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Storia di guerre, storia di memoriali .. la pace di Louis Khan



“It gives New York nothing less than a new spiritual heart”[1]
Martedì 15 maggio scorsoPoliLinea ha affrontato un tema che oggi più di allora torna di grande interesse. Ovvero il tema del “fuori scala alla rovescia”
E’ come se una volta ogni tanto, anche nelle metropoli più occluse e sfiatate dall’incessante traffico quotidiano, si ricominciasse da capo. Si interrompesse la serialità eclettica del costruire contemporaneo e appunto si rifiatasse un istante. 
Spesso questo tema ha fatto tesoro di occasioni progettuali celebrative e commemorative, le quali offrendo luoghi appartati dalle aree più congestionate della città, ben si prestano ad essere pensate in una chiave del tutto avulsa dalle logiche che governano il restante 99% del tessuto urbano.
La città di New York in particolar modo mi ha sempre stupito nel suo atteggiamento così elastico/drastico nell’interrompere bruscamente la fitta trama di perpendicolari e parallele, che si dirama tra un mucchio ed un altro di grattacieli, inserendo dighe architettoniche in grado di arginare questo dilagare composto. Central Park ed il Lincoln Center erano ad oggi gli esempi più lampanti e chiaramente riconoscibili di questo fenomeno così curioso. Ma vedendo questa immagine dall’alto osserviamo che da qualche settimana la Grande Mela si è scoperta abitata di un nuovo straordinario fuori scala. 
Come preannunciato avremmo avuto bisogno di qualcuno da commemorare, chi meglio, in questi tempi infami di crisi e di guerre sussurrate, di Franklin Delano Roosevelt, prima Governatore di New York, poi Presidente degli Stati Uniti per ben quattro volte, dal 1933 al 1945 (altro che Barack e Mitt). Dopo, di qualcuno che potesse progettare il memoriale. E qui ancora una volta il colpo di scena hollywoodiano non ci delude. Infatti il “Franklin D. Roosevelt Four Freedoms Park”, inaugurato lo scorso 24 ottobre, è stato progettato da Louis Kahn, morto nel 1974  all’età di settantatre anni.
Come potrete intuire il progetto era in cantiere da un bel po’ e rimane l’ultima pietra miliare lasciataci da Kahn prima di passare a miglior vita. La commissione infatti era arrivata solo un anno prima della sua morte nel 1973. 
Il progetto sorge sull’estremità sud della Roosevelt Island, prima nota come “Welfare Island”, anche conosciuta come “The Little Apple”, rinominata proprio in concomitanza con l’ideazione del memoriale. Certo si potrà obbiettare alla nostra analisi che in questo caso un atteggiamento meno impositivo, o fuori scala, fosse necessario oltre che per il tema progettuale anche perché in presenza di un panorama eccezionale. Ma in realtà l’incredibile ritardo accumulatosi nel tempo è stato causato anche da continue ingerenze mosse nel tentativo di dirottare altrove tale iniziativa,  costruendo viceversa un brano di città più in linea con le caratteristiche speculativo/metropolitane newyorkesi e con le loro grandi bagarre di danaro e di immagine. Fortunatamente così non è stato.
Kahn è ancora oggi amato e odiato, quasi alla stregua di una rock star o di un campione del mondo del calcio, proprio per la sua capacità di costruire “dighe”. I suoi progetti riportano prepotentemente in vita i temi del confine, della gravitas, dell’urgenza di manifestarsi in quanto presenti e definiti, nascono già come istituzioni, e come istituzioni vogliono seguire il loro corso nella storia[2]. Certo è che il successo di questa operazione sia dovuto anche al lavoro dello studio Mitchell/Giurgola Architects (Romaldo Giurgola ha insegnato alla University of Pennsylvania insieme a Kahn), chiamati ad una attenta vigilanza postuma, e capaci nel traghettare il progetto fino ad una fedele realizzazione.

Non posso però chiudere senza prima abbandonarmi alla tentazione di suggerire qualche spunto o comparazione sul memoriale, come già feci in Maggio con il Lincoln Center. Dobbiamo sicuramente evidenziare come la storia americana, seppur così breve, sia già ricca di esempi di memoriali di grande qualità architettonica, ebbene penso che sia il Vietnam Veterans Memorial in Washington, opera della scultrice americana M. Lin Ting e datata 1982, sia il John Fitzgerald Kennedy Memorial a Dallas, datato 1970, siano in qualche modo legati al progetto di Kahn.

E proprio quest’ultimo progetto è opera dell’onnipresente Philip Johnson, redattore tra l’altro dell’unico piano regolatore di cui si sia mai dotata Roosevelt Island. Non è detto che Kahn non abbia fatto riferimento proprio a questo illustre antecedente nell’immaginare la cosiddetta “The Room”, l’ ultimo spazio indiscutibilmente metafisico del memoriale, in punta dell’isola.
Jacopo Costanzo
 


[1] Michael Kimmelman, “Decades Later a Vision Survives”, The New York Times, 12 Settembre 2012
[2] Una di queste fan è di certo Francesca Cuppone, a cui rimando per approfondire il tema.