lui. In passerella Naomi Campbell ha sfilato insieme a modelli e modelle tutti di colore. In prima fila Anna Wintour sedeva accanto alle sorelle Kardashian. La collezione era ispirata all’esodo dei migranti: maglioni con buchi e tute molto aderenti, che univano elementi più sportivi a dettagli di streetstyle, come scarponi o giubbini in montone. Look non più sportivo ma “sporty”, ossia atletico ma sexy e glam.

Kanye West per Adidas alla NY Fashion Week
Kanye West per Adidas alla NY Fashion Week

La sottile linea rossa tra ‘moda’ e ‘immondizia’

Un confine sottile da attraversare: con le babbucce da notte ad una serata di gala. Un limite labile che sempre più spesso sfocia nel derisibile quando  indossando degli accessori kitsch griffatissimi, più che completati si passa per addobbati, da una bambina delle elementari che vi odia per giunta. Una “sottile linea” che bisogna saper riconoscere prima che sia troppo tardi. La sottile linea rossa è un termine giornalistico che è stato coniato proprio il 25 ottobre di 160 anni fa, quando durante la battaglia di Balaklava un reggimento di fucilieri scozzesi con le loro tipiche gonnelle (che oggi al Pitti indossano anche i metrosessuali non scozzesi) e le raggianti giubbe rosse ( riprese e strariperese negli anni passati dalle tendenze Army style ) si disposero in una lunghissima e sottile linea per respingere una carica di cavalleria russa, era l’ultima linea che li separava dall’inevitabile fine. Ecco oggi le sorti della Moda vertono nella stessa pericolosa situazione. Oggi la moda combatte sulla stessa sottilissima linea, e spesso è in grado di difendersi a malapena dalle accuse che la apostrofano come l’immondizia ridicola della postmodernità. In equilibrio su questa linea come eterni funamboli stars e vips, che solo perché abbastanza belli, famosi e strapagati, vengono graziati (quando non esagerano) dai rotocalchi che li definiscono stravaganti ed estrosi. Cappelli con i Pon-Pon, gonne da uomo,, zainetti di peluche, calze scozzesi da anziano nostalgico e calzoni corti da boy-scout, copri iphone con paittes e pendenti effetto catalorefrangente autostradale, poncho bislacchi, blazer fantasia copri-divano anni ’70, ciabatte con le calze di spugna e occhiali vintage a profusione: provate a vestirvici voi nello stesso modo e ditemi se vi accompagnereste a prendere un caffè in un posto che non sia Brooklyn senza dire che è perché avete perso una scommessa.

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Nelle scorse settimane, sono usciti parecchi articoli esilaranti sulle varie Fashion weeks, tra quali annovererei principalmente : “Mi sono vestita come un’idiota per vedere in quanti mi avrebbero fotografata alla London Fashion Week” per Vice.com e ” Milano Fashion week: Le domande non hanno senso ma gli stylist  rispondono convintissimi”  prosa del video diffuso sul sito di Radiodjay.it. Il primo descriveva per filo e per segno come una giovane giornalista londinese abbia frugato nell’immondizia e investito 15  euro per creare gli oufits che per tutta la settimana hanno stregato gli obiettivi delle reflex dei fashion bloggers; ci sono cascati con tutte le Vans quando lei millantava stracci trovati accanto ai secchi della differenziata per capi vintage di lusso. Il secondo invece, vede come protagonisti individui che sembrano usciti da un video degli LMFO e che, intervistati fuori dalle sfilate annuiscono compiaciuti quando gli viene domandato se indosserebbero i cappelli dello stilista Qaboos bin Said ( il sultano dell’Oman) o sfoggiano perentori commenti di repertorio sulle collezioni di Carrom ( un gioco da Tavolo); Insomma roba così.  E’ stato a quel punto,  con i ricordi raccapriccianti della VogueFashionNightOut di Roma ancora nitidi nella mia mente, che mettendo a palla Thrift Shop di Macklemore su iTunes, mi sono andato a spizzare un paio di blog che hanno esibito e recensito i look sfoggiati alle varie fashion weeks e ho iniziato a rimuginare su questo: “Ma come è arrivata la moda a farci vestire come se fossimo degli ubriachi usciti da un mercato delle pulci con l’unico desiderio di farci perculare ? ”

La risposta ponderata a parer mio deriva dalle contaminazioni ( poi diventate ossessioni e travisamenti)  sempre più invasive dello Street style rispetto ai gusti degli stilisti e degli stylist.  Un circolo vizioso o virtuoso che nasce quando una FashionBlogger di discreta fama abbina qualcosa di estroso (possibilmente molto costoso per guadagnare credibilità)  con qualche trashata vintage che magari ha indossato per pura pigrizia (tanto è praticamente una modella mancata quindi gli sta bene tutto) e si fotografa a spasso per la strada, magari mentre fa finta di fermare un taxi. A quel punto, quelle che sono state generalmente etichettate come “sedicenti fashion blogger che si vestono come contadine ucraine” la prendono sul serio e la emulano alla meno peggio con risultati più o meno disastrosi. Mediaticamente la cosa prende piede, e le collezioni proposte in seguito peggiorano, aggiustando il tiro sui gusti delle masse sempre malleabili come l’argilla fresca. La cosa si fa grave quando il fenomeno di FashionBlogger abbraccia anche il sesso maschile. Li la sottile linea rossa viene calpestata avanti e indietro con una nonchalance imbarazzante: Homer Simpson che salta dall’America all’Australia davanti all’Ambasciata. E dire che è stato proprio un uomo, prima della Ferragni e compari a dare un significato e un senso allo StreetStyle; il fondatore di THESARTORIALIST.com, uno dei primi blog che bazzicavo parecchio quando volevo scoprire le mode di domani, mettendomi al sicuro dal mainstream almeno per un po’. E’ infatti Schoot Schuman nel 2005 ad unire la sua passione per la moda e per la fotografia così originalmente da riuscire ad influenzare il mondo della moda, oltre a creare uno blog tra i più seguiti che fungerà da ispirazione per tutti gli altri a seguire. Andando in giro per Manhattan, Londra, Parigi, Milano, fotografava studenti e passanti per strada, tutti coloro  che indossassero qualcosa di interessante, ben abbinato, non banale e piacevole. E’ per essere fotografati da celebrità come lui, che se ci si affaccia fuori dal Pitti o fuori dalle sfilate di una qualsiasi FashionWeek,  troviamo decine di persone vestite da sfilata intente a fare finta di leggere email importanti sui loro blackberry; cercano lo scatto che li immortali come “coolpeople“. La regressione delle tendenze, a mio parere, ha portato anche santoni del panorama della moda come il buon vecchio Scott  non saper più distinguere lucidamente cosa è realmente fruibile e passabile per moda, e quali sono scatti fotografici NoSense a persone che sembrano essere uscite per strada dopo una brutta sbronza indossando i primi vestiti che gli hanno prestato. Un punto di non ritorno, e chi prende spunto peggiora lo stato delle cose. Questo NoSense si traduce nell’immondizia che viene innalzata a  tendenza  su Instagram e consacrata in moda nelle vetrine di grandi e piccole firme. La stessa che poi si confonde tranquillamente con l’immondizia che la pungente inviata di Vice ha riciclato, e che è stata  immortalata dai FashionBlogger meno esperti, confusa come incubatrice di una nuova tendenza in ascesa  a metà tra lo spaziale e il naïf. Non è carino pensare che la moda sia l’ignoranza 2.0 e debba raschiare l’antiestetico fondo del barile. E poi insomma io non vorrei ritrovarmi a dover rovistare per una settimana nell’immondizia per essere trAndy, la parola peggiore che conosco dopo apericena, e voi?

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Schoot Schuman

Come sopravvivere con dignità alla settimana della moda

Parigi – street style

“La maggior parte delle persone che lavorano nella moda sono in assoluto le peggio vestite. Hanno degli accostamenti improponibili spesso poco adatti al proprio fisico. È forse un modo per essere fotografate e intervistate?” Narciso

Questa la domanda che un tale, dal nome già di per sé significativo, “Narciso” appunto, ha rivolto a Franca Sozzani. La direttrice di Vogue Italia ha candidamente risposto così:

 

 

Franca Sozzani

“Lo fanno per essere fotografate e intervistate. Per essere eccentriche per la gioia dei blogger di cui non si sa neanche che blog abbiano e dei fotografi di riviste che non si sa neanche di che riviste siano e che, se si sanno, sono così cheap che è meglio dimenticarle”.

Si è appena chiusa la Settimana della moda di Parigi. Dopo New York, Londra e Milano i riflettori si sono spenti anche sull’ultima delle “Big Four”. Quattro settimane frenetiche in cui le carte MilleMiglia delle più presenzialiste fashion victim registrano jackpot da record. Volano da una città all’altra con grandi bauli, generalmente pieni di pochissimi capi ma immensamente voluminosi tipo cappelli con piume di pavone e gonne a ruota panoramica. Si instagrammano davanti a ogni superficie riflettente e parlano di “Giungla metropolitana” come se fosse un’espressione con un qualunque senso sintattico.

Spotted at Paris Fashion Week

I loro tre accessori “must have” sono uno di questi nuovi sieri “anti fatica, anti stress, post alcool, post nottata” che promettono di distenderti la pelle come se avessi dormito dodici ore, degli assurdi ed enormi occhiali da sole e un rimmel waterproof per mantenere un contegno anche dopo gli infiniti pianti ai buttafuori per imbucarsi alla sfilata o al cocktail del giorno. Perché non conta la dignità, l’importante è esserci, o meglio, fare finta di essere qualcuno che dovrebbe esserci. E una volta entrate ci si mischia tra la folla: “Ciak, si va in scena”. Tutti ai loro posti con i costumi assegnati per la parte che si vuole recitare. Ma spesso sembra che il costumista abbia confuso tutti gli outfit e li abbia lanciati a caso ai vari protagonisti. Troppo alta, troppo piccola, troppo magra, troppo tonda. E che cosa ci fanno vestite così? Sono di moda.

foto mania

Comprensibile quindi l’ironia di Franca Sozzani di fronte a quelle scimmiette addestrate su tacchi che non avrebbero ragion d’essere pur di farsi fotografare da sedicenti fashion blogger coreani travestiti da pappagalli. Ecco quindi dieci regole di sopravvivenza per assistere alle sfilate:

1. Se vedi una persona vestita in modo strano non è detto che sia una «celebrità».
2. Non fotografarla.
3. Non fotografarti insieme a lei.
4. Non fotografarti davanti a ogni specchio, in ogni ascensore, di fronte a ogni vetrina riflettente.
5. Non usare l’hashtag #picoftheday se poi di «Pic of the day» ne metti quaranta.
6. Smetti di fotografarti i piedi dall’alto. Sono sempre piedi. Anche se cambi filtro.
7. Sgomitare per avere l’appuntamento per una piega all’ultimo minuto non ha senso se poi giri con un cerchietto da diavolina in testa.
8. Avere i piedi gonfi perché non sei abituata a indossare i tacchi, non ti da l’autorizzazione a toglierti le scarpe.
9. Se non sei capace di camminare sui tacchi, non metterli, è molto meglio una ragazza normo-gambe che cammina spedita che un fenicottero zoppo e lamentoso.
10. Impara ad apprezzare le mezze stagioni: il vestitino che hai comprato in spiaggia quest’estate non può essere abbinato a un piumino Moncler quando fuori ci sono 25 gradi. E se di gradi ce ne sono meno 3, e indossi una pelliccia, infila anche un paio di calze, la pelle da pollo non è mai andata di moda.

Paris – street style

L’eleganza deve essere creativa, anche eccentrica, ma non ridicola. Non c’è buono o cattivo gusto in assoluto. C’è quello che ti sta bene e quello che ti sta male. Ad ognuno la propria interpretazione della moda, libera. Ma basta con queste ostentazioni inutili.